Il conseguimento dei playoff ha agito laddove mesi di sterili diatribe avevano fallito: ha ricomposto la frattura dell’ambiente granata. Tra i meandri dei social e nelle cronache locali si avverte un’aura inedita, un coro unanime volto a obliterare le polemiche sulla cifra tecnica della rosa, sulle strategie di Cosmi e sulle ormai chimeriche — in questo crinale della stagione — trattative per l’alienazione del club. L’imperativo categorico, oramai, è il sostegno incondizionato: trasfigurare l’Arechi in un catino ribollente, capace di fungere da propulsore per la squadra e da monito per i sodalizi avversari. Un auspicio che converge armonicamente con le istanze di Cosmi, il quale ha sollecitato le autorità competenti affinché sia garantito al popolo granata di scortare la compagine, in massa, anche nelle trasferte più insidiose.
Tuttavia, l’aspetto più rilevante di questa mutata stagione emotiva non pertiene al rettangolo di gioco, bensì alla figura di Danilo Iervolino.
Una porzione cospicua della tifoseria — tanto quella frangia che ha sempre scorto nell’imprenditore di Palma Campania l’approdo più solido per Salerno, quanto quella che, provata dalla seconda retrocessione in Serie C, aveva nutrito fieri ripensamenti — pare aver riabilitato il proprio giudizio nei suoi confronti. O, quantomeno, questo è il sentiment che gode oggi della maggiore risonanza mediatica.
La genesi di tale inversione di rotta è palese e, verosimilmente, avrebbe dovuto essere manifesta ben prima: l’assenza di un’alternativa credibile. Ogni negoziazione concreta — la parabola Rufini in primis — e i fugaci interessamenti di terzi si sono dissolti come nebbia al sole. Il canovaccio si è reiterato con stucchevole monotonia: o si trattava di acquirenti privi di reale consistenza patrimoniale, oppure di soggetti che, non appena lambiti dalla cronaca, venivano travolti da un profluvio di accuse — talora infondate, talora strumentali — atte a bollarli come meri avventurieri o prestanomi. E non mancano, nel sottofondo, le confidenze di alcuni imprenditori salernitani interpellati sulla questione, i quali hanno declinato senza troppi giri di parole: troppo umorale la piazza, troppo rischioso esporsi in prima persona, con la certezza di ricevere minacce alla prima sconfitta.
Preso atto di tale scenario, la tifoseria ha riesaminato i dati contabili già noti: dall’insediamento a Salerno, Iervolino ha profuso investimenti per circa 280 milioni, a fronte di ricavi per 130, con un disavanzo di 150 milioni. Gli si possono certamente ascrivere responsabilità gestionali — e talune critiche sono state, nel merito, legittime, specialmente laddove egli ha mostrato una certa ritrosia nell’assecondare i suggerimenti di professionisti suoi collaboratori storici — ma non gli si può imputare di aver lesinato risorse. Peraltro, va rilevato come all’interno della compagine societaria, nel corso di quest’annata, stia operando con dedizione e sagacia anche chi ha ricevuto specifica delega da Iervolino, segno di una rinnovata architettura funzionale.
Occorre rammentare, peraltro, che prima del cimento calcistico Iervolino aveva edificato una carriera imprenditoriale costellata di successi fulgidi: ragione dirimente per confidare che egli sappia tesaurizzare gli errori pregressi e declinare nuovamente quell’acume che ne ha decretato l’ascesa.
A corroborare questa nuova percezione sono sopraggiunti ulteriori elementi: le analisi di testate nazionali che annoverano Iervolino tra i proprietari più facoltosi del panorama europeo e, segnatamente, gli sviluppi dell’inchiesta sui vertici arbitrali. Una vicenda che ha improvvisamente conferito autorevolezza, agli occhi dei più, alle rimostranze che Iervolino aveva espresso con pervicacia negli anni scorsi, giungendo a invocare pubblicamente le dimissioni del designatore.
Ciò premesso, è comprensibile che l’imprenditore — dopo oltre due anni di contestazioni, striscioni offensivi, minacce sui social e insulti all’uscita dalla tribuna — guardi con circospezione ai tardivi attestati di stima, leggendovi forse un interesse per la sua disponibilità economica piuttosto che una genuina prossimità umana. Eppure, su questo punto è d’uopo una riflessione: è davvero censurabile che un sostenitore, animato da un nitrito e disinteressato amore per la propria squadra, esorti il proprio presidente a non desistere? La risposta, ponderata con distacco, è chiaramente negativa.
Chi ha errato — e taluni hanno peccato di gravità anche in tempi recenti — ha ora l’opportunità di un sincero mea culpa. Indipendentemente dall’esito di questi playoff, aspri per chiunque vi acceda, Salerno necessita di rifondare su basi di programmazione rigorosa, scevra dall’ansia di risultati istantanei che ha sovente inficiato le scelte dell’ultimo lustro. E per un nuovo progetto di ampio respiro, Iervolino permane la soluzione più concreta e auspicabile.
L’unica via percorribile è quella del supporto incondizionato. Non per servile piaggeria, ma per lucido calcolo: solo in un clima di serenità Iervolino potrà recuperare l’entusiasmo dei primi anni di Serie A e, con esso, la volontà di rivivere quelle medesime emozioni, sicuramente scolpite nella sua mente. Il tifo autentico non esige fideiussioni morali; esso invoca fiducia e, generosamente, la offre per primo.
