Nell’ambito dell’evoluzione digitale dei rapporti tra cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione (PA), il tema dell’accesso e della gestione dei dati pubblici rappresenta oggi una delle sfide più cruciali e strategiche.
Secondo il principio «once-only» (“una sola volta”) le Pubbliche Amministrazioni (PA) sono obbligate a non richiedere a cittadini e imprese informazioni già fornite ad altri enti pubblici.
I dati dovrebbero circolare tra i sistemi, attraverso l’interoperabilità delle banche dati e la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND), semplificando i processi e riducendo la burocrazia, in conformità con il Piano triennale per l’informatica.
Purtroppo ancora si evidenziano criticità rispetto a una gestione efficiente, trasparente e interoperabile delle informazioni detenute dagli enti pubblici.
Nonostante la normativa italiana preveda da anni il principio dell’“una tantum” – secondo il quale le amministrazioni non possono chiedere al cittadino o all’impresa un’informazione già in possesso della PA – la sua applicazione concreta è ancora parziale. La duplicazione delle richieste documentali, la frammentazione dei sistemi informativi e l’eterogeneità dei formati digitali utilizzati ostacolano la piena realizzazione di un ecosistema dati condiviso
Accesso ai dati: un diritto da realizzare
Il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD, D.Lgs. n. 82/2005 approvato dal consiglio dei Ministra il 29 gennaio 26) ha ribadito il principio dell’una tantum, prevedendo all’art. 64-bis e 50 che le amministrazioni debbano operare secondo il principio del “once only”, ovvero non richiedere più volte dati già in proprio possesso. Tuttavia, la fiducia degli utenti è minata da una applicazione discontinua di detta norma, ancora vi sono reiterazione di richieste documentali, dettate forse dalla mancanza di interoperabilità tra banche dati e l’assenza di un formato unificato per i dati pubblici ostacolino l’efficienza operativa
Il ruolo delle norme europee
A livello sovranazionale, l’Interoperable Europe Act (2023) e il Data Governance Act hanno introdotto nuovi obblighi per gli Stati membri al fine di garantire l’interconnessione semantica e tecnica tra le pubbliche amministrazioni. Inoltre, il Regolamento UE 2018/1807 sullo spostamento libero dei dati non personali rafforza il diritto delle imprese ad accedere e riutilizzare i dati detenuti da enti pubblici.
Il documento suggerisce che l’Italia debba recepire integralmente tali principi, adottando linee guida vincolanti per PA e fornitori di software, al fine di creare un vero ecosistema dei dati pubblici, interoperabile, trasparente e “machine-readable”.
Trasparenza digitale e accountability: le richieste del settore privato
Viene sottolineata la necessità di:
- rendere tutti i dati pubblici accessibili via API sicure, con identificativi stabili e documentazione tecnica completa;
- aggiornare costantemente i dati, secondo criteri fissati dall’art. 6 del D.Lgs. 33/2013 (obblighi di pubblicazione e aggiornamento nella PA);
promuovere il riuso dei dati nel rispetto della Direttiva UE 2019/1024 (Open Data Directive).
Un nuovo modello di governance dei dati pubblici
Tra le proposte emerge l’adozione di un sistema nazionale che preveda:
- un responsabile del dataset in ogni ente,
- un registro pubblico dei metadati, accessibile da software esterni,
- tracciabilità (audit trail) di ogni modifica.
Ciò risponderebbe anche a quanto richiesto dal Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR – Reg. UE 2016/679) in materia di accountability e minimizzazione del trattamento.
Un patto digitale tra PA e cittadini
Le imprese private, chiedono che le PA garantiscano:
- accesso diretto a database pubblici, tramite API certificate;
- formato machine-readable (es. JSON, XML) per tutte le informazioni rilasciate;
- che i dati sul portale non vengano solo “pubblicati”, ma che questi:
- siano aggiornati in tempo reale o con frequenze regolari;
- abbiano un identificativo stabile, consultabile da sistemi esterni.
- siano linkabili, ovvero accessibili tramite URL stabile, per integrare flussi nei software gestionali di cittadini e imprese.
In pratica la rivoluzione richiesta dovrebbe portare ogni cittadino e ogni impresa ad:
- accedere ai propri dati in tempo reale;
- interfacciarsi con applicativi certificati;
- ricevere informazioni aggiornate senza ostacoli.
Un patto digitale che va fondato su diritto, interoperabilità e fiducia. Un’infrastruttura pubblica dei dati che non sia più “solo per gli addetti ai lavori”, ma abilitante per tutta la società civile.
Riferimenti normativi citati
D.Lgs. n. 82/2005 (CAD – Codice dell’Amministrazione Digitale)
D.Lgs. n. 33/2013 (Trasparenza nella PA)
Regolamento UE 2016/679 (GDPR)
Regolamento UE 2018/1807 (free flow of non-personal data)
Direttiva UE 2019/1024 (Open Data Directive)
Interoperable Europe Act (2023)
Data Governance Act (Reg. UE 2022/868)
