Carlo Animato scherza col lettore, ma fa sul serio. Si diverte. Diverte. Il titolo, «Penultime volontà», sulla copertina iconograficamente allegra, intriga, appena prima dell’incipit ermetico che convince il lettore alla prima pagina: «Storia di spettri, legumi e ciarlatani». Centoventisette pagine che si bevono come un cocktail stimolante, brio e ilarità, e che, dopo l’ultimo sorso, lasciano il dubbio: narrativa su una storia di famiglia? Thriller emotivo-psicologico? Storia sul filone dell’occulto, trascendenza, aldilà? Forse tutte e tre le cose. Un mix bilanciato che fa del racconto di Animato, edito da Ex Cogita, una chicca, un gioiellino originalissimo.
La storia è semplice. Le tematiche e le riflessioni conseguenti, profonde. Due fratelli, Luigi e Pippo, dal vissuto familiare inquinato da incomprensioni e problemi di comunicazione, assistono alla lettura notarile del testamento del padre, da poco scomparso. Restano basiti da un’iniziativa bizzarra del genitore: li informa della presenza di un quadro, dal valore incommensurabile, attribuito a Leonardo, in merito al quale non rivela dove e come si troverebbe. Se interessati, oltre a tutto il resto del lascito assicurato, devono trovare la modalità di comunicazione con lui, nell’aldilà.
La storia si sviluppa nella tragicomica commedia della ricerca frenetica e nevrotica dei due fratelli per trovare una possibilità, un canale, uno strumento di comunicazione con il genitore nell’altro mondo. I tentativi diventano molteplici, coinvolgendo personaggi di varia estrazione, in un modo o nell’altro satelliti del mondo dell’occulto e tutti con un minimo comune denominatore: la comicità grottesca, nota dominante del racconto.
Luigi e Pippo sono diversi. Il primo, correttore di bozze, l’erudito della famiglia, maniacale nella precisione lessicale e paladino della razionalità non inquinabile con digressioni di fantasia; Pippo, odontoiatra, razionale ma meno blindato dai paradigmi del logos assoluto e meno scolastico del fratello nel linguaggio. Entrambi scettici su qualsiasi possibilità di esistenza o contatto con un presumibile mondo trascendente. Ma non hanno scelta: o la coerenza di non credere alla possibilità di comunicare col padre nell’altro mondo, rinunciando al quadro che cambierebbe loro la vita, oppure una deroga alle loro convinzioni, per provarci. Optano, mettendo in standby la loro coerenza, per la seconda opzione. Non possono, non vogliono rinunciare a quella ricchezza.
Prende corpo il primo leitmotiv del libro: l’occasione di ritrovarsi o conoscersi per la prima volta, dopo una vita di incomunicabilità. I fratelli, durante i tentativi e gli incontri con i vari personaggi propinanti un ponte con l’occulto, si vedono con una frequenza inedita rispetto alle loro vite routinarie. Si attaccano, si beccano, rivendicano torti vicendevoli, ma discutono, si confrontano fra di loro e sui rapporti col padre, che Carlo Animato dipinge alla grande come spettatore sui generis, ironico, divertito dall’aldilà.
La tecnica di scrittura è originale, perché coniuga in modo leggero e bilanciato semplicità, fruibilità e curiosità accattivante per il lettore, con tocchi di suono e parola ricercata, dotta (sguardo anodino, salcigno, sprimacciare, ctonio, poltergeist…), senza sconfinare negli intellettualismi degli «Addetti ai lavori», selezionanti il lettore. Ironia e comicità ai limiti del grottesco fino all’ultimo rigo del libro. Scene e atmosfere teatrali da Salone Margherita. Dialoghi fra i fratelli e, soprattutto, il susseguirsi dei personaggi del «Mercato dell’occulto» con cui Luigi e Pippo devono comunque relazionarsi, pur negli epiloghi, di volta in volta, del disincanto.
Carlo Animato scherza col lettore, ma fa sul serio perché semina, in modo indolore, «Pillole di dubbi» con un’arma efficacissima: la coincidenza. L’autore crea un suggestivo collegamento indiziario fra un elemento ricorrente negli interventi dei ciarlatani operatori dell’occulto e le trasmissioni aggiuntive testamentarie del padre: i legumi. Il padre ha lasciato la chiave di una cassetta di sicurezza nella scatola di ceci e ai figli salta all’occhio che vi siano riferimenti ad altri legumi, sempre presenti nell’interfaccia con i medium di turno.
L’epilogo del racconto produce nel lettore un viraggio emozionale: dall’ironia e dal divertimento alla commozione pensosa. Suggestivo il ruolo del «Pater familias» che, pianificata in vita una strategia da «thriller emotivo», riesce a far percepire ai figli la sua presenza dall’aldilà come forse mai da vivente.
«La vita è sempre troppo corta per serbare rancore»: questa la vera eredità paterna di Luigi e Pippo. Il lascito testamentario, semplicemente il trigger di un percorso-dialogo, fratello-fratello e fratelli-padre.
Ciò che sfugge al nostro controllo, alle nostre certezze, non è necessariamente inesistente o, perlomeno, inconcepibile e, in senso molto più ampio, nell’esistenza umana può esistere una «Terza via», a cui ogni cultura o credo dà un nome. Questo lascia la narrazione di Carlo Animato, dopo aver divertito e commosso con una storia di famiglia.
