Voce a Silvestro Amodio – avvocato e Talent scout calcistico
E’ stata una settimana molto arroventata per la Salernitana,dalla dolorosa sconfitta con abulia di Caserta alla sofferta vittoria di cuore e di agonismo in nove con il Latina per continuare a credere nell’obiettivo play off al fine di salvare la stagione.
Ci vuole maggiore positività ambientale in questo finale di stagione.
Le criticità, dovute a grossolani errori della proprietà, sono permanenti per limiti strutturali soprattutto nell’organigramma dirigenziale che manifesta pressapochismo gestionale.
I campionati si vincono dietro la scrivania, programmando strategie concrete per raggiungere gli obiettivi e creando anche armonia ed empatia nelle diverse componenti strutturali.
Nella Salernitana manca un direttore generale con una profonda conoscenza del settore calcistico, in grado di programmare ed attuare obiettivi altamente strategici nella gestione operativa di una squadra di calcio professionistica,unitamente alla sostenibilità finanziaria, attraverso la capacità di negoziare contratti non solo con tecnici e calciatori con i loro entourage di agenzie di procuratori, ma anche con sponsor e partner commerciali, gestendo al meglio il budget ed individuando la migliore programmazione economica per ottimizzare i risultati sportivi, come pure per garantire conformità alle normative sportive e finanziare e soprattutto gestire le risorse umane interne alla società ed i rapporti con gli organi federali, partecipando alle riunioni di lega con proposte costruttive a difesa della Salernitana per le annose vicende arbitrali, VAR e FVS.
Pertanto, va rafforzato l’organigramma dirigenziale della Salernitana in un’ottica manageriale, attribuendo un ruolo specifico di direttore generale ad una figura professionale del mondo del calcio con poteri decisionali, con compiti di consigliare la proprietà sulle strategie finanziarie di sostenibilità e di interagire con il responsabile dell’area tecnica, che è il direttore sportivo Daniele Faggiano, uomo competente per averlo visto da vicino operare efficacemente a Siena nel più bel campionato in serie A della storia dei toscani.
Se il ds Faggiano fosse supportato adeguatamente da una linea manageriale della società, che al momento risulta carente, potrebbe incidere molto per migliorare gli obiettivi ed i traguardi della società.
Inoltre, la proprietà ha grosse responsabilità, in quanto una figura competente per ricoprire il ruolo di direttore generale con poteri decisionali c’era all’interno dell’organigramma ed era l’ex segretario dott. Massimiliano Dibrogni, ma inspiegabilmente la proprietà non ha rinnovato il contrattoper attribuirgli un incarico più significativo ed inquadrarlo inuna funzione manageriale più importante, commettendo un gravissimo errore di valutazione, che sta pesando notevolmente sull’esito della stagione.
Poi,…se Iervolino volesse cedere… come si potrebbe arguire….è un altro discorso…che va fatto….anche…a chi…, se dovesse acquistare,….eventualmente subentrerebbenella proprietà….
Infine i calciatori, anche alla luce di quello che si vede sui campi, in generale dalla serie A alla serie D, non appaiono più dipendere dalle società di appartenenza, ma dai rispettivi procuratori, determinando per le scelte tecniche non condivise scompensi e squilibri in molte squadre, dove, purtroppo, sono anche la concausa dei molteplici esoneri di allenatori e direttori sportivi.
Di conseguenza, per tentare di migliorare in un’ottica di trasparenza il mondo del calcio italiano, limitando la rappresentanza multipla e lo “strapotere” degli agenti, si rende opportuno, come avvenuto in Inghilterra dal 2024, di introdurre la norma che le commissioni ai procuratori vengano pagate direttamente dai calciatori e non dalle società di calcio.
