Ci sono campioni che vincono, altri che entrano nella storia e quelli che diventano leggenda. Varenne appartiene senza dubbio a quest’ultima categoria. Il “Capitano”, come era stato soprannominato dagli appassionati, è morto il 18 agosto 2026, a 31 anni, lasciando un vuoto enorme nel mondo dell’ippica italiana e internazionale.
Nato il 19 maggio 1995 a Copparo, in provincia di Ferrara, nell’allevamento di Zenzalino, Varenne era figlio dello statunitense Waikiki Beach e dell’italiana Ialmaz. Il suo nome era un omaggio alla rue de Varenne di Parigi, dove ha sede l’Ambasciata d’Italia in Francia: quasi un presagio del legame che avrebbe avuto con la capitale francese e con una delle corse più prestigiose del mondo, il Prix d’Amérique.
La sua storia cominciò in maniera tutt’altro che trionfale. Al debutto, nel 1998 a Bologna, Varenne venne squalificato per aver rotto di galoppo. Ma quella corsa mostrò già qualcosa di speciale: dopo l’errore riuscì a recuperare moltissime posizioni, impressionando gli osservatori. Tra questi c’era Enzo Giordano, appassionato di ippica, che decise di acquistarlo per 150 milioni di lire. Fu una scelta destinata a cambiare la storia del trotto.
Affidato all’allenatore finlandese Jori Turja e soprattutto al driver romano Giampaolo Minnucci, Varenne iniziò una straordinaria ascesa. Nel 1998 arrivò la vittoria nel Derby italiano del trotto, la gara più importante per i cavalli indigeni. L’anno successivo fu praticamente imbattibile: quattordici vittorie in altrettante corse, compreso il prestigioso Gran Premio delle Nazioni di Milano, dove riuscì a battere la fortissima americana Moni Maker.
La conquista del mondo
Il vero capolavoro di Varenne arrivò tra il 2000 e il 2002. Nel 2000 conquistò il Gran Premio della Lotteria di Agnano e iniziò a confrontarsi stabilmente con i migliori trottatori internazionali. A Parigi, nel suo primo Prix d’Amérique, partì male e fu costretto a una rimonta spettacolare. Arrivò terzo, ma dimostrò di poter competere alla pari con i grandi campioni francesi.
Nel 2001 arrivò la consacrazione definitiva. Varenne vinse il Prix d’Amérique, l’Elitloppet di Stoccolma, il Gran Premio della Lotteria di Agnano e la Breeders Crown negli Stati Uniti. Una serie di successi senza precedenti che lo portò a essere considerato il dominatore assoluto del trotto mondiale. Tre corse, in particolare, rappresentavano il cosiddetto “Grande Slam” europeo: Amérique, Lotteria ed Elitloppet. Varenne riuscì a conquistarle tutte nello stesso anno.
Negli Stati Uniti, alla Breeders Crown, stabilì inoltre un record mondiale sul miglio con il tempo di 1’51.1, pari a un ragguaglio di 1’09.1 al chilometro. Era ormai diventato non soltanto un campione, ma un simbolo dello sport italiano nel mondo.
Nel 2002 Varenne ripeté l’impresa al Prix d’Amérique e all’Elitloppet, conquistando nuovamente anche il Gran Premio della Lotteria. Quello stesso anno iniziò il suo ultimo tour internazionale, durante il quale continuò a battere record sulle piste di diversi Paesi. La sua carriera agonistica si concluse il 28 settembre 2002 a Montréal.
I numeri raccontano solo in parte la grandezza del “Capitano”: 73 corse disputate, 62 vittorie e oltre 6 milioni di euro di premi. Varenne fu inoltre nominato “Cavallo dell’anno” in Italia, Francia e Stati Uniti, un riconoscimento che testimonia quanto fosse universale la sua fama.
Una leggenda anche dopo le corse
Dopo il ritiro, Varenne non smise di essere protagonista. Divenne uno stallone di grande successo e generò più di duemila figli. Alcuni di loro raggiunsero risultati importanti, tra cui cinque vincitori del Derby italiano del trotto. La sua eredità, dunque, non si è fermata con la fine delle sue corse: il suo sangue ha continuato a correre sulle piste di tutta Italia.
Per oltre vent’anni Varenne è rimasto una presenza familiare per gli appassionati. La sua immagine ha superato i confini dell’ippica, trasformandolo in un vero fenomeno mediatico. La stampa sportiva e anche quella generalista hanno raccontato le sue imprese, mentre il suo binomio con Giampaolo Minnucci è diventato uno dei più celebri della storia del trotto.
La morte, avvenuta a Eboli il 18 agosto 2026 a causa di un infarto, chiude definitivamente la parabola terrena del campione. Ma non cancella ciò che Varenne ha rappresentato.
La sua leggenda resta nelle vittorie, nei record, nei trofei e soprattutto nella memoria di chi lo ha visto correre. Perché Varenne non è stato semplicemente un cavallo che correva più veloce degli altri: è stato il cavallo che, per qualche anno, ha fatto sembrare possibile l’impossibile.
