E’ Emanuele Ragnedda l’assassino di Cinzia Pinna, la 33enne ritrovata morta a Palau dopo la confessione dell’esecutore del delitto.
Ma chi è Emanuele Ragnedda? E’ il produttore del vino bianco più caro d’Italia, il Vermentino Disco Volante lgt 2021, con prezzi a bottiglia che raggiungono i 1.800 euro e che nei più lussuosi ristoranti della Sardegna viene venduto anche a 10.000 euro a bottiglia. 41enne, figlio di una nota famiglia di imprenditori vinicoli, ha fondato l’azienda ConcaEtosa. Lo zio Mario è uno dei fondatori della cantina Capichera, ceduta di recente.
Il facoltoso imprenditore ha tentato una rocambolesca fuga in gommone, ma è finito contro gli scogli di Baja Sardinia e, dopo essersi riparato nella villa dei genitori, è stato lì trovato dai carabinieri con un’arma addosso. Al termine di un lungo interrogatorio svoltosi l’altro ieri in caserma davanti alla pm di Tempio Pausania Noemi Mancini, ha ammesso di aver ucciso Cinzia Pinna, recandosi poi, scortato, sul luogo dove aveva nascosto il corpo della povera ragazza, ovvero all’interno della tenuta di proprietà dell’imprenditore.
L’incontro tra i due sarebbe avvenuto nella notte tra l’11 ed il 12 di questo mese davanti ad un noto locale di Palau, il “Bianco e Rosso”, nel quale la 33enne avrebbe passato la serata in compagnia di una collega, con la quale aveva terminato il turno di lavoro alle 23 presso l’Hotel Palau, che si trova a tre minuti d’auto dal locale. Come riferisce la collega, all’uscita dal locale Cinzia appariva agitata ed alterata (come tra l’altro mostra un video apparso su diverse emittenti nazionali) e, all’invito della collega a rientrare con lei a casa, avrebbe espresso diniego, dicendo che voleva restare lì, all’esterno del locale.
Successivamente, quando la collega è andata via, è sopraggiunto il Ragnedda in auto – come si vede in un video di una telecamera di sorveglianza – sulla quale la 33enne è salita. E’ evidente che la nottata sia proseguita nella casa di campagna dell’assassino, perché gli specialisti del Ris di Cagliari hanno trovato tracce di sangue ma anche polvere bianca sulla lavatrice, per la quale sarà necessario l’esame tossicologico per appurare se si tratti di cocaina, anche se ciò appare abbastanza scontato.
L’imprenditore sostiene di aver sparato per timore della propria incolumità, in quanto Cinzia avrebbe impugnato un corpo contundente per colpirlo. Di contro, non si può non considerare che Ragnedda è un uomo ben piazzato, pertanto risulta difficile immaginare che rientri nell’alveo della legittima difesa siffatto comportamento. Al momento resta ignoto il movente, ma la casistica vuole che, per le modalità e tempistiche in cui si è svolta l’intera vicenda, il più delle volte questi omicidi nascono dall’incapacità dell’esecutore di accettare il diniego ad un approccio di natura sessuale, soprattutto se alterato dall’assunzione di sostanze stupefacenti e/o da eccesso di alcol.
L’avvocato di Ragnedda, Luca Montella, al quale era stato domandato da un cronista se il proprio assistito fosse pentito del gesto commesso, ha dichiarato pubblicamente che il proprio assistito è più che pentito, in quanto starebbe collaborando fattivamente con le forse dell’ordine e gli inquirenti per chiarire ogni aspetto della vicenda. In vero, non si può non rilevare invece che solo dopo diverse ore di pressante interrogatorio il 41enne sia stato costretto a confessare, incastrato da diversi indizi precisi e concordanti, quali per esempio la presenza di Cinzia nella sua auto la notte della scomparsa, il maldestro tentativo di fuga ed il ritrovamento di tracce ematiche nella sua casa di campagna.
