Per anni, la Procura ha insistito su una tesi singola e controversa: l’assenza di tracce di sangue sulle scarpe di Alberto Stasi al momento del ritrovamento del corpo di Chiara Poggi. Un’assenza trasformata in prova di colpevolezza.
Oggi, però, il quadro si capovolge: mentre le perizie contro Stasi mostrano crepe sempre più profonde, l’attenzione investigativa si concentra su Andrea Sempio, il cugino di una fidanzata di Stasi. Il DNA di “Ignoto 1” ritrovato sotto le unghie della vittima, le risultanze sulla misura della scarpa (che secondo alcune nuove analisi potrebbe non corrispondere al 42 di Stasi, ma a un 44) e l’indagine aperta a carico di Sempio rendono insostenibile l’accanimento contro Stasi.
Il vero interrogativo non è più come Stasi abbia pulito le scarpe, ma se l’intera accusa non sia crollata con la comparsa di un assassino alternativo credibile.
La tesi difensiva: sangue secco e tempo trascorso
L’accusa ignora la realtà fisica e temporale che giustifica l’unica “prova” a carico di Stasi.
- Sangue Secco al Ritrovamento: L’omicidio è stato collocato tra le 9:12 e le 9:35 del 13 agosto 2007. Stasi è arrivato sulla scena solo dopo le 13:45, quasi quattro ore dopo l’evento. Le perizie hanno stabilito che gran parte del sangue, per effetto del tempo, era già “totalmente o parzialmente secco”. Al calpestio, il sangue secco è meno propenso a trasferirsi sulla suola di una scarpa.
- L’Ablazione per Camminamento: Sebbene le scarpe di Stasi siano state notate come “immacolate” al suo ingresso in Caserma, questo non prova un occultamento. L’atto di lasciare la scena, recarsi all’auto e camminare su varie superfici comporta il fenomeno dell’ablazione: il normale sfregamento delle suole è sufficiente a rimuovere o ridurre al limite del rilevabile le micro-tracce ematiche, specialmente se già essiccate.
- Il Ritardo Investigativo: L’accusa non ha proceduto al sequestro e all’analisi immediata delle calzature. L’assenza di un tempestivo verbale di sequestro e analisi sulle scarpe di Stasi rende l’elemento una prova viziata dal tempo.
Il tappetino dell’auto: un’ombra che non regge
La stessa debolezza probatoria si riscontra nell’assenza di sangue sui tappetini dell’auto. Sequestrati solo sette giorni dopo l’omicidio, i tappetini sono un ambiente esposto a contaminazione e deterioramento. Pretendere che tracce invisibili o micro-gocce di sangue sopravvivano in un’auto per una settimana, nonostante l’uso quotidiano, è un’aspettativa scientificamente insostenibile.
In sintesi, l’intera argomentazione contro Stasi si fonda su un’assenza che è spiegabile dalla chimica del sangue secco e dalla fisica del camminamento, una tesi che crolla definitivamente oggi, alla luce delle nuove e più consistenti evidenze che puntano inequivocabilmente verso terzi.
