Si è aperto ufficialmente lo scorso 7 maggio, presso l’Istituto Comprensivo “Filippo Illuminato” di Mugnano di Napoli, “Maggio dell’Architettura”, giornate di studio, arte e cultura dedicate al mondo dell’architettura e ai suoi illustri rappresentanti.
Organizzata da “SiebenArchi – Architetti Urbanisti Designers”, presieduta dall’architetto Claudio Bozzaotra e coordinata da Antonio Ciniglio, il “Maggio” di quest’anno si configura come uno straordinario viaggio tra arte, urbanistica, memoria e progetto.
Diversi saranno i temi che verranno enucleati e discussi dagli illustri ospiti e relatori, incontri che avranno luogo in diverse città della Campania, teatro di creazioni, investimenti e studi: dal luogo della “Mostra d’Oltremare” alla “città Igiea”, dalle “estetiche e dinamiche del margine” alle “Ecosintonie”.
La giornata del 7 maggio ha avuto come titolo e oggetto di studio: “Salvatore Bisogni, la scuola di Mugnano di Napoli”.
Dopo una visita guidata alla scuola progettata dall’architetto Bisogni, già docente di Composizione architettonica presso la Facoltà di Architettura di Palermo, visita che ha compreso anche l’ipogeo sotterraneo, hanno preso parte alla giornata di studio diverse autorità politiche e istituzionali. A portare il saluto dell’Amministrazione, la vicesindaca e assessore alla Cultura e Patrimonio Daniela Puzone: «Abbiamo accolto con estremo piacere — dichiara la vicesindaca — e con grande onore la possibilità di aprire il “Maggio dell’Architettura”. Ospitiamo il tutto in una scuola, un Istituto comprensivo proiettato verso il futuro dei nostri giovani, in un’aula polifunzionale del nostro teatro che vogliamo valorizzare. Iniziative come queste rappresentano un fiore all’occhiello per far comprendere come le strutture del nostro territorio possano aprirsi a iniziative non soltanto legate ad attività scolastiche ma anche extrascolastiche. In questa scuola — aggiunge Daniela Puzone — c’è un Museo ipogeo che è intenzione di questa amministrazione valorizzare, perché crediamo che queste forme d’arte avvicinino i giovani e la comunità tutta a una forma di bellezza, perché l’architettura, di fatto, ispira e guarda sempre alla bellezza».
Soddisfatto dell’iniziativa l’architetto Lorenzo Capobianco, presidente dell’Ordine degli Architetti P.P.C. di Napoli: «L’Ordine da sempre è vicino a tutte le associazioni culturali che per noi compiono una vera e propria missione, che è quella di portare sul territorio i temi dell’architettura, che spaziano da aspetti più concreti, come quelli di oggi, dalla conoscenza diretta di un’opera che non ha avuto una grossa divulgazione (e per cui la giornata di oggi accresce la sua opera meritoria), ad avvicinare quel mondo dei più di diecimila nostri iscritti che si distribuiscono su novantadue comuni dell’area metropolitana a temi di riflessione teorica, meno legati al quotidiano professionale, che è anche un aspetto importantissimo soprattutto per la vita dell’Ordine, ma che sono di fondamentale importanza per la divulgazione della cultura architettonica ed anche per restituire alla cittadinanza tutti i luoghi che ci offrono l’importanza del ruolo dell’architettura.
SiebenArchi — continua il presidente Capobianco — con il Maggio dell’Architettura e le sue diverse edizioni, con questa edizione itinerante, consente di toccare con mano e conoscere da vicino opere che sfuggono alla conoscenza dei più ma che sono importanti per la coscienza e la consapevolezza del ruolo dell’architetto nella società. La scuola, inoltre, è la prima delle architetture sociali per eccellenza. Lo sguardo dell’architetto non deve mai smarrire la capacità critica che è sempre alla base della qualità del progetto. L’Ordine ha sempre avuto il piacere di sostenere, per quanto può, le associazioni culturali locali, oltre ad essere promotore, in prima persona, di iniziative analoghe. Non vi è alcuna competizione perché, in questo caso, quando si svolge un servizio per la comunità degli architetti ma anche per la consapevolezza sociale del nostro ruolo, maggiori sono le occasioni di incontro, confronto e dibattito e maggiori sono le occasioni che la nostra comunità ha di acquisire una consapevolezza crescente e di crescere anche nel rapporto con l’esterno. Uno dei compiti dell’architetto — conclude l’architetto Capobianco — è quello di trasformare l’esistente e questa trasformazione non può che partire dalla conoscenza, che successivamente deve diventare comprensione, i primi passi per aiutare i professionisti che operano sul territorio e su quello di tutta la città metropolitana ad appropriarsi, a conoscere e a capire con chi si ha a che fare. Anche in questo caso, in questa scuola, assistiamo a una storia particolare: questa scuola è stata avviata da un grande maestro quale Salvatore Bisogni e, a distanza di un certo lasso temporale, completata da un altro professore, Lucio Morrica, docente dalle alte qualità umane e professionali. In questa storia, bizzarra e sconosciuta anche agli studiosi in primis, c’è il tema “dello scrivere tra scritture interrotte”, tipico del nostro mestiere. Oggi ci confrontiamo sempre meno con il tema della costruzione ex novo: dobbiamo sempre più capire come intervenire nel costruito e trasformare o completare ciò che esiste nel rispetto della tradizione e nel senso del progetto originale. Questo, in particolare, rispetto agli altri eventi in programma, tutti interessantissimi, ha un carattere molto interessante».
Relatore al convegno è stato Pasquale Belfiore, docente presso l’Università degli Studi di Napoli “Luigi Vanvitelli” e già coordinatore del censimento delle architetture italiane del secondo dopoguerra per conto del Ministero. Delle opere di Salvatore Bisogni il professore, su 350 opere in tutta la Campania, ne ha contate 3: «Anche io ignoravo quest’opera di Salvatore Bisogni, questa scuola. Alcune attribuzioni sarebbero da chiarire: noto alcune sgrammaticature. Ho definito l’opera di Bisogni un architetto di “ragione”, come fu definito a suo tempo Ferdinando Fuga, altro architetto razionalista del Settecento. Il tema del luogo mi ha molto colpito: il complesso teatro-scuola-cimitero (emozionante la visita guidata) è suggestivo e plaudo alla decisione della Soprintendenza di conservare in loco questa testimonianza, sia per l’impossibilità di spostare tombe con una parte murata abbastanza impegnativa, sia perché il topos su cui sorge l’architettura è un valore connaturato all’architettura stessa. Un eventuale spostamento avrebbe non soltanto snaturato l’oggetto in sé ma addirittura privato di dignità e di decoro questa dimensione di aristocrazia storica, questo luogo con queste sepolture così antiche. La sepoltura in questi luoghi è elemento di notevole suggestione — continua il prof. Belfiore — perché conferma una delle pochissime situazioni dell’architettura: la permanenza nei secoli e nei millenni della vita all’interno di un luogo. Quando mi occupavo dell’edilizia della seconda università a Napoli, curai, da delegato del Rettore per l’edilizia, alcuni lavori sull’Acropoli a Caponapoli e, scavando nello stabulario, negli ipogei, venne fuori qualcosa che mi lasciò del tutto indifferente, ma un’archeologa che mi assisteva diede uno strillo di gioia notando un terreno arato: vidi un terreno con segni incisi. Una prima valutazione lo attribuiva al Neolitico; l’idea che in quel luogo, che sarebbe stato uno degli stabulari più moderni e innovativi non solo a Napoli ma del Sud Italia, la vita da due-tremila anni non fosse mai mutata né interrotta. Il luogo — conclude il professore — ha un’importanza pari, se non addirittura superiore. Del resto, Shulz ha sempre parlato dell’importanza simbolica del “genius loci”: prima si costruiva solo dove la divinità mostrava il favore della costruzione; se il genius loci non si fosse manifestato, non si costruiva e si andava in altro luogo. Era il legame diretto tra un essere soprannaturale e fattori di carattere pratico. Oggi si fa tutto in base alla convenienza, ai piani regolatori, importanti, ma questa dimensione simbolica dell’architettura non può mai venire meno e deve tornare, anche e soprattutto nella modernità».
Renato Capozzi, docente del Diarc – Università degli Studi di Napoli “Federico II”, allievo di Salvatore Bisogni, nel corso del suo intervento ha ricostruito la genealogia del progetto della scuola attraverso «progetti più noti di Salvatore Bisogni che sono l’antecedente di questo progetto per Mugnano, progetto da lui firmato ma incompiuto. Un progetto suddiviso in due lotti: uno costruito in una grande corte, mentre l’auditorium e la palestra sono stati realizzati successivamente. Un progetto che, rimasto incompiuto, viene da molti progetti importanti e noti di Salvatore Bisogni realizzati a Napoli». Il professore ha concluso il suo intervento con un omaggio al suo maestro.
Entusiasta il coordinatore del “Maggio dell’Architettura”, l’architetto Antonio Ciniglio: «Un bellissimo incontro ha inaugurato, a Mugnano di Napoli, il Maggio dell’Architettura. Una bella avventura: è l’architettura che va verso i colleghi, va sul territorio, un modo per cercare di conoscerci, un modo per stare insieme, un modo per continuare a dire che costruire è un’azione culturale».