Quando, finalmente, si poté leggere anche nell’Unione sovietica “Il dottor Zivago”, molti intellettuali onesti ammisero che nel racconto non c’era niente che giustificasse la campagna polemica che infuriò a suo tempo contro l’autore del libro: non rappresentava una opposizione al sistema. Ma il manoscritto fu respinto da un lettore stupido che credeva di essere patriota e ortodosso, quando lo stesso Chruscev ammise che bastava tagliare trecento parole per stamparlo. Quel rifiuto segnò il destino di Pasternak, uomo dal carattere indipendente, che rifiutava qualsiasi compromesso: tutto questo gli aveva procurato molte antipatie.
Come è noto, il libro fu stampato da Feltrinelli che nel 1957 lo fece prima uscire in Italia e poi in tutto l’occidente: “Il dottor Zivago”, la drammatica vicenda del giovane Jurij, indeciso tra la moglie e la bella Lara. Sullo sfondo della contrastata passione, i tormenti del popolo russo nella stagione folle, generosa e crudele delle lotte e delle illusioni rivoluzionarie.
La donna che ispirò la figura di Lara si chiamava Olga Ivinskaja: quando incontrò Pasternak aveva poco più di trent’anni, lui poco meno di sessanta.
Agli occhi di Olga Pasternak appare “snello, sorprendentemente giovanile, con una voce grave e sorda, e un bel collo robusto.” Lei è bionda, tenera, spregiudicata, sincera. Una vita di esaltazioni e molti dolori: il primo marito si impicca, perché Olga lo tradisce con un suo avversario; il secondo, che muore tra le sue braccia, forse ha denunciato sua madre, colpevole di una irriguardosa battuta su Stalin, e l’ha fatta spedire in un gulag. Pasternak ascolta quelle spietate confessioni senza pronunciare condanne. Anche lui non è felice con Zinaida, la donna con la quale vive, dopo aver lasciato la moglie Evgenija e un figlio. Zinaida invecchia precocemente, ha un carattere duro, non capisce, forse, le contraddizioni, gli slanci, l’insicurezza di Pasternak.
Il poeta e scrittore è sconvolto e segnato dalla presenza di Olga. “Sei il mio regalo di primavera.” Forse Olga gli ricorda il primo amore, quello dell’adolescenza, una certa mademoiselle V.
Olga viveva a Mosca, in un modesto appartamento di un caseggiato popolare, in compagnia dei suoi ricordi, ricordi impietosi e consolatori: aveva vissuto accanto ad un genio, di cui aveva vissuto gloria e fragilità.
Boris Pasternak era colui che aveva inventato Lara e Jurij, e aveva trovato parole eterne per la passione dell’uomo e per le debolezze della donna.
Lei era Lara, si sentiva Lara: anche se, lo riconosceva, nel personaggio c’era un po’ di Zinaida, la rivale, la moglie. Olga lo adorava, amava le sue poesie, fin dall’adolescenza. Era convinta che la loro storia era prevista, predestinata. Il primo incontro risaliva al 1946, nella redazione del Novij Mir, giornale cui Olga collaborava. Si innamorarono dopo poco tempo. La loro relazione era così intensa che richiedeva di vivere insieme, ma la indecisione di Boris non lo consentiva. Poi, nel 1956, quando Olga tornò dal campo di concentramento, dove aveva trascorso cinque anni, accusata di spionaggio, scoprirono che non potevano più vivere separati. Affittarono una casetta fuori Mosca, e insieme pensavano alla trama del romanzo. E quando Boris cominciò la stesura del “Dottor Zivago”, gli dedicò tutto il suo tempo, perché potesse lavorare in tranquillità.
Olga pagò un prezzo altissimo per un amore, sia pure eterno, unico e irripetibile come quello tra il dottor Zivago e la sua Lara. Perseguitata tutta la vita dal regime, ricattata dal KGB, reclusa due volte nei gulag ai lavori forzati, e poi condannata alla solitudine dopo la morte dell’amato, ignorata dalla famiglia ufficiale, derisa dagli amici comuni, come un’avventuriera.
E all’età di 80 anni, nel suo piccolo e modesto appartamento nel centro di Mosca, Olga Ivinskaija dovette affrontare forse il dramma più grave, l’accusa più grave: quella di essere stata una spia del KGB, di aver usato l’amore del celebre scrittore per manipolarlo, per carpire i suoi segreti e venderli alla polizia segreta sovietica. Subito la notizia, pubblicata su un quotidiano moscovita scatenò un putiferio di voci, illazioni e supposizioni.
Per molti era difficile credere che una donna come Lara, la cui storia d’amore aveva fatto sognare il mondo intero nelle pagine struggenti del Dottor Zivago, una donna che aveva subito per ben due volte la reclusione nei gulag sovietici, fosse in realtà una spia al soldo del KGB. E qualcuno sospettò un grande intrigo, per privarla definitivamente dei diritti sui documenti e gli studi di Pasternak, nonché dell’epistolario privato tra lei e lo scrittore, che ne fu amante, amica, confidente e segretaria.
Alla fine riuscì a spuntarla, a dimostrare la sua innocenza e a conservare il prezioso epistolario. Quel carteggio fissava sulla carta momenti irripetibili, stralci di un passato che fu travagliato e al tempo stesso intenso e felice, ormai sepolto nella memoria.
Muore l’8 settembre 1995.
