Il 3 dicembre del 1926 Agatha Christie scompare misteriosamente. Ha da poco scoperto che il marito Archibald la tradisce e lui le ha chiesto il divorzio proprio nei giorni in cui le è morta la madre. Sarebbe troppo per chiunque, figuriamoci per una scrittrice sensibile come lei. Agatha scompare, la sua auto viene ritrovata abbandonata sul ciglio di un dirupo, ad Albury Down, ai piedi di una ripida collina poco distante dalla strada che attraversa le colline del Surrey. Nell’auto abbandonata, una Morris, c’erano vari indizi: la patente di Agatha, che aveva permesso alla polizia di rintracciare il suo indirizzo, la pelliccia, la valigia e anche la borsa portadocumenti. Polizia e giornalisti la cercano, convinti che sia stata uccisa. Ricompare una decina di giorni dopo nella località termale di Harrogate, nello Yorkshire, nell’Inghilterra settentrionale (simile a quelle che fanno da sfondo alle avventure di Poirot e Miss Marple) senza che riesca a dare una spiegazione plausibile: sostiene di aver avuto un temporaneo smarrimento della memoria.
La sua scomparsa fu un vero “caso” che in quegli undici giorni suscitò grande scalpore sui giornali. Fiorì una selva di ipotesi intorno al destino della scrittrice scomparsa, dal suicidio al sospetto uxoricidio: era noto infatti il probabile motivo della fuga, ovvero la crisi del suo matrimonio con il colonnello Archibald Christie, che da poco le aveva comunicato l’intenzione di divorziare per sposare la giovane amante Nancy, sua segretaria. Ci fu anche chi pensò ad una trovata pubblicitaria, per lanciare i romanzi della scrittrice ancora giovane. Venne interpellato anche Sir Arthur Conan Doyle (il papà di Sherlock Holmes), che si dilettava a dare una mano alla polizia nei casi più disperati. Ci mise il becco anche Edgar Wallace, altro celebre giallista . Il responso? Vendetta morale. E forse non sbagliava.
Agatha fu ritrovata in un albergo dove si era registrata col nome dell’amante del marito. Non volle mai dare spiegazioni, ma sussiste il fondato sospetto che avesse pensato di uccidersi allo scopo di far passare il gesto estremo per un omicidio commesso dal marito in combutta con l’amante. Una trovata nel suo stile, un doppio bluff al contrario: l’assassino e l’assassinato sono la stessa persona. “Potrebbe essere una buona idea” è appuntato in uno dei suoi quaderni segreti. Già, potrebbe. Peccato che non ci sia scritto nient’altro, in quella pagina. Nessuno comunque seppe mai la verità. In silenzio, la scrittrice affrontò il divorzio e continuò a vivere la sua vita, diventando la più famosa scrittrice di gialli del suo tempo e forse di sempre, sposando in seguito il noto archeologo Max Mallowan, vero grande amore della sua vita, senza mai rivelare il segreto di quei giorni.
