La riforma dell’accesso a Medicina continua a far discutere. L’abolizione del test d’ingresso e l’introduzione del nuovo “semestre filtro”, che permette l’iscrizione libera al primo anno ma seleziona gli studenti solo in seguito agli esami universitari, sta generando forti tensioni. Le prime prove, giudicate troppo difficili e caratterizzate da percentuali di promossi molto basse, hanno alimentato il timore diffuso di perdere un intero anno di studi senza garanzie di accesso al secondo.
Il malcontento è esploso durante Atreju, la kermesse politica di Fratelli d’Italia, dove un gruppo di studenti ha contestato apertamente la ministra dell’Università Anna Maria Bernini, accusando il governo di aver creato un sistema selettivo “ingiusto e confuso”. La replica della ministra — “Siete sempre dei poveri comunisti” — ha immediatamente provocato un’ondata di reazioni politiche e sociali, trasformando una protesta studentesca in un caso nazionale.
Le opposizioni denunciano un atteggiamento “ostile e sprezzante” verso i giovani, mentre la ministra rivendica gli investimenti sull’università e difende la necessità di mantenere criteri di selezione rigorosi per una facoltà ad alta domanda.
Intanto, associazioni studentesche e sindacati universitari chiedono una revisione urgente della riforma, denunciando stress, incertezza e disparità generate dal nuovo modello di accesso.
Il confronto resta aperto e il nodo centrale non cambia: trovare un equilibrio sostenibile tra meritocrazia, qualità della formazione e diritto allo studio in uno dei percorsi accademici più delicati e strategici per il Paese.
