Nel trotto italiano il nome di Varenne evoca immediatamente una leggenda. Ma anche i grandi campioni, prima o poi, devono lasciare il posto a una nuova generazione. Tra i cavalli che hanno raccolto l’eredità del “Capitano” c’è Lana del Rio, una delle sue figlie più conosciute e anche protagonista di primo piano del trotto italiano degli anni Duemila.
Nata il 22 aprile 2005 presso gli Allevamenti del Rio, Lana del Rio è figlia di Varenne e della fattrice Urbem d’Asolo, a sua volta appartenente a una linea genealogica di rilievo. Baia, elegante e potente, la cavalla ha portato in pista una parte importante del patrimonio genetico di quello che è considerato uno dei più grandi trottatori della storia.
Ma Lana del Rio non è stata semplicemente “la figlia di Varenne”. La sua carriera è riuscita a costruire una propria identità, fatta di vittorie, record e grandi appuntamenti.
Il talento in pista
Lana del Rio debuttò in pista a tre anni e mostrò subito le proprie qualità. La sua crescita rapida culminò nel 2008, stagione che rappresentò il momento più importante della sua carriera.
Guidata da Santo Mollo, suo driver di riferimento, Lana del Rio conquistò infatti il Derby italiano del trotto, la principale competizione italiana riservata ai trottatori indigeni di tre anni. Un successo prestigioso che la inserì definitivamente tra i migliori cavalli della sua generazione.
Quello stesso anno arrivarono altre affermazioni importanti: il Gran Premio Tito Giovanardi, il Gran Premio Nazionale e il Gran Premio Marangoni. Una serie di risultati che confermò la qualità della cavalla e la sua capacità di competere ai massimi livelli.
Il 2009 portò un’altra importante vittoria, il Gran Premio Triossi di Roma, mentre nel 2010 Lana del Rio aggiunse al proprio palmarès il Gran Premio Better di Milano e continuò a distinguersi nelle principali competizioni italiane. Nel 2010 e nel 2011 riuscì inoltre a imporsi nel Gran Premio Mirafiori.
Velocità e carattere
Uno dei dati che meglio raccontano le qualità di Lana del Rio sono i suoi tempi. Sul miglio arrivò a far registrare un ragguaglio di 1’09″2, mentre sui 2.000 metri il suo record fu di 1’10″6. La pagina dedicata alla cavalla ricorda inoltre il suo primato sul miglio, allora indicato come record femminile, a conferma delle sue notevoli capacità velocistiche.
Nel 2011 arrivò anche una delle sfide più ambiziose della sua carriera: la partecipazione al Prix d’Amérique, la più prestigiosa corsa internazionale del trotto, disputata all’ippodromo di Vincennes, a Parigi. L’esperienza, tuttavia, non ebbe l’esito sperato: Lana del Rio fu costretta al ritiro a causa di una rottura improvvisa.
Quell’episodio non cancellò la sua fama ma rappresentò una delle ultime grandi sfide di una carriera che aveva già lasciato il segno.
Dal trotto all’allevamento
Dopo una carriera agonistica di alto livello, Lana del Rio lasciò le competizioni nel 2013. La sua nuova vita sarebbe stata legata all’allevamento.
Anche in questo campo il suo pedigree rappresentava un patrimonio prezioso. Essere figlia di Varenne significava portare con sé una delle linee genetiche più importanti del trotto contemporaneo. Lana del Rio entrò così nel mondo della riproduzione e contribuì a trasmettere alle generazioni successive le caratteristiche di una famiglia equina di grande prestigio.
La sua storia è quindi particolare: prima protagonista sulle piste, poi fattrice. Un percorso che accomuna molti grandi campioni del trotto e che permette alla loro eredità sportiva di continuare anche dopo il ritiro.
Una figlia importante, una campionessa a sé
Il destino avrebbe potuto relegare Lana del Rio al semplice ruolo di “figlia di Varenne”.
Il Derby italiano, i Gran Premi conquistati, i record cronometrici e le sfide internazionali dimostrano che Lana del Rio è riuscita a ritagliarsi uno spazio proprio nella storia del trotto. 47 corse disputate e 18 vittorie sono i numeri riportati nella sua scheda, ma dietro le statistiche c’è soprattutto il ricordo di una cavalla capace di correre ai massimi livelli in un’epoca particolarmente competitiva.
Varenne le ha trasmesso un’eredità genetica straordinaria.
E così, quando si parla delle grandi figlie del “Capitano”, il suo nome continua a occupare un posto speciale: non soltanto la figlia di una leggenda, ma una campionessa che ha saputo costruire la propria leggenda.
