Dal 29 maggio 2026 entra in vigore una nuova legge pensata per rafforzare la tutela dei prodotti agroalimentari italiani e contrastare con maggiore efficacia frodi, contraffazioni e pratiche ingannevoli lungo la filiera. Il provvedimento, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 110 del 14 maggio 2026, punta a difendere il valore del Made in Italy, rendere più trasparenti i passaggi produttivi e garantire ai consumatori informazioni più sicure, anche nei canali digitali.
La legge interviene su un settore strategico per l’economia nazionale, spesso esposto a imitazioni, falsi richiami all’italianità e irregolarità nelle indicazioni di origine, qualità o quantità dei prodotti. L’obiettivo è duplice: punire con maggiore severità chi danneggia il patrimonio agroalimentare italiano e spingere le imprese verso sistemi di controllo più moderni e tracciabili.
Il testo si compone di 21 articoli, suddivisi in tre titoli, e agisce su due piani principali. Da un lato introduce nuove disposizioni penali, con modifiche al codice penale e l’inserimento di un capo dedicato ai delitti contro il patrimonio agroalimentare. Dall’altro rafforza l’apparato amministrativo, prevedendo sanzioni più pesanti e strumenti più efficaci per seguire il percorso dei prodotti dalla produzione alla vendita.
Tra le novità più rilevanti figurano i nuovi reati di frode alimentare e commercio di alimenti con segni mendaci. Saranno punite con maggiore rigore le condotte legate alla vendita o distribuzione di prodotti non genuini, oppure presentati con indicazioni false o fuorvianti. Particolare attenzione viene riservata anche alla contraffazione dei prodotti DOP, IGP e biologici, per i quali sono previste aggravanti specifiche.
Le conseguenze per le imprese che violano le norme potranno essere rilevanti. Oltre alle sanzioni economiche, la legge prevede misure come la chiusura temporanea o definitiva degli stabilimenti, la revoca delle autorizzazioni e la confisca dei beni utilizzati per commettere gli illeciti.
Un capitolo centrale riguarda la tracciabilità. La nuova disciplina punta a rendere più controllabili i flussi di prodotto attraverso strumenti digitali, registri aggiornati e sistemi come i QR code unici. In questo quadro rientra anche il rafforzamento dei controlli nella filiera lattiero-casearia, con particolare riferimento al Registro unico del latte di bufala e agli obblighi di aggiornamento dei registri SIAN.
La stretta riguarda anche le sanzioni amministrative, che potranno arrivare fino al 3% del fatturato nei casi più gravi. Per le aziende diventa quindi essenziale prestare maggiore attenzione all’etichettatura, alla documentazione interna, alla comunicazione commerciale e alle informazioni diffuse online, dove spesso si concentrano pratiche promozionali ambigue o richiami impropri all’origine italiana.
Il provvedimento introduce inoltre una cabina di regia nazionale con funzioni di vigilanza e coordinamento. L’intento è rendere i controlli più efficaci, evitare sovrapposizioni tra enti e migliorare la prevenzione delle frodi lungo tutta la catena produttiva e distributiva.
Non manca un focus sulla pesca e sulle risorse ittiche. La legge prevede nuove violazioni e sanzioni per la pesca illegale e per la mancata tracciabilità dei prodotti, con l’obiettivo di tutelare l’ambiente, proteggere le risorse marine e garantire il rispetto delle regole del mercato.
Per le aziende agroalimentari, l’adeguamento non è soltanto un obbligo normativo, ma anche un investimento in reputazione e competitività. Le imprese saranno chiamate a verificare etichette, packaging, documenti di filiera e comunicazioni digitali, oltre a formare il personale sulle nuove responsabilità e sulle procedure da seguire.
La digitalizzazione diventerà un passaggio sempre più importante. Sistemi di tracciamento, QR code e registri aggiornati potranno aiutare le aziende a dimostrare la correttezza dei propri processi e a ridurre il rischio di contestazioni. Allo stesso tempo, una filiera più trasparente rafforza la fiducia dei consumatori e valorizza i prodotti autenticamente italiani.
Adeguarsi alle nuove regole significa anche proteggersi da sanzioni pesanti, evitare la perdita di contributi pubblici o europei e migliorare la propria posizione sui mercati, compresi quelli digitali. In un contesto in cui l’origine e la qualità dei prodotti sono sempre più decisive nelle scelte di acquisto, la tutela del Made in Italy passa anche dalla capacità delle imprese di dimostrare, con dati e strumenti concreti, la trasparenza della propria filiera.
