Da oltre 50 anni curano milioni di persone in tutto il mondo colpite da conflitti, epidemie, catastrofi naturali o escluse dall’assistenza sanitaria. Sono presenti in più di 70 paesi, con oltre 65mila operatrici e operatori che lavorano in tutte le emergenze umanitarie, con rapidità ed efficacia. Gestiscono ospedali, cliniche e centri nutrizionali, garantendo interventi chirurgici, vaccinazioni, cure e supporto psicologico per le vittime di traumi e guerre. In un mondo che gira veloce, dove cadono bombe e troppo spesso l’umanità viene negata, i principi umanitari rimangono il loro punto fermo. Sono i MEDICI SENZA FRONTIERE. Un team straordinario, formato da Persone provenienti da tutto il mondo con competenze e professionalità diverse: non solo personale medico ma anche esperti dell’azione umanitaria, di logistica, risorse umane e comunicazione.

Di questa encomiabile realtà parla Giuseppe De Mola, nel suo libro “Umanità in bilico. Medici senzafrontiere in Italia, venticinque anni dalla parte degli esclusi”. Un volume intenso e prezioso, che si fregia dell’illustre prefazione di Marco Damilano, giornalista e scrittore, presentato di recente nell’Auditorium del Liceo Piranesi di Capaccio Paestum, diretto dal dirigente scolastico Francesco Cerrone.
All’incontro dibattito con gli studenti, fortemente voluto dall’Inner Wheel, erano presenti la presidente dell’I.W. club Paestum Città delle Rose, Antonetta Rocco, Alfonso Andria, Presidente Centro Universitario Europeo Beni Culturali Ravello, Giuseppe De Mola, autore del libro e operatore umanitario di Medici Senza Frontiere, Lina Coppola, referente Antenna MSF di Salerno. Ha moderato gli interventi la giornalista de Il Mattino, Luciana Mauro.
Sulla solidarietà che muove l’azione umanitaria dei Medici senza frontiere si è soffermata Antonietta Rocco. Questa, ha sottolineato “Deve potersi svolgere in uno spazio dove sia possibile assistere, dando priorità alle popolazioni, alle loro necessità e alla loro dignità. L’Inner Wheel, da sempre presente nelle azioni benefiche, si erge dunque a sostegno di questo folto gruppo di volontari che operano quotidianamente dando il cuore a chi soffre, con trasporto e calore umano che ne fanno dei veri e propri eroi, pronti ad andare in soccorso di chi soffre, delle persone fragili e sole, dei tanti poveri ammalati che non possono curarsi. Emozioni intense ha suscitato poi la relazione dell’onorevole Andria, che ha parlato ai giovani studenti con grande empatia e apertura al dialogo. “Assistiamo ad una costante erosione del diritto internazionale umanitario – ha ricordato Alfonso Andria – assieme ad una volontaria disumanizzazione della popolazione civile. Anche nelle guerre ci sono delle regole, che servono a proteggere la vita delle persone e ad assistere chi è più vulnerabile. Sono dettate da leggi internazionali condivise e riconosciute, sono le fondamenta dell’azione umanitaria e sono basate sui principi che guidano il nostro operato”.

Andria ha infine letto dall’epologo del libro parole vibranti scritte dall’autore. Concetti che esprimono valori forti, ripetuti dallo stesso Di Mola, quando ha parlato ai giovani del contenuto del suo libro. Un lungo e appassionato viaggio sui sentieri impervi del dolore. Un percorso che molti evitano e che i Medici senza frontiere attraversano sempre, superando anche ostilità e impedimenti. Il loro operato è emerso tutto nel toccante video che Lina Coppola ha proiettato all’attenta platea di allievi del Piranesi. Ben preparati dai docenti Longo e Ventura, gli studenti hanno rivolto all’autore domande mirate e interessanti, mostrando orgoglio e compiacimento verso chi si prodiga per i popoli bisognosi di assistenza. Un team aperto a chiunque voglia collaborare. Basta andare sulla piattaforma Digital Lab per entrare a far parte di una squadra inarrestabile, volta al bene e a quell’amore per il prossimo che è impegno cristiano e civile di tutti.
Nel libro di Di Mola (Infinito edizioni) c’è l’intimo racconto di una vita spesa per gli altri. “Una nuova storia, di nuovo impegno e partecipazione – osserva Damilano nella sua prefazione – Nei luoghi non illuminati, dove altre istituzioni faticano ad arrivare”.