Ci sono romanzi che raccontano una storia, e poi ci sono romanzi che scavano, che interrogano il silenzio, che si soffermano su ciò che non è stato detto. Le nostre tracce di Marta Cicilloni appartiene a questa seconda categoria: un libro intenso, attraversato da crepe emotive e distanze che non sono solo chilometri, ma pause, omissioni, ferite sottili.
Attraverso Tommaso e Vittoria, l’autrice costruisce un viaggio dentro le relazioni imperfette, quelle segnate da incomprensioni e parole trattenute. È un romanzo che parla di lontananze – geografiche, emotive, temporali – ma soprattutto della possibilità di accorciarle, di scegliere di restare anche quando sarebbe più semplice voltarsi dall’altra parte. La scrittura si intreccia a una vera e propria colonna sonora emotiva: i testi musicali diventano eco dei sentimenti, amplificano ciò che i personaggi non riescono a dire ad alta voce.
Ne emerge una riflessione delicata e potente sulla vulnerabilità, sulle seconde possibilità e sulla forza, non sempre eroica ma profondamente umana, di lasciarsi trovare.
Ne abbiamo parlato con l’autrice.
D- Marta, cosa ti ha ispirato a scrivere “Le nostre tracce” e quali sono stati i temi principali che volevi esplorare attraverso questa storia?
Le nostre tracce è nato da un periodo difficile, di turbamento.
Nella scrittura ho cercato di rifugiarmi come ho fatto spesso anche in passato, non so se per cercare risposte o per non pensare, per distrarmi.
La prima tematica sviluppata e che volevo sicuramente affrontare è quella legata alle incomprensioni, ai non detti, dare forma alle domande non fatte, a quelle relazioni intime complicate, taciturne e non ammesse.
D- Il romanzo parla di distanze di vario tipo: geografica, emotiva e temporale. Come hai sviluppato questa idea nel racconto e perché pensi siano così centrali nel percorso dei personaggi?
Per i protagonisti Tommaso e Vittoria la distanza è una costante, un vivere quotidiano, composta dai chilometri che li separano ma anche dai loro affetti passati. Paradossalmente il loro problema non è la distanza fisica, ma quella che erigono è fatta di paure. Una difesa da un sentimento potente che anzi li avvicina in modo magnetico e irrefrenabile, anche quando distanti e lontani: una sensazione che credo in molti conoscano e che definisce, anche in questo caso, azioni e reazioni dei personaggi.
D- Hai scelto di includere testi musicali come parte integrante della narrazione. Come si sono integrati nel processo di scrittura e quale ruolo hanno nel rappresentare le emozioni dei protagonisti?
I brani musicali nel libro non sono solo una colonna sonora in grado di dipingere l’atmosfera, ma diventano motore narrativo soprattutto per un più ermetico Tommaso che non riesce a dire tutto quello che vorrebbe e a volte lo fa proprio attraverso la musica.
D- La vulnerabilità è un tema importante nel romanzo. Come pensi che questa caratteristica possa essere vista come una forza, piuttosto che come una debolezza?
Da questo punto di vista in particolare Tommaso e Vittoria sono molto diversi: lui bandisce sentimenti come fossero fragilità inconfessabili, mentre lei li innalza come una bandiera, come fosse l’unica strada possibile per la felicità, convinta che le relazioni, anche in amicizia, professionali o di affetto, siano una di quelle poche cose in grado di rimanere delle e alle persone che incontriamo. Chi conosce davvero le debolezze e i difetti dell’altro li apprezza davvero, anzi: i ricordi più nitidi e nostalgici sono spesso fatti di ironica goffaggine, di esposizione, delicatezza e sensibilità.
D- Tommaso e Vittoria sono due personaggi molto diversi tra loro. Come hai lavorato per creare questa dinamica e quali sono le sfide di scrivere personaggi così complessi?
Ho preso spunto dalla complessità del quotidiano e dalle opposizioni delle persone che io chiamo “contraddizioni coerenti”: siamo fatti di tante parti diverse, controverse che possono addirittura convivere. Mi sono ispirata alla realtà, forse attingendo pure da me, lavorando poi anche sui miei opposti.
D- Nel libro si parla di seconde possibilità e di scelte difficili. Quale messaggio vorresti che i lettori portassero con sé dopo aver letto questa storia?
Di non lasciare sempre perdere alla prima difficoltà quando si sente e si palesa qualcosa di importante. Di non aver paura dei sentimenti, lasciarsi andare, avere coraggio di parlare, a volte di essere, perché quello che di noi rimane agli altri è proprio la nostra essenza e niente di materiale. Il messaggio è quello di, quantomeno, correre il rischio di provare, perché le conseguenze del taciuto, non vissuto, non detto e il rimpianto spesso rimangono più degli errori e dei tentativi andati a male. Allora sì che poi si può lasciar andare con serenità.
D- La tua esperienza professionale come consulente e insegnante di comunicazione e marketing influisce in qualche modo sulla tua scrittura? In che modo?
Sin da piccola scrivevo poesie e testi di canzoni, leggevo tanto e non ho mai smesso di farlo. Poi il mio lavoro mi ha portata a contatto con tante storie e persone di diversa età, a capire le singolarità di ognuno e i differenti modi di comunicare. Continuo per mestiere anche a informarmi e scrivere costantemente in diversi canali digitali, per raccontare le persone e le aziende in modo trasparente ed esaustivo. Tutto questo è stato sicuramente un esercizio continuo, fatto dietro le quinte.
D- Quanto è importante per te l’aspetto musicale e come si collega alla tua passione personale per i libri e la musica?
La musica per me è un aspetto della vita fondamentale, che può spiegare una giornata, un sentimento, una sensazione o un ricordo. Così come lo fanno i libri, che sono in grado di illuminare qualcosa che conosciamo ma che non capiamo appieno, oppure che sanno farci scoprire mondi inediti. In generale credo che i libri siano davvero in grado di attivare il nostro cervello più di altri mezzi di mediazione e comunicazione, rapendoci e portandoci in mondi sconosciuti o a spiegarci qualcosa che non avevamo ancora compreso fino in fondo.
D- “Le nostre tracce” è un romanzo molto attuale, che affronta temi di identità e di connessione. C’è un messaggio sociale che hai voluto trasmettere attraverso questa storia?
Credo che siamo diventati una società molto veloce, forse troppo veloce e molto egocentrica, dove ci occupiamo poco degli altri e ascoltiamo sempre meno. Presi dalla fretta e dalla voglia di avere sempre ragione, non ci accorgiamo delle piccole magie quotidiane, delle piccole telepatie, del valore del “ti sto pensando”, di quello degli affetti e delle piccole, grandi cose.
D- Infine, la domanda di rito quali sono i tuoi progetti futuri? Stai già lavorando a un nuovo romanzo o ad altri progetti letterari?
Al momento sono molto impegnata nella promozione di questo libro – anzi vi ringrazio per questa nuova intervista – e di un festival letterario, ma l’idea certo, è quella di sviluppare uno di quei tanti spunti e appunti presi negli anni, così come da alcuni appunti ha preso vita Le nostre tracce diventando un romanzo.
