Non leggevo un libro per l’infanzia, appunto, dall’infanzia. Mi è capitato fra le mani “La Casa spettrale” di Paride Folino e l’ho aperto d’istinto, curiosità e, forse, inflazionando una frase fatta, ritrovare il bambino che è in ognuno di noi, per regalarmi un “Attimino di dimenticanza”, come diceva Il grande Totò.
Già le prime pagine mi hanno coinvolto, intrigato, colpito, a prescindere dal racconto-narrazione, per il linguaggio, l’uso della parola scritta, il ritmo, la qualità lessicale, ma, il punto non è questo. Riguardando la copertina, sono rimasto basito, da una precisazione sotto il nome di Paride Folino, l’autore: “anni dieci”. Il particolare mi era sfuggito.
Ho metabolizzato lo stupore, continuando la lettura del libricino, pervaso da una riflessione-convinzione: sto leggendo il primo prodotto, di un futuro “Fenomeno letterario”. Considerata l’età, Paride Folino è già un fenomeno. La trama è semplice. Racconta la storia di una ragazza, Elisabetta, che eredita una casa abbandonata in un villaggio dimenticato, per usare le parole dello stesso autore. Li, in quella casa, accade di tutto di più. Storia di mistero, avventura, alimentati dai sogni, tensioni, incubi, dei giovani attori protagonisti del racconto. “Come se…” Questo incipit, che introduce una metafora, ricorre quasi in ogni rigo del racconto. Le metafore sono incredibilmente “Azzeccate”, pertinenti, accattivanti, regalando al lettore la pienezza del concetto o situazione che l’autore sta dipingendo.
“Era come se la casa non respirasse da anni…Un silenzio pesante, denso, come se stesse ascoltando… La mia voce era sparita, come se la casa l’avesse rubata…” Il giovanissimo Paride Folino, usa lo strumento della metafora con la purezza e fantasia del bambino ma tecnica e padronanza, percepibili in pochi adulti addetti ai lavori. Trascina i lettori, giovani e non, in un percorso fantastico, in ogni angolo del quale ti propone un’immagine metaforica chiedendoti: “Come vedresti o assimileresti questa scena?”. Suggestiva la sintetica descrizione della trama che Paride Folino regala al lettore. “…Elisabetta dovrà affrontare i suoi ricordi, il suo passato…” – Le domande semplicistiche dell’adulto di turno:” Quale quantità di ricordi si accumula nella vita di un bambino di sei, sette, dieci anni? E come li gestirà a cinquanta, sessanta o settanta? E, a parte i bambini di periodi o zone di guerra e carestie, da dove verrebbero, le paure, incubi, con cui deve confrontarsi una bambina come Elisabetta?”– Il nostro autore, giovane prodigio, con l’innocenza disarmante le certezze degli adulti, ci ricorda l’esigenza della “Relatività” in qualsiasi visione della vita.
Ogni essere umano, ha un passato anche ad un anno di vita se guardiamo il tempo non come mera entità di “Particelle cronologiche”, ma “Particelle emotive”. La grandiosità degli antichi Greci, distingueva questi due volti del tempo con le due figure mitologiche di “Cronos” e “Kairòs”, il secondo, appunto, tempo emotivo. Paride Folino descrive nella sua storia magica, le sensazioni, sogni, legami incubi, paure, responsabili, dal passato di Elisabetta, della sua micro odissea nella casa abbandonata. il bambino che legge il librò, resterà affascinato, stimolato, divertito, da questa storia.
L’adulto, lettore incuriosito, chiuderà l’ultima paginetta, riflettendo sulla delicatezza, responsabilità di noi genitori in merito alle “Particelle temporali” emotive, “Kairòs” dei nostri figli, dietro la cui apparente spensieratezza, si mimetizzano i sogni, paure, incubi di Elisabetta.
