Ma adesso è dell’uomo simenon che vogliamo parlare, perché è lui che ci permette di capire maigret e le altre sue creature letterarie.
Simenon era nato a liegi, in belgio, il 12 febbraio 1903. cominciò facendo il cronista di nera sulla “gazzetta di liegi”. “non sapevo, quando entrai, che si trattava del giornale più cattolico e più reazionario della città”, disse in seguito. possiamo credergli. aveva 16 anni. ha sempre scritto con una facilità impressionante, anzi disumana. un romanzo in undici giorni (20 cartelle al giorno, 220 in totale, più o meno). un racconto in meno di due ore. poteva accadere che in un giorno ne scrivesse sei o anche sette. quando diventò redattore di un giornale rosa “fru fru”, riempiva tutte le pagine da solo, firmando con otto pseudonimi diversi.
Alcuni psichiatri che si sono occupati di lui, sono giunti alla conclusione che quella di simenon era una personalità “schizoide” e, dal punto di vista psicologico, “immatura”. d’altra parte è stato lui stesso ad avvalorare questa diagnosi, raccontando in ognuna delle innumerevoli interviste rilasciate, il suo processo semiautomatico di scrittura. si metteva davanti alla pagina bianca, le matite ben temperate, le pipe cariche, la bottiglia di vino, una busta con su annotati i nomi dei personaggi, i luoghi dell’azione.
E iniziava. senza sapere nella maggior parte dei casi dove sarebbe andato a finire. riusciva a stendere un romanzo in una settimana o in dieci giorni, scrivendo furiosamente (a mano o battendo a macchina), senza mai rivedere il suo lavoro (e a volte si nota).
“Scrivo un capitolo di venti pagine in due ore circa, perdendo ottocento grammi di peso”. gli ottocento grammi risultavano alla bilancia della fedele teresa, serva e amante, che pesava gli abiti del suo georges prima e dopo le venti pagine, registrando come in quelle due ore la stoffa si fosse appesantita di quasi un chilo di sudore.
Il fenomeno è impressionante, la sua registrazione maniacale, il fatto che simenon ne abbia parlato, sconcertante.
la sua fama cresce comunque anche sulla velocità, oltre che sulla qualità dei suoi libri. in pochi anni diventa immensamente ricco. e nella ricchezza si rivela. ha un tavolo riservato da “maxim’s”. ordina i vestiti a londra. acquista ville e castelli (cambierà casa 33 volte). si fa arrivare dagli stati uniti una chrysler imperial carrozzata appositamente per lui. la sua villa di epalinger sembra quella di uno sceicco o di un petroliere texano: robotizzata, automatizzata, con undici domestici addetti al servizio.
Contemporaneamente raccoglie onori che nessuno scrittore ha avuto, almeno in vita. nel piccolo porto olandese di delftzij sorge una statua di maigret perché lì, nel 1929, ebbe luogo la prima avventura del più famoso commissario di polizia del mondo. a liegi gli hanno dedicato una strada, e un “centro studi georges simenon” all’università dove sono raccolte tutte le sue carte, le note, gli appunti manoscritti. i suoi libri sono stati tradotti in tutte le lingue conosciute della terra e anche in parecchie lingue sconosciute: 131 in tutto, a pari merito con le opere di karl marx.
Questo per quanto riguarda gli oggetti, le cose. e le persone? ha avuto due mogli e quattro figli. la prima moglie regine renchon (detta tigy) ha confessato (per iscritto) di averla tradita ogni giorno, fin dall’inizio, anche tre volte al giorno. la seconda moglie, denise quimet, canadese ex infermiera, prima di finire alcolizzata e semifolle ha fatto in tempo a scrivere un libro dove descrive suo marito come un egoista ubriacone.
Simenon l’ha ricambiata trattandola da puttana. ma aggiungendo di essere stato lui a stimolare la naturale inclinazione in quel senso: portandola in un bordello, facendole fare sesso con altri lui presente, convincendola a denudarsi il seno davanti alla servitù. piccole turpitudini borghesi.
Dei quattro figli, tre resistono e fanno la loro strada. una no. il 20 maggio 1978, a 19 anni, marie-jo si toglie la vita con un colpo di pistola. era stata innamorata del padre da sempre. a 10 anni, quando simenon la portò da un gioielliere per regalarle un piccolo anello, la bambina scelse una fede nuziale. ma losai cosa significa? le chiesero. rispose che lo sapeva benissimo.
Più tardi, gelosa dell’amante del padre, gli gridò un giorno: “ma perché lei? tutto ciò che lei fa per te posso farlo anch’io!” anche questo mette per iscritto simenon, perché si sappia. e anche il fatto che marie-jo si è fatta cremare con al dito la fede nuziale scelta a 10 anni e che le sue ceneri sono state sparse sul prato davanti casa, sotto il cedro. là dove andranno le sue: preda, come quelle di sua figlia, dei pettirossi del parco.
Resta teresa, la serva friulana (nata a pordenone) incontrata un giorno nello studio del suo editore italiano arnoldo mondadori e subito assunta come cameriera. fino al giorno in cui la prende, in un corridoio, in piedi alzandole d’improvviso la gonna e schiacciandola contro una piccola parete tra due porte. anche questa scena ha descritto, nei dettagli. da allora teresa rimase la compagna della sua vita: amante, madre, infermiera. forse in una sola occasione l’uomo simenon è riuscito a coincidere con lo scrittore: vita privata e letteratura. nel libro lettera a mia madre. la madre, henriette, odiava il figlio maggiore georges. amava, invece, il figlio minore christian che poi divenne un nazista come lei stessa, forse, si augurava. Christian, che era bello e biondo, fu ucciso in indocina come legionario. “avrei preferito che fossi morto tu”, disse più tardi henriette a georges che era già un famoso scrittore, il creatore del commissario maigret. “ma perché non mi vuoi bene, mamma?”, chiese georges. La vecchia signora non rispose. forse, questa assenza della madre, questa avversione nei confronti del primogenito spiegano anche il passaggio di Simenon al suo “periodo nero” di antisemita e di “presunto” collaborazionista durante l’occupazione tedesca. chi ci dice che non volesse far piacere alla madre, magari inconsciamente? era un “collaboratore” passivo che, però, si arricchiva vendendo maigret ai tedeschi e ai giornali di vichy.
