Come accennato in un precedente articolo, l’ambasciatore del Messico è stato ospite dell’associazione culturale Identità Mediterranea durante una visita non ufficiale in provincia di Salerno, concentratasi soprattutto in Cilento. È stato proprio Gaetano Cataldo, fondatore dell’associazione di Castel San Giorgio, ad accompagnare Genaro Fausto Lozano Valencia — incaricato degli Stati Uniti del Messico alle relazioni diplomatiche in Italia, San Marino, Albania e Malta — durante un percorso articolato in provincia di Salerno. L’attesissima visita ha avuto tra gli obiettivi primari quello di offrire una panoramica privilegiata del potenziale territoriale del Cilento all’ambasciatore, attraverso la variegata morfologia paesaggistica, i siti di interesse culturale e archeologico, la vasta biodiversità, la celebrazione dei sapori e la conoscenza diretta di produttori, artigiani e ristoratori che, con sommo impegno e appassionata costanza, celebrano ogni giorno la Dieta Mediterranea.
Il primo impatto gustativo con la terra salernitana ha avuto luogo, poco dopo dell’arrivo di Genaro Lozano in città, presso la celebre pizzeria Giagiù. Ad accoglierlo il patron Ciro Pecoraro e il suo staff, sempre impeccabile e gioviale. Con l’ospitalità di sempre, Ciro Pecoraro, dopo un calice di bollicine d’Asprinio di Aversa, ha proposto all’ambasciatore un’insalata caprese con mozzarella di bufala, una parmigiana di zucchine e una caponata di verdure. La predilezione dell’ambasciatore per i latticini a base di bufala è saltata subito fuori e, poco prima delle tonde lievitate del Giagiù, anche quella per i vini rosé. Infatti, assieme alla pizza, il diplomatico messicano ha sorseggiato un rosato della Costiera Amalfitana, abbinato alla variazione di marinara “tra passato e presente” con alici di Cetara, una pizza in doppia cottura, ormai un cult al Giagiù, prima fritta e poi infornata, mentre suo marito Xavier assaporava la più classica pizza Margherita, assieme a una selezione di olio evo piccante a base di diversi peperoncini messicani. La visita, chiusasi con i dolci bignè alla crema pasticcera, ha dato ampia dimostrazione della magistrale padronanza di Ciro Pecoraro nel gestire diverse tipologie di impasto, dal classico al contemporaneo, e di come una tra le pizzerie più rinomate della Campania possa offrire un’ampia gamma di sapori del Sud, una carta del vino strutturata e un alto senso dell’ospitalità in una cornice superba, quella dell’ex Sala Varese, posta proprio di fronte al mare del Golfo di Salerno.
Ospite inaspettato, quanto gradito, Gennaro Castiello, oggi celebre produttore di colatura di Alici di Cetara che ha magistralmente creato alla pizzeria Giagiù un eccellente fuori programma, molto apprezzato dall’ambasciatore: la visita al suo Acqua Pazza Gourmet, laboratorio e punto vendita di conserve di mare in quel di Battipaglia. Qui, da Acqua Pazza Gourmet, Gennaro ha accompagnato il diplomatico americano lungo un percorso che, dalla storia del garum dell’Antica Roma fino ai giorni nostri, ha descritto tutte le fasi della lavorazione, sino ad accompagnarlo nel caveau dove è custodita la preziosa essenza di mare.
Con la prua su Prignano Cilento, nella stessa giornata del 3 luglio, l’ambasciatore è stato accolto da Paola De Conciliis, tra le primissime donne ad occuparsi di viticoltura ed enologia in Sud Italia. Raggiunto da amici e colleghi come Silvia De Vita, wine specialist e articolista per 20Italie, e Christian Cutino, responsabile in Campania della rete Ecodigital, il founder di Identità Mediterranea ha seguito, assieme all’ambasciatore, Paola De Conciliis durante il percorso nelle storiche cantine, da cui è possibile ammirare Agropoli e la Costa di Amalfi da una vista privilegiata e da cui si intravede persino l’isola di Capri. Grande è stata l’attenzione dell’ambasciatore per il racconto di Paola sulla storia della famiglia, fortemente radicata nella viticoltura cilentana, e per la filosofia produttiva. Il generoso dispiegamento di assaggi profuso da Paola De Conciliis, la quale ha guidato personalmente la degustazione, è stato inaugurato con il Selim, Spumante Brut da metodo Charmat, composto al 10% da uve Fiano e poi dall’Aglianico vinificato in bianco; a seguire il Fiano Donnaluna Cilento Doc e quindi Il Fiano Antece Igt Cilento, vinificato in anfore di terracotta. In seguito, il Misterioso Rosato e il Misterioso Rosso, entrambi da uve Aglianicone, e infine l’Aglianico Naima Doc Cilento. Una linea enologica decisamente molto rappresentativa del Cilento, egregiamente prodotta in biologico e con profili sensoriali che danno dimensione e profondità alle cultivar allevate da Viticoltori De Conciliis.
Con la complicità del tramonto sullo sfondo, l’ambasciatore Lozano Valencia ha raggiunto poi l’Hotel Schuhmann, accolto da Peppino Pagano e dalla famiglia Barlotti con un calice di Gioì. In serata, dopo una visita al borgo medievale di Giungano, l’ambasciatore del Messico è stato calorosamente accolto da Pietro Manganelli presso la sua storica pizzeria “La Panoramica”. Pietro, universalmente riconosciuto come uno dei principali custodi e promotori del successo dell’antica pizza cilentana, ha accolto con molto entusiasmo l’arrivo dell’ambasciatore, proiettato in una dimensiona rurale e autentica della ristorazione cilentana. Sempre a fianco del diplomatico americano Gaetano Cataldo, giornalista enogastronomico e miglior sommelier dell’anno al Merano Wine Festival, raggiunto dall’amico e collega Marco Contursi, compassato maestro assaggiatore di salumi. Presenti a cena Christian Cutino e Giovanni Molinari di Campania da Vivere, complici della serata e molto attenti a ricreare la giusta atmosfera, a cui si è unito Alfonso Pecoraro Scanio. La cena è stata anzitutto condita dalla convivialità e da un’atmosfera disinvolta e misuratamente informale, dove Pietro Manganelli, Christian Cutino e Marco Contursi hanno fatto gli onori di casa, descrivendo le portate: la pizza cilentana al metro con pomodoro cotto e cacioricotta di capra, i fiori di zucca ripieni, la ciambotta, le patate fresche fritte, la caponata di verdure, la parmigiana di melanzane e le polpette al sugo. Insomma, una meta culinaria che a un pescetariano come l’ambasciatore è giunta assolutamente gradita, anche se non sono mancate per gli altri ospiti, e per lo stesso marito del diplomatico, piatti come la pizza con fiori di zucca e pancetta, la pezzente cilentana alla brace e un opulento tagliere di salumi. Non sono mancati i vini locali, ma dal cilindro di Marco Contursi sono usciti elisir come un Fiano di Avellino di lunghissimo affinamento, prodotto da Lello Tornatore, e un Nerello Mascalese delle Fattorie Romeo del Castello, precisamente l’Allegracore Etna Rosso Doc del 2013. Immancabili, a chiusura della serata, i cannoli cilentani.
Nella mattinata del 4 luglio, l’ambasciatore è stato ricevuto dal dott. Marco Vasile presso il Museo di Paestum e quindi accompagnato al parco archeologico per visitare i templi. Il fondatore di Identità Mediterranea è stato quindi raggiunto da Gaetano Coppola, cerimoniere presso l’ambasciata del Messico e da Cedomir Pusica, cofondatore dell’associazione. L’ambasciatore, rimasto favorevolmente colpito dall’importanza storico-culturale di Paestum e dallo stato di conservazione dei templi, prestando somma attenzione alle forbite osservazioni del dott. Vasile, tra i responsabili alla segreteria di direzione. Tra gli obiettivi che Gaetano Cataldo auspica, il raggiungimento di una partnership tra l’Istituto di Cultura del Messico, creato proprio da Genaro Lozano lo scorso dicembre, e la governance del Parco Archeologico di Paestum e Velia.
Immancabile la visita di sua eccellenza Lozano presso le cantine San Salvatore 1988, accolto nuovamente dall’istrionico Peppino Pagano e dalla sua narrazione sulla nascita della sua passione per il Cilento. A documentare una visita approfondita, tra l’area operativa della cantina, la bottaia e i brindisi con il Vetere, Silvia De Vita e Christian Cutino, quindi a seguire un tour tra vigneti e allevamenti bufalini. Dopo un pasto frugale, consumato tra la Dispensa di San Salvatore e l’Olivella, il bistrot dell’Hotel Savoy Beach, per l’ambasciatore arriva il momento della meritata siesta domenicale, per poi riprendere nel tardo pomeriggio il suo tour esplorativo presso il Caseificio Barlotti, raggiunto sotto il pergolato da Raffaele Barlotti e da un trionfo di formaggi e bocconcini di bufala, poco dopo la visita alle stalle e a una interessante spiegazione sulla gestione del benessere animale. Anche qui la giovialità è stata condimento apprezzato da Genaro Lozano Valencia, tanto per la conversazione che per la degustazione.
Poco dopo, ci si rimette in marcia verso Casal Velino e, dopo aver assistito a una rutilante esibizione di tamburi, l’ambasciatore attraversa la soglia di Alessandro Feo Ristorante, trovando il patron, la sua consorte e il personale ad attenderlo. L’ambiente aggraziato ed elegante, fatto di rocce e archi, mette subito a proprio agio l’illustre ospite messicano, presto raggiunto da un cadeau della locale amministrazione. L’entrée di benvenuto, composta da buñuelos al pomodoro, creati appositamente per l’ambasciatore, è stata servita assieme al cracker patate e tartufo e alle polpette di alici e limone. In successione, la caprese di mare, piatto iconico di Alessandro Feo, con la mozzarella di bufala del maestro casaro Matteo Noce, pomodorini confit, tartare di gambero rosso del Cilento, perle di pesto ed essenza di limone, poi, a conclusione dell’antipasto, la seppia con le taccole e il cipollotto marinato. Un risotto tra Osaka e Casal Velino ha costituito il primo piatto di una serata elegante e galante, con Alessandro Feo che ha avuto la stessa cura per il tavolo diplomatico, così come per tutti gli altri ospiti, dimostrandosi sempre all’altezza della sua umiltà, professionalità e rispetto per qualsiasi commensale. Cotto con un brodo di alga kombu e katsuobushi, il riso carnaroli è stato mantecato con burro acido, colatura di alici di menaica e limone, su tartare di tonno rosso del Cilento marinato. Il baccalà con gazpacho di pomodoro, insalatina di cetrioli e cipolle croccanti è stata la piacevole chiusura al palinsesto gastronomico salato e, come pre-dessert, arriva subito il gin fizz. A chiusura di una cena galante, dall’alto valore estetico, ma soprattutto di grande appeal territoriale e magistrale interpretazione della materia prima, arriva il babà con gelato all’olio, limone e basilico, con la piccola pasticceria, altrettanto intrigante e gustosa.
Giunti quasi al momento dei saluti ed effettuato il check-out, la mattinata di domenica 4 luglio è stata dedicata a una visita al borgo di Agropoli, per poi dirigere al porticciolo e imbarcare per una gita via mare fino a Punta Licosa. Complice la giornata radiosa, il verde e il blu hanno costituito la cornice della costa cilentana attraverso una prospettiva privilegiata dalla barca. L’approdo al porto turistico di San Nicola a Mare, nel comune di Montecorice, è stato caratterizzato dai saluti del dott. Flavio Meola, primo cittadino, dall’on. Giulio Cesare Piccirilli, già ambasciatore italiano in diversi Paesi dell’America Latina, e da Pasquale Tarallo, nelle vesti di assessore comunale con delega all’Ambiente, alla Transizione Ecologica, per la Salvaguardia delle Aree Protette, i Parchi e le Riserve Naturali.
Dopo i saluti di rito, in veste informale, non essendo l’ambasciatore del Messico in visita ufficiale, il gruppo si è portato presso Paisà. Cibo e Ospitalità di Pasquale Tarallo che, dismesse le vesti di assessore, ha indossato subito la tenuta da chef, dando il benvenuto assieme a sua moglie Saria a Genaro Fausto Lozano Valencia. Raggiunti per l’occasione anche da Emanuel Ruocco, di Cilento in rete, l’ospitalità cilentana per cui Pasquale è riconosciuto da circa vent’anni ad Agnone Cilento, ha messo da subito a proprio agio il diplomatico e mr. Xavier e, immancabilmente, Gaetano Cataldo ha subito provveduto a stappare una bottiglia formato magnum di Mosaico per Procida. La cucina offerta a Paisà, davvero buona, pulita e giusta, ha creato, così como occorso presso tutti gli altri ristoratori, una linea di demarcazione netta: la differenza tra prodotto commerciale e cibo vero. L’antipasto di verdure grigliate, moscardini fritti, gamberi rossi cilentani alla piastra e gli sformatini alle patate e alici è stato l’inizio di una proposta gastronomica da vera trattoria di mare, vedendo poi l’arrivo del tonno sottolio con le olive e i filetti di acciughe di menaica, prodotti artigianalmente, assieme agli occhialoni in carpione, retaggio dei natali comaschi di Pasquale. Successivamente il pacchero al ragù di tonno con cacioricotta di capra cilentano, un mare e monti da manuali, quasi un piatto di terra, che ha incontrato il gradimento dell’ambasciatore. Al termine la mousse di ricotta di bufala con melassa al fico bianco del Cilento è stato il coronamento di un pranzo di vera cucina marinara, accompagnata con l’Amaro del Presidente, frutto di una ricetta di Giuseppe Tarallo, padre di Pasquale, il quale ha ricoperto anche l’incarico di presidente del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, messa successivamente a punto da Giuseppe Pastore.
Una visita decisamente compressa e articolata, quella cucita sartorialmente da Gaetano Cataldo, viste le tempistiche, ma che ha saputo dare la giusta immagine del Cilento e della provincia di Salerno a una personalità così autorevole. L’aspirazione di Gaetano Cataldo, originario di Castel San Giorgio, ove è nata altresì Identità Mediterranea, sono tutte riposte nella creazione di una rete sinergica cilentana che possa avviare davvero la destagionalizzazione dei nostri territori. Inoltre, il desiderio di Gaetano è quello di poter ospitare un giorno l’ambasciatore anche nell’Agro Sarnese Nocerino, mostrandogli i filari di pomodoro San Marzano, la prima galleria ferroviaria al mondo, il Passo dell’Orco, il Battistero di Santa Maria Maggiore e le sorgenti del Fiume Sarno.
