«Ci ha insegnato senza insegnare, ci ha spronato a guardarci dentro per non dimenticare mai la profondità dell’animo umano. Ci ha donato l’ancora della gioia, che ci ha sorretto nel mare del dolore più acuto che la vita inevitabilmente ti porta. Come quando ci ha lasciati. Ci siamo sentiti fluttuanti senza un piano di appoggio, ma ci siamo aggrappati alla gioia di cui ci eravamo nutriti».
I figli di Agostino Rizzo lo ricordano così, con parole che non cercano effetti, ma verità. Un padre “guascone”, capace di fare della cultura sensibile il suo imperativo morale, in una vita vissuta intensamente, donando tanto e con quella semplicità disarmante che appartiene solo alle persone autentiche.
Agostino era Salerno: nel suo mare aperto e inquieto, nelle colline che guardano lontano, nei vicoli del centro storico dove i profumi dell’infanzia si mescolano alle radici, quelle che lui non ha mai reciso. Ed è proprio in questa città che amici e colleghi lo hanno ricordato, nel Salone Bottiglieri della Provincia di Salerno, in occasione della presentazione del libro Non proprio niente, dedicato all’amico di sempre. Un volume che riesce a commuovere e a strappare sorrisi con la stessa, profonda e schietta, passione per la vita che ha attraversato tutta l’esistenza di Rizzo.
La sua riflessione sulla morte, intensa e mai retorica, trova una limpida eco nei versi di Francesco Rizzo. Le poesie, scritte tra il 1963 e il 2008 in punta di penna, scorrono come un filo sottile sulle pagine bianche, seguendo i sentimenti più puri: l’amicizia, la condivisione, la pazienza, l’ardore del palcoscenico. Anni vissuti insieme che riaffiorano in un video fatto di fotografie tratte dall’album di famiglia, accompagnate dalla colonna sonora de La vita è bella: un montaggio di memoria e affetto che restituisce il senso profondo di un’esistenza condivisa.
A fare da perfetto anfitrione, Alfonso Andria, capace di trasmettere al pubblico, con un dialogo insieme raffinato e popolare, quella miscela di nostalgia e ilarità che apparteneva allo stesso Agostino. Un racconto che ricorda quanto il valore della memoria sappia lasciare tracce vive nel cuore di chi resta, fino a rendere presente chi non c’è più, come se fosse ancora lì, seduto in poltrona, ad ascoltare.
Tocca corde profonde anche l’intervento, delicatamente erudito, di Paolo Apolito: un viaggio sospeso tra nostalgia e realtà, così vero da sembrare irreale. Proprio come Agostino Rizzo, nelle sue molteplici interpretazioni e nei suoi versi sparsi, oggi finalmente raccolti in un volume impreziosito dagli scatti di Corradino Pellecchia. Fotografie che non si limitano a fermare un istante, ma restituiscono l’intensità dei sentimenti e la purezza di un linguaggio che si anima, si fa gesto, arriva ai ricordi e al pensiero visivo.
La vita è veloce, a volte feroce, tanto da fare rabbia. Ma il buio – come osservano i familiari di Agostino, cresciuti nella sua limpidezza – resta splendore se lascia un segno. Incisivo, indelebile. Come quello lasciato da una semplice persona del popolo, umile e insieme grande: Agostino Rizzo.
A suggellare la serata, l’intervento garbato e affettuoso del sindaco Enzo Napoli, che ha ricordato Agostino con parole di sincera amicizia e profonda riconoscenza. Un omaggio sentito a un uomo che ha saputo dare e lasciare molto alla sua città, non con proclami, ma con la forza quieta dell’esempio, della cultura condivisa e di un’umanità che continua a vivere nella memoria collettiva di Salerno.