Ron Garan ha raggiunto lo spazio per la prima volta nel 2008, a bordo dello Space Shuttle Discovery, nella missione STS-124.
Successivamente è tornato nello spazio nel 2011, a bordo della Sojuz TMA-21, per partecipare alle Expedition 27 e 28 sulla Stazione Spaziale Internazionale.
Ron Garan, ex astronauta della NASA, è tornato sulla Terra dopo 178 giorni trascorsi nello spazio, a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. L’esperienza ha avuto un impatto profondo su di lui, facendogli comprendere quanto l’umanità sia interconnessa e fragile.
L’effetto panoramico
Garan ha descritto l’esperienza di guardare la terra dallo spazio come un “effetto panoramico”, che gli ha fatto comprendere l’importanza di proteggere il pianeta. Ha visto la biosfera iridescente e brulicante di vita, ma anche la sottigliezza dell’atmosfera terrestre, che protegge ogni forma di vita.
Non esistono confini, bandiere o divisioni politiche visibili. Non ci sono linee che separano popoli, economie o ideologie: c’è solo un’unica casa condivisa, fragile e preziosa.
Da quell’altezza, circa 250 miglia sopra la superficie terrestre, molte delle tensioni che dominano la vita umana appaiono minuscole. Le divisioni che sulla terra difendiamo con tanta forza semplicemente svaniscono.
Ha potuto osservare aurore danzare sopra i poli, enormi temporali attraversare interi continenti e le luci delle città brillare sul lato notturno del pianeta ma la cosa che lo ha colpito di più non è stata la grandezza del pianeta, bensì la sua fragilità.
Inoltre, ha affermato che l’umanità sta vivendo una “menzogna”, poiché considera l’economia come la priorità principale, anziché il pianeta e la società. Ha esortato a cambiare prospettiva, passando da economia-società-pianeta a pianeta-società-economia.
Senza un pianeta sano, nessuna società può prosperare e nessun sistema economico può esistere.
La consapevolezza planetaria
L’astronauta ha sottolineato l’importanza di sviluppare una consapevolezza planetaria, riconoscendo che siamo tutti parte di un unico sistema interconnesso.
Ha affermato che non avremo pace sulla Terra fino a quando non riconosceremo la struttura interrelata di tutta la realtà.
Tutto ciò mi richiama alla mia esperienza yogica:
Nello Yoga si dice spesso che “tutto è uno” o “tutti siamo uno”.
Questo concetto è chiamato “Advaita Vedanta” o ”non-dualità” e si riferisce all’idea che l’universo è un’entità unica e indivisibile, e che tutti gli esseri e le cose sono interconnessi e parte di questa unità.
Nello Yoga questo concetto si traduce in una pratica di consapevolezza e unione con il presente, riconoscendo che tutto è interconnesso e che ogni azione ha un impatto sull’universo.
