“A chi legge…vedete ciò che altri guardano…ascoltate quel che altri non sentono…scrivete quel che altri cancellano…leggete il mondo con occhi lucidi…” Firmato: Enzo Todaro. Una sola dedica, valida per tutti. Perché il giornalista, più noto come eccezionale cronista di nera, non ha mai fatto distinzioni.
Con classe e lungimiranza ha sempre dato, in termini di passione e onestà nel lavoro prima e con generosità poi, nel trasmettere ai colleghi in erba o meno perspicaci, notizie e consigli preziosi. Scrive in punta di penna e la stessa può diventare uno spillo. Si perché Todaro, non dovendo ringraziare nessuno, non la manda a dire. Anzi, la mette nero su bianco, sollecitando come nel suo stile, le coscienze dei potenti di turno. Un documento a tutti gli effetti, il suo libro “Altre punture di spillo”, pubblicato grazie alla Banca Patrimoni Sella & C. che a Natale ne ha fatto dono ai suoi soci.

Nell’attento volume, presentato nell’elegante atmosfera della galleria Il Cigno di Adele Gatto, con la direzione artistica del figlio Davide, a una folta platea di amici. Indovinato il parterre di relatori, composto dal meglio del giornalismo salernitano: Erminia Pellecchia, Gabriele Bojano e Paolo Romano hanno delineato con arguzia ed efficace critica il secondo libro di Enzo Todaro, che mira a dare luce a quanto volutamente resta spento, oppure offuscato dagli interessi politici, dalle clientele o semplicemente dall’inerzia di chi la mangiatoia ce l’ha tanto bassa da non doversi sforzare per trovare nutrimento. Ma si sa: è l’astuzia che mangia l’ignoranza.
Enzo difende gli “ignoranti”, nel senso delle persone deboli. Spesso con più alto grado di onestà ma con poche armi per difendersi. È un giornalista da macchina da scrivere, un cronista investigatore. Ma è soprattutto un Magister dell’onestà intellettuale. Pronto alla polemica e pronto all’ira, ma il suo, come voleva Piaget, è uno “schiaffo educativo” che nel tempo fa bene e ripaga.

Nel suo nuovo libro (stampato da Bocciaindustriagraficaspa) ci sono anche belle foto a corredo. Sono anch’esse testimonianza dello sguardo attento dell’autore su una città che si autocelebra senza averne diritto, e muore divorata dalla trascuratezza, mostrata senza pudore, a gruppi di turisti spaesati che piombano nella nostra città senza sapere dove andare. Perché non hanno guide in grado di comprendere e parlare altre lingue. E che dire della sicurezza? Dello spaccio di droga esercitato a tutte le ore in pieno centro? E dello sport, cattivissimo esempio di malaffare, dell’università ottava in Italia per numero di studenti ma priva di un “Ufficio Stampa e comunicazione”? Volontà politica o casualità?
Se lo chiede Todaro e il suo tono non fa sconti. Un tono severo che nasconde sofferenza per quanto potrebbe essere e non è. Il tono di un padre che alza la voce per farsi ascoltare nel senso pieno, un ascolto vero, profondo, fattivo. Perché di fatti e di verità sono piene le sue punture di spillo. Sentiamole con coscienza e, per una volta, con autentico amore.
