
Tra social e smartphone, il tempo libero rischia di trasformarsi in una vetrina invece che in un’esperienza autentica.
Da qualche anno a questa parte noto come sia cambiato l’approccio di molti giovani d’oggi alla vita quotidiana , la quale pare debba essere a tutti i costi perfettamente instagrammabile.Non conta solo vivere il momento,ma soprattutto mostrarlo .
Selfie, stories, video e post diventano la prova visibile e quasi necessaria del fatto che ci si stia divertendo davvero.
L’obbiettivo è quello di mostrarsi sempre più felici e sopratutto circondati da benessere e comfort ,questo cambiamento allontana i giovani da qualcosa di molto più profondo , godere dei piccoli momenti come una passeggiata o una birra a riva al mare o una semplice partita improvvisata al campetto sembrano essere momenti vissuti con meno entusiasmo poiché questo bisogno di dimostrare porta con sé a vivere meno l’esperienza reale e a concentrarsi di più su una rappresentazione digitale .
Psicologi e sociologi parlano di una vera e propria “ansia da performance sociale”, dove il piacere non deriva tanto dal vivere un momento, quanto dal vederlo riconosciuto dagli altri tramite like e commenti. In questo scenario, il mare, il parco o la piazza non sono più luoghi di incontro e libertà, ma palcoscenici da cui trasmettere la propria vita in diretta.
Eppure, la spensieratezza autentica non ha bisogno di filtri o conferme esterne. Forse i giovani e con loro la società intera, dovrebbero riscoprire la bellezza di vivere senza la pressione di documentare ogni istante: perché il vero divertimento non si misura mostrandolo, ma nei ricordi che restano anche a telefono spento, la domanda che mi pongo è : ma i giovani si stanno davvero divertendo, o stanno soltanto cercando di dimostrarlo?