Morì pedalando. Letteralmente. Consumato da un apostolato senza soste, in un villaggio che allora non sapeva nemmeno farsi il segno della croce. Quel sacerdote trentino, oggi a un passo dagli altari, è stato raccontato a Salerno nel luogo forse più simbolico possibile: un ospedale, dove la cura del corpo ha incontrato quella dell’anima.
Giovedì 2 luglio, presso la Cappella San Leonardo dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, è stato presentato “Solo un Prete – Padre Beniamino Miori”, il terzo libro dedicato al sacerdote stimmatino, scritto da Giuseppe Rinaldi. Dopo i volumi del 2014 e del 2021, l’opera si impose come la più completa: ripercorse l’intera esistenza del Servo di Dio, dalla nascita nel 1883 a Lon di Vezzano, in Trentino, fino alla morte nel 1946 nel piccolo villaggio di Picciola, nella Piana del Sele, dove scelse di restare fino all’ultimo respiro pur di non abbandonare il suo gregge.
La causa di canonizzazione di Padre Beniamino aveva seguito un percorso insolitamente rapido per gli standard ecclesiali: dalla riscoperta della sua figura nel 2014 al Nulla Osta della Congregazione delle Cause dei Santi nel 2017, fino al riconoscimento del titolo di Servo di Dio. Un caso che la Diocesi di Salerno aveva guardato con crescente attenzione, riconoscendo in lui una figura pastorale di primo piano, capace di anticipare di decenni l’idea di “Chiesa in uscita” oggi associata a Papa Francesco: un prete in bicicletta, tra masserie e gente dimenticata da tutti, tranne che da Dio.
Dal 2015 le sue spoglie riposano nella chiesa di Picciola, dove visse e morì: una conquista che restituì a Padre Beniamino il luogo che aveva scelto come sua casa definitiva. Un percorso che dovette molto a don Paolo Carrano, vice postulatore della causa e instancabile promotore della figura di Padre Beniamino, animatore di iniziative come “Una Chiesa in uscita” e vero motore, negli ultimi anni, della devozione e della macchina organizzativa che riportò il sacerdote trentino al centro dell’attenzione diocesana.
“In questo cammino non siamo mai stati soli”, dichiarò don Paolo Carrano. “Desidero ringraziare Sua Eccellenza Mons. Andrea Bellandi per la paterna vicinanza che non ha mai fatto mancare alla causa di Padre Beniamino: un sostegno che ci accompagna e ci incoraggia a proseguire con fiducia. Compatibilmente con gli impegni, contiamo di presentare presto il libro anche a Picciola, nella casa di Padre Beniamino”.
Padre Beniamino Miori non fondò nulla, non scrisse nulla, non cercò nulla. Servì soltanto, fino a sfinirsi. Forse fu proprio per questo che la sua storia, dimenticata per settant’anni, tornò a parlare con una forza impossibile da tenere ancora in silenzio.
