Posticipo di lunedì sera 1 Dicembre ore 20.30 per la Salernitana guidata da mister Raffaele in un derby di alta classifica, molto acceso e sentito da entrambe le tifoserie.
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I granata sono di scena al Ciro Vigorito-Santa Colomba (via Santa Colomba- 13.000 spettatori)per una sfida davvero infuocata nonostante le temperature rigide invernali
Oltre 1.400 cuori granata a Benevento.
L’avvocato gastronomico Andrea Criscuolo, prima di andare a tifare per la nostra squadra, Vi consiglia di gustare le bonta’ enogastronomiche del territorio benventano,
Antipasto locale (bruschette con fagioli, parmigiana di melanzane, zucchine alla scapece e salumi e formaggi vari),
Cavatelli e/o cazzarielli con ragù e ricotta salata
Salsiccia semi piccante con provola e broccoli ripassati.
Semifreddo al torrone
Babà mela stregata e tartufo al cioccolato e arancio.
Immancabile un bicchiere di Strega
Ottimi vini del territorio
La cucina beneventana è fatta di specialità molto semplici i cui primi piatti sono sempre a base di pasta fatta in casa (“Cecatielli e Cazzarielli”, “Lagane”) condita con sugo di agnello o ragù od anche accompagnata a legumi, Cavatelli con broccoli, “fiavole” (a base di pasta sfoglia con ripieno di formaggio e uova, al forno), panzerotti di S. Giuseppe (a base di pasta sfoglia con ripieno di ceci e cannella, fritti).
Inoltre è diffusa in tutto il Sannio la preparazione di involtini a base di fegato, polmone, animella, prezzemolo, aglio, avvolti con budella di agnello e di legumi, preparati in svariati modi (“mugniatiello”).
I vini sanniti di maggior pregio sono l’ Aglianico del Taburno, dal 2011 primo DOCG sannita, prodotto nei comuni di Bonea, Campoli del Monte Taburno, Cautano, Montesarchio, Tocco Caudio e Vitulano, il Solopaca, nei comuni di Frasso Telesino, Melizzano, Solopaca e Vitulano, e il Sant’Agata dei Goti nell’omonimo comune, famoso nella tipologiaFalanghina.
Dolci tipici della cucina beneventana fatti con mandorle, miele e farina di grano tenero a forma rettangolare (“susamedd”), strisce di pasta frolla fritte in olio bollente e ricoperte di miele, zucchero o vin cotto preparate nel periodo di Carnevale (“scartellat”), dolce pasquale a forma di cestino ripieno di ricotta o di riso con decorazione centrale fatta con un uovo solo (“carusedd”).
Un altro tipico formaggio prodotto è il “Caciocavallo Podolico“, ottenuto con latte di vacca esclusivamente della razza Podolica.
Dopo due anni di stagionatura i caciocavalli si ricoprono di una sottile muffa bianco-grigiastra e la pasta assume una consistenza dura e piuttosto friabile, tendendo a rompersi in scaglie
Clima e territorio
Previsti 11 gradi con cielo nuvoloso
Benevento è un comune italiano di 58 853 abitanti , capoluogo della provincia omonima in Campania. Chiamata inizialmente Maloenton dalle native popolazioni osco–sannitiche, per poi essere rinominata dagli antichi romani prima Maleventum, poi Beneventume infine Benevento, la città vanta un cospicuo patrimonio storico-artistico e archeologico, frutto di delle varie dominazioni ed affiliazioni susseguitesi nel corso della sua storia. Dal giugno del 2011 la chiesa di Santa Sofia, edificata nel 760 dal duca longobardo Arechi II, è entrata a far parte del patrimonio dell’umanitàUNESCOall’interno del sito seriale Longobardi in Italia: i luoghi del potere. Simbolo della città è l’arco di Traiano che risulta essere uno degli archi trionfali romani con rilievi meglio conservati. È sede dell’arcidiocesi di Benevento.
La città si trova nell’entroterra appenninico della Campania, nella parte meridionale della regione storica del Sannio, in una posizione quasi equidistante dai mari Tirreno e Adriatico.
È posta in una conca circondata da colline; a ovest in particolare, oltre la Valle Vitulanese, si trova il massiccio del Taburno Camposauro: le sue cime, viste dalla città, disegnano la sagoma di una donna distesa, detta la “Dormiente del Sannio”.
Dalla parte più alta della città si possono scorgere le cime del monte Mutria del Matesea nord-ovest, l’alta cortina del Partenio con il monte Avella a sud e le appendici dei monti Dauni a est.
La città è attraversata da due fiumi: il Calore, affluente del Volturno, e il Sabato, che confluisce nel Calore in contrada Pantano, poco ad ovest del centro cittadino.
Il territorio su cui si estende la città è piuttosto ondulato. Il suo centro infatti si eleva su una collina nel mezzo della vallata, ed alcune contrade sorgono su altre colline circostanti. L’altezza media sul livello del mare è pari a 135 m, con una minima di 80 m ed una massima di 495 m, pari ad un’escursione di
Una leggenda narra che Benevento debba le sue origini all’eroe greco Diomede, sbarcato in Italia dopo la distruzione e l’incendio di Troia, e che avrebbe riservato per la città una zanna del mitico Cinghiale Calidonio(simbolo di Benevento) ucciso da suo zio Meleagro; secondo Procopio di Cesarea avrebbe anche ospitato l’incontro tra Diomede ed Enea.
A tal proposito è interessante sottolineare che secondo lo studio linguistico dei Toponimi, la radice *Mal– (con possibile significato di “pietra”) non sarebbe riconducibile ad una radice indoeuropea, per questo motivo si ritiene che questo toponimo (ricorrente in molti luoghi in Europa ed in particolare in Italia), sia un lascito nelle lingue indoeuropee (a cui appartengono l’Osco e il Latino), della lingua parlata prima dell’arrivo di questi popoli in età neolitica. Negli ultimi anni alcuni studiosi vanno ipotizzando un’origine diversa della città, che avrebbe preso nome di Civitate Beneventana, così come si chiamò una zona dell’attuale territorio cittadino nel corso del Medioevo
I percorsi della via Traiana e della via Appia rendevano Benevento un importante crocevia.
Per la prima volta nella storia romana, nel 314 a.C.compare Maleventum, definita a proposito della prima guerra sannitica quale fiorente centro del Sannio Meridionale, uno dei principali della tribù degli Irpini. Nei suoi pressi, le legioni di Papirio Cursore e di Bibulco sconfissero, nel corso della seconda guerra sannitica, le truppe sannitiche. Nelle vicinanze della città, nel 297 a.C., il console romano Publio Decio Mure, avrebbe sconfitto durante la terza guerra sannitica gli Apuli, impedendo in tal modo il ricongiungimento con i Sanniti.
Benevento trasse particolari benefici dall’essere situata su un’importante arteria di comunicazione quale era al tempo la via Appia. Traiano la scelse quale punto di partenza per la via che prese il suo nome (la via Traiana, variante dell’Appia da Benevento a Brindisi). Fu così che per tutto il III e IV secolo d.C. la città prosperò in modo particolare, arricchendosi di numerosi e splendidi monumenti. In quel periodo fu la città più popolosa del Meridione dopo Capua.
Il suo stato di exclave pontificia nel Regno di Napoli, governata da rettori papali continuò anche in epoca più moderna. Nel 1458, papa Callisto III, alla vigilia della sua morte, ricreò per il nipote Pedro Luís il ducato di Benevento, infeudazione illusoria, in quanto la città era saldamente tenuta da re FerranteAlessandro VI, per non essere da meno, confermando a Federico d’Aragonal’investitura del regno di Napoli, nel 1497l’ottiene per il figlio Giovanni, già duca di Gandia, principe di Tricarico, conte di Carinola e di Chiaromonte, nonché Gonfaloniere della Chiesa. Benevento fu poi turbata dalle lotte intestine sorte tra la fazioni di Castello e della Fragola (Fravola), concluse con la pace del 1530
Nel Seicento, però, pestilenze, carestie e terremoti annientarono gli sforzi compiuti e impoverirono sempre più la città. Benevento ritrova serenità sotto il papa, salvo un breve assedio operato dagli spagnoli dal 4 settembre al 28 settembre 1633, scrive infatti lo storico Gregorovius: “La città si considerava come repubblica sotto l’alto patrocinio dei Papi, ed essa sopportava codesta forma di supremazia papale, perché vi trovava modo di usare una libertà maggiore di quella che un altro reggimento le avrebbe consentito
Quando la città venne distrutta dal terremoto del 1688 il cardinale arcivescovo Orsini, futuro papa Benedetto XIII, uscì indenne dalle rovine del suo palazzo. Egli non solo provvide a ricostruire la città, ma ne incrementò tutte le attività finché il sisma del 1702devastò nuovamente Benevento. Nonostante ciò il Pastore non desisté dalla sua opera, tanto da essere celebrato come Alter Conditor Urbis (“nuovo fondatore della città”).
Con l’arrivo in Italia di Napoleone Bonaparte nel 1798, Benevento fu dapprima occupata da Ferdinando IV di Borbone. In seguito, Napoleone la fece sede di un nuovo principato, retto dal Talleyrand (1806). Tornata alla Chiesa con la Restaurazione, nel 1860 i garibaldini di Salvatore Rampone la sottrassero al dominio pontificio, e fu così annessa al nascente Regno d’Italia e proclamata capoluogo di Provincia.
Cominciava così una nuova vita per la vetusta città, che riprendeva nel Mezzogiorno d’Italia la sua funzione, sviluppandosi notevolmente nel suo complesso urbano ed abbellendosi di edifici interessanti e di bei monumenti, progredendo nell’agricoltura, specie nella coltivazione dei tabacchi e dei cereali, nelle famose industrie dolciarie, meccaniche, dei liquori, del legno, dei laterizi, nei suoi floridi commerci, nelle istituzioni assistenziali e culturali.
Né tale fervore poteva essere spento dall’immane distruzione del secondo conflitto mondiale, allorché la cittadinanza diede tale prova di coraggio e di abnegazione, da meritare la Medaglia d’Oro al Valor Civile (15 giugno 1967). La città fu bombardata dagli Alleati nel 1943: duemila abitanti morirono e oltre la metà dell’abitato rimase distrutto. Solo il 2 ottobre 1943gli americani entrarono nella città.
Ingenti danni furono poi causati da un’alluvione nel 1949. Dagli anni Cinquanta, Benevento si è notevolmente espansa ed è oggetto di grandi interventi di riqualificazione.
Satolli ma pienamente soddisfatti, siamo pronti a correre allo Stadio Vigorito- Santa Colomba per tifare Salernitana
L’avvocato e giornalista Andrea Criscuolo
Responsabile Comunicazione Salerno Club 2010
Conduttore trasmissione Con te da sempre
• dati fonte Wikipedia
