Angelo Sguazzo – Salerno Club 2010
Con la testa divisa a metà tra le vicende extra-campo e la sfida del “Viviani” contro il Potenza, l’ennesimo disastro granata di sabato pomeriggio è già alle spalle. La consapevolezza, ora, ha preso il sopravvento sulla delusione dell’immediato post-gara.
È dal mese di agosto — salvo qualche isolata parentesi — che affrontiamo squadre sulla carta inferiori, ma che alla prova dei fatti ci aggrediscono, evidenziando impietosamente le lacune della rosa. Sempre le stesse: mancanze croniche, purtroppo non corrette né dal mercato di gennaio né dal cambio tecnico. Diventa così superfluo commentare l’ennesimo gol subìto in ripartenza “parrocchiale” su calcio d’angolo a favore, la spocchiosa sufficienza nei tocchi di palla in zone pericolose (dove sin dalle scuole calcio ti insegnano che se perdi palla sono dolori) o l’insicurezza difensiva sulle palle alte, dove la legge del campo dice che la fa da padrone solo la voce dell’uomo proteso con le mani al cielo.
I risultati, nel calcio, non si inventano. Ancora una volta si è materializzato il timore di inizio stagione: affidare l’obiettivo della vittoria a una rosa nuovamente azzerata — dopo appena 12 mesi dal precedente reset — a dispetto di avversarie già rodate e migliorate nel tempo.
Resta da affrontare il finale di campionato, con un occhio al recupero degli infortunati e a una condizione atletica decente. Poi ci sarà la “riffa” dei playoff, ma lo spirito non può essere quello visto a Potenza. Spetta al gruppo tecnico ricompattarsi nel chiuso dello spogliatoio — o meglio, in ritiro — per individuare gli uomini su cui fare affidamento e porre rimedio ai ripetuti errori. Sempre che ne abbiano la forza caratteriale e le capacità tecniche.
I tifosi che ancora se la sentono (tanti hanno più o meno comprensibilmente abbandonato gli spalti) devono continuare a sostenere questi calciatori fino al verdetto finale. È un tentativo disperato, ma non statisticamente impossibile. I limiti sono palesi, d’accordo, ma serve a qualcosa rimarcarli continuamente sui social o dagli spalti? Proviamo anche noi a ricompattarci come ambiente, evitando di dividerci su tutto: sui nomi del passato, su quelli del presente e, addirittura, già su quelli del futuro prossimo.
Ora la palla passa alla nuova società: il compito è ridare credibilità al progetto. Al nuovo proprietario, il dott. Ruffini, la richiesta dei tifosi è semplice quanto decisa: chiarezza. Niente vuoti proclami, ma strategie e decisioni concrete. Chiediamo segnali immediati alla squadra, per dimostrare di volersi giocare le ridotte chance di risalita immediata e chiediamo di programmare da subito la prossima stagione: chi merita di restare? Il prossimo campionato non può che avere l’obiettivo massimo, ma non a chiacchiere. Alla proprietà chiediamo inoltre trasparenza su due aspetti cruciali ovvero gli investimenti previsti per il settore giovanile e per il centro sportivo e ci permettiamo di suggerire di non farsi trascinare nel teatrino elettorale dei prossimi mesi.
Al patron Iervolino — la cui solidità finanziaria non ha precedenti nella nostra storia — resta l’onore delle armi per le ripetute ricapitalizzazioni. Purtroppo, però, queste altro non sono state se non il rimedio ai fallimenti tecnici e manageriali che egli stesso si è procurato con le sue scelte. Immaginiamo, per lui, un senso di liberazione dalle emorragie finanziarie e dalle critiche, ma anche di sconfitta: quella personale di non essere riuscito a rilanciare il progetto granata, a dispetto del suo potente ego. A lui resterà legata la stagione più gloriosa della storia recente, quella di mister Sousa, ma anche l’incubo che viviamo da tre anni e le mortificazioni in giro per gli stadi prima e i campi sportivi oggi.
Dello sbandierato “metaverso”, purtroppo, non ci resta che il verso del grande Eduardo.
