C’è un virus che colpisce i vertici del Nazareno con la regolarità delle tasse e l’efficacia di un’autobomba: la sindrome del “Trucco e Parrucco”. Funziona così: ogni volta che il PD si ritrova con le macerie del Paese sotto le unghie e i sondaggi che colano a picco come il Titanic, i geni del quartier generale non pensano a fare una cosa rivoluzionaria, tipo scusarsi o redigere un programma che abbia contenuti, ma a cercare un’anima pia che faccia da foglia di fico. L’ultima designata per la strategia del “nuovismo a prescindere” è Silvia Salis, attuale sindaca di Genova e già campionessa di lancio del martello.
Il piano dei fenomeni è di una linearità disarmante: siccome la Salis a Genova sta funzionando, siccome ha preso una città che sembrava un feudo della destra e l’ha riportata a respirare, allora bisogna subito imprestarla alla logica aritmetica del voto e del gradimento di pubblico. Perché completare il lavoro? Perché consolidare gli effetti di una buona amministrazione? Ma non scherziamo: i professionisti del suicidio assistito hanno fretta e devono portarla a Roma, esporla in vetrina come l’ultimo modello di “anti-Meloni” e usarla per rifarsi quella verginità politica che hanno smarrito da qualche parte, tra un Job Act, una fiducia a Draghi e le analogie di voto in Europa, paro paro a FI e FDI.
Il PD, da Renzi in poi, e pure un po’ prima in verità, si è specializzato in una nobile arte: lo strafottentismo elevato a sistema. Hanno ignorato i mali degli italiani, hanno lisciato il pelo alla finanza, hanno apparecchiato la tavola per l’ascesa di Giorgia e ora, anziché cospargersi il capo di cenere per il vuoto cosmico lasciato a sinistra, pensano di aver risolto tutto con un volto nuovo.
Mentre il campo resta vago e largo non si può prendere una risorsa fondamentale come Salis, lanciarla nell’arena nazionale senza un paracadute e correre il rischio di bruciarla mentre i soliti noti, dietro le quinte, quelli che una volta erano i fan delle primarie, continuano a farcire il nulla col niente.
Invece di chiedere scusa agli italiani per aver regalato il Paese alla destra più retriva degli ultimi trent’anni, costoro preferiscono giocare d’azzardo in un momento in cui occorre un urgente assestamento politico, sia dentro che fuori al Paese.
La Salis è idonea? Certamente. È brava? Pare proprio di sì. Ed è esattamente per questo che deve restare a Genova. Perché in un Paese normale, chi governa bene viene lasciato lavorare, consentendogli altresì di corroborare i risultati, non usato come strumento per rifarsi una verginità politica o per proteggere una dirigenza che non ha ancora capito come svoltare a sinistra, con tanto di mappa del turista tra le mani.
Prima di bruciare la Salis sull’altare della loro incompetenza, questi signori mettano in chiaro la loro reale idea di Paese e formulino un programma che si basi sui contenuti e non sul gradimento dell’italiano medio, certo meritato, verso Silvia Salis. O, meglio ancora, facciano delle pulizie una buona volta: prima di cucinare nuovo cibo, occorre sapere come eseguire la ricetta e, soprattutto, lavare accuratamente la pentola dove si è cucinato tutt’altro. Ma ci vorrebbe anzitutto quell’umiltà che consente di fare scuse sincere a un Paese, e quella non si compra al mercato delle candidature.
