Quaranta opere ceramiche scultoree e installative in terracotta smaltata saranno visibili da giovedì 10 luglio fino alla fine del mese al complesso di San Michele in via Bastioni. L’esposizione si articola in un itinerario che si muove tra arte, memoria e visione, attraverso una contaminazione fra diverse visioni del mondo. È con i vasai di Cetara negli anni ’90 che inizia l’esperienza della ceramista iraniana, ma di adozione salernitana, Sharare Shimi. Subito dopo, è nella terra-madre dell’argilla Ogliara che continua la sua attività, dapprima nella Villa Trofimena, dove opera in un laboratorio aperto a scambi e a iniziative con altri artisti, e poi nella fabbrica dismessa dei De Maio a Rufoli.
La sua arte nasce da una profonda contaminazione fra la cultura della sua gente e la nuova mediterraneità, la tradizione artistico-ceramica che l’ha accolta. Le sue figure, quasi sempre femminili, si slanciano verso l’alto, verso il divino, con la stessa tensione che hanno le chiese gotiche, che cercano verso l’alto l’assoluto.
Le opere ceramiche presenti in mostra ci portano a confrontarci con la religione zoroastriana dell’antica Persia, che rivive nel suo “mondo immaginale”, un mondo intermedio che congiunge il sensibile con l’intellegibile, il tempo con l’eterno. Le sue sono figure antropomorfe, paesaggi surreali, forme metamorfiche, angeli del bene e del male e creature mitologiche rappresentate con uno stile raffinato. La sua stessa opera d’arte è un riflesso dell’universo e, allo stesso tempo, un’entità autonoma capace di creare nuovi mondi. Le sue storie svelano la possibilità di dare forma a realtà alternative e sperimentare tutta la magia di un vero e proprio mundus imaginalis.
Cenni biografici
Sharareh Shimi (Maraghe, Iran – 1961) vive e lavora a Salerno. Dopo gli studi in Iran, si trasferisce in Italia agli inizi degli anni Ottanta, dove approfondisce la ceramica come linguaggio espressivo e simbolico. Ha esposto in numerose rassegne nazionali e internazionali. Il suo lavoro è una continua indagine sulla memoria, la spiritualità, il femminile e l’identità. La sua poetica è influenzata dalle radici persiane, dalla religione zoroastriana e dalla filosofia dell’immaginazione.