Ultimi aggiornamenti sulla strage che ha sconvolto la località sciistica svizzera
Crans-Montana (Svizzera) – Emergono nuovi dettagli nell’inchiesta sulla strage del bar Le Constellation a Crans-Montana, dove nella notte tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026 un incendio ha causato la morte di 41 persone e il ferimento di altre 115, molti dei quali gravemente.
Secondo quanto riferito dalla polizia di Sion durante l’interrogatorio di uno dei testimoni chiave, alcune scelte operative adottate nella gestione della serata di Capodanno potrebbero aver inciso sulla dinamica dell’incidente.
Jankovic Predrag, addetto alla sicurezza in servizio quella notte presso Le Constellation, ha dichiarato agli investigatori di aver udito conversazioni tra la proprietaria del locale, Jessica Moretti, e i suoi collaboratori sulle modalità di gestione delle uscite. Secondo il suo racconto, Jessica Moretti avrebbe indicato che le due porte di sicurezza del locale dovevano rimanere chiuse e che l’accesso e l’uscita erano consentiti soltanto attraverso l’ingresso principale.
«Ho sentito parlare Jessica con i suoi collaboratori, dicevano che le porte dovevano rimanere chiuse», ha affermato Predrag durante l’interrogatorio della polizia. L’addetto alla sicurezza ha spiegato che questo orientamento era volto alla gestione degli ingressi e al controllo degli accessi, ma ora viene esaminato dagli inquirenti anche alla luce delle conseguenze drammatiche che la chiusura delle uscite di sicurezza potrebbe aver avuto nel corso dell’incendio.
La scelta di mantenere chiuse le uscite di servizio e le porte di sicurezza, in condizioni normali finalizzata al controllo del flusso dei clienti, è ora sotto la lente degli investigatori perché potrebbe aver limitato le vie di fuga nei momenti immediatamente successivi allo scoppio dell’incendio nel seminterrato del locale. Secondo le autorità elvetiche, la rapidissima propagazione delle fiamme e l’accumulo di fumo hanno reso fondamentale la disponibilità di più vie di evacuazione nei primi istanti dell’emergenza.
La testimonianza di Predrag, rimasto ferito durante i soccorsi e tuttora con evidenti segni delle ustioni riportate quella notte, è considerata dagli inquirenti un elemento di rilievo per comprendere le disposizioni operative impartite dallo staff del locale nelle ore precedenti alla tragedia.
Le indagini dei magistrati svizzeri sono in corso e coinvolgono una pluralità di profili: oltre alla gestione delle uscite di sicurezza, viene verificata la conformità delle procedure antincendio adottate, la formazione del personale e la regolarità dei controlli sulla sicurezza dei locali pubblici.
In parallelo, anche la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per i cittadini italiani coinvolti nell’incidente: sono in corso accertamenti sui contenuti dei telefoni sequestrati alle vittime per ricostruire con precisione le dinamiche della notte del rogo.
La testimonianza resa dal comandante dei Vigili del Fuoco volontari di Crans-Montana, David Vocat, rimane un ulteriore elemento ufficiale nella ricostruzione dei fatti. Vocat ha già sottolineato che i suoi controlli in passato avevano riguardato l’accessibilità per le squadre di soccorso, e non aspetti tecnici specifici sui materiali di rivestimento del locale, affidati ad altri organi competenti.
L’inchiesta sulla strage continua con l’obiettivo di accertare con rigore ogni circostanza, includendo le direttive operative interne al locale, le condizioni strutturali dell’edificio e la gestione dell’emergenza da parte di ogni soggetto coinvolto, nel rispetto della verità dei fatti e della piena trasparenza verso l’opinione pubblica.
