Il calcio, si sa, dovrebbe essere governato da principi di equità, uniformità e, soprattutto, logica sportiva. Valori che, tuttavia, sembrano evaporare non appena ci si addentra nei meandri regolamentari della Lega Pro e nelle stanze dei bottoni dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive (ONMS). Alla vigilia del doppio confronto dei playoff di Serie C, la Salernitana e la sua tifoseria si riscoprono vittime designate di un sistema che viaggia a due velocità, penalizzate prima dai paradossi della matematica federale e, oggi, da una gestione dell’ordine pubblico che definire discriminatoria è un puro eufemismo.
Il paradosso dei punti: gironi diversi, pesi diversi
Il primo cortocircuito è di natura squisitamente regolamentare ed è figlio di una scelta compiuta dalla Lega tempo addietro, figlia di una evidente superficialità programmatoria. Parliamo del criterio che determina il passaggio del turno, in caso di parità assoluta al termine dei 180 minuti, nel confronto tra squadre appartenenti a gironi diversi che hanno terminato la regular season nella medesima posizione in graduatoria (ad esempio, entrambe terze).
Secondo l’attuale (ir)regolamento, a parità di gol nel doppio confronto, si qualifica la squadra che ha totalizzato più punti in campionato. Una regola che ha una sua indiscutibile ratio laddove si scontrino formazioni dello stesso girone, o squadre classificatesi in posizioni differenti (una seconda contro una terza). Ma quando ad incrociare le armi sono due compagini giunte allo stesso identico gradino nei rispettivi campionati – come nel caso di Salernitana e Ravenna –, questo criterio si trasforma in un’aberrazione.
Come si possono equiparare i punti conquistati in gironi differenti? La Salernitana ha affrontato 19 avversarie nel proprio raggruppamento; il Ravenna ne ha affrontate altre 19, in un contesto geografico, tecnico e agonistico totalmente diverso. I punti non hanno lo stesso peso specifico, perché i campionati non sono vasi comunicanti. Eppure, in virtù di questo calcolo astratto, la Salernitana si trova in una posizione di partenza subalterna: sarà costretta a realizzare un gol in più del Ravenna all’esito del doppio confronto. Una disparità ingiustificata e strutturale. Sarebbe stato sicuramente più giusto regolamentare che,in caso di parità, si sarebbero dovuti disputare supplementari e rigori.
Il caso biglietti: la disparità tra Salerno e Ravenna
Come se il campo non bastasse a rendere la salita più ripida, ci ha pensato l’Osservatorio a dare il colpo di grazia alla parità di trattamento fuori dal rettangolo verde. È di oggi la notizia che i sostenitori granata intenzionati a seguire la squadra nella trasferta in Romagna potranno acquistare il tagliando d’ingresso solo se in possesso della Fidelity Card.
Siamo di fronte a un’ingiustizia ictu oculi macroscopica. All’andata, infatti, i tifosi ravennati potranno avere accesso all’Arechi senza subire alcuna limitazione, avendo acquistato liberamente il biglietto. Perché questo improvviso cambio di rotta? Perché applicare un principio di asimmetria che penalizza una sola delle due componenti?
I due pesi e le due misure dell’Osservatorio
Il paradosso si fa ancora più urticante se si allarga lo sguardo al panorama nazionale. L’adozione di due pesi e due misure da parte dell’ONMS emerge in tutta la sua gravità quando si analizzano i provvedimenti presi nei confronti di altre tifoserie. Basti pensare a quella catanese: nonostante si sia resa protagonista nel recente passato di episodi di violenza di indiscutibile gravità, a quella stessa piazza viene regolarmente consentito di andare in trasferta a Lecco senza lo scoglio burocratico e restrittivo della tessera del tifoso.
I salernitani, al contrario, subiscono una punizione preventiva e immotivata. Il bilancio, alla fine, è amaro: la Salernitana e Salerno sono rimaste schiacciate tra due scelte profondamente sbagliate. La prima, tecnica e normativa, figlia di una Lega incapace di garantire l’equità dei propri tornei; la seconda, d’ordine pubblico, perpetrata da un organo di controllo che dimentica l’uniformità e applica restrizioni a geometrie variabili. Al campo, ora, il compito più difficile: sovvertire i pronostici e la burocrazia.
