Ottocento chilometri. Una cartina geografica direbbe questo.
Ma per chi ama la Salernitana, la distanza tra Salerno e Milano è solo un numero.
Sabato pomeriggio, nel cuore della città lombarda, il granata ha colorato una sala e riempito l’aria di ricordi, racconti e passione. Per qualche ora Milano è diventata davvero una piccola Salerno.
È successo nella sede del Circolo Canottieri Olona 1894, dove tifosi arrivati da diverse città del Nord e dalla Svizzera si sono ritrovati per festeggiare i 25 anni di “Milano Granata”, il club guidato dal presidente Luigi Coppola che da un quarto di secolo tiene vivo, al Nord, l’amore per la Salernitana.
Una ricorrenza importante, ma soprattutto un momento di comunità.
Tra abbracci, strette di mano e sciarpe granata, la serata si è trasformata in un viaggio nei ricordi: trasferte infinite, stadi attraversati in tutta Italia, domeniche di sofferenza e di gioia vissute sempre con lo stesso spirito. Perché chi segue la Salernitana sa che non è solo calcio. È appartenenza.
Tra gli ospiti lo scrittore Andrea De Simone, autore di “Novanta minuti ed una vita intera”, che con poche parole ha fotografato perfettamente il senso della giornata:
«Qui vedo una bella Salerno lontana da Salerno. Una comunità che riesce a custodire la propria passione e le proprie radici anche a centinaia di chilometri di distanza. Un popolo che meriterebbe molto più rispetto».
Un concetto che ha attraversato tutti gli interventi della serata.
Tra i presenti anche l’assessore del Comune di Milano Emmanuel Conte, salernitano di origine, che ha ricordato le prime partite vissute allo stadio Arechi:
«All’epoca eravamo solo ragazzi. Andavamo allo stadio senza sapere che quei momenti sarebbero rimasti dentro per sempre. Oggi mi capita di essere nel mezzo di riunioni importanti, ma non posso fare a meno di controllare il telefono per vedere il risultato dei granata».
Particolarmente emozionanti anche gli interventi di Cristiano Prati, figlio dell’indimenticato Pierino Prati, e di Gerardo Soglia, figlio dello storico presidente dei tifosi Don Peppino Soglia.
«Prima tifoso, poi presidente, con un amore viscerale per la Salernitana e un rapporto diretto con i tifosi. Papà rispondeva al citofono e offriva il caffè a tutti», ha raccontato Soglia.
Racconti, aneddoti e ricordi che hanno riportato alla luce figure profondamente legate alla storia del calcio e del tifo salernitano.
A testimoniare la forza di questo legame anche la presenza di rappresentanti di diversi gruppi ultras: Brigata Svizzera, Genova, Bologna e Voghera, oltre a UMS, Costiera al Seguito e Mai Sola da Salerno.
Realtà lontane tra loro, ma unite dallo stesso colore.
Guardando quella sala piena di sciarpe granata, con accenti salernitani che si intrecciavano con il ritmo frenetico della città lombarda, diventava chiaro che la Salernitana non è soltanto una squadra.
È un filo invisibile che attraversa l’Italia e tiene unite persone che magari vivono lontane da anni, ma non hanno mai smesso di sentirsi parte della stessa storia.
Per qualche ora Milano ha parlato con il cuore di Salerno.
E in quelle voci, in quei ricordi, in quegli occhi lucidi c’era la prova più bella di tutte:
certe passioni non conoscono distanza.
Il cuore granata continua a battere. Ovunque.
