Si è tenuta presso la Corte d’Assise di Parma la terza udienza del processo a carico di Chiara Petrolini, la giovane accusata di aver ucciso e occultato i corpi dei suoi due figli neonati nel giardino della sua abitazione a Traversetolo, in provincia di Parma. Al centro della giornata processuale, la deposizione di un’esperta che ha analizzato la dinamica dei fatti.
La colonnella Anna Bonifazi, psicoterapeuta e responsabile della sezione psicologia e criminologia del Raggruppamento Investigazioni Scientifiche (RACIS) dei Carabinieri, ha fornito una valutazione tecnica definendo i crimini come “omicidi a escalation asimmetrica” e parlando apertamente di “serialità”.
L’ufficiale dell’Arma ha spiegato ai giudici che, nel caso della Petrolini, si è osservato un “aumento del motore criminale non frenabile”. Tale processo, a suo dire, “inizia purtroppo già dall’ideazione, quindi già dall’immaginazione nell’autore, e va avanti senza possibilità alcuna di esser bloccato, venendo compiuto fino alla fine.” A questo si aggiunge una fase successiva di “tentativo dell’autore di rimanere impunito, un pre conservarsi,” tipico del linguaggio criminologico.
La Bonifazi ha inoltre sottolineato la similarità tra i due eventi, notando che la seconda gravidanza sarebbe stata in qualche modo “cercata”. Ha evidenziato come ci si aspetterebbe da una persona dotata di logica che non ricada in un secondo atto ugualmente tragico dopo il primo. Al contrario, ha rilevato come l’intervallo tra i due delitti, definito “lasso di tempo di raffreddamento”, sia stato “estremamente ridotto”. Questo, insieme alla natura degli atti, suggerisce una serialità e una logica, escludendo l’impulsività.
“Non c’è alcuna azione che possa apparire non finalizzata,” ha argomentato la criminologa, descrivendo il comportamento dell’imputata come quello di chi “entra ed esce da un impatto emotivo elevatissimo (…) senza minimamente avere degli scossoni emotivi,” dimostrando la capacità di gestire “eventi e momenti estremamente impattevoli dal punto di vista emotivo e fisico: questo è tipico comportamento seriale.”
A seguito delle evidenze emerse e delle dichiarazioni, lo scorso 30 giugno i giudici della Corte d’assise avevano già disposto una perizia psichiatrica sull’imputata.
Durante la stessa udienza, la difesa di Chiara Petrolini ha dato il proprio consenso all’acquisizione degli interrogatori resi in fase di indagine dai genitori della ragazza, Roberto Petrolini ed Elisa Bruschi. Di conseguenza, i genitori dell’imputata non deporranno in aula. La decisione è stata accettata anche dall’accusa, rappresentata in aula dal procuratore capo Alfonso D’Avino.
Un’analoga richiesta di acquisizione delle dichiarazioni preliminari è stata avanzata e ottenuta dai legali di parte civile per i genitori di Samuel Granelli, l’ex fidanzato di Chiara e padre dei due bambini. Anche in questo caso, non ci saranno deposizioni in sede dibattimentale.
Samuel Granelli, ex fidanzato di Chiara Petrolini e padre dei neonati, ha deposto in aula. L’uomo ha raccontato di essersi rimesso con Chiara nel settembre 2023, dopo una separazione avvenuta nel 2022. Ha dichiarato di aver saputo da Chiara del ritrovamento di un bambino nel giardino di casa, ma che lei “non mi disse che era suo”.
Granelli ha affermato di non aver mai avuto il minimo sospetto sulle gravidanze: “Non ho mai avuto la percezione che potesse essere in gravidanza, mai un sospetto, non ho mai notato nulla nemmeno quando era nuda.” Ha descritto Chiara come “sempre la stessa” e, interrogato sulla possibilità di avere figli, ha risposto che “se lo avessi saputo ne avremmo discusso, non sarei stato contro al 100%, se Chiara avesse voluto avrei tenuto il bimbo anche da solo, non gli avrei fatto fare quella fine.”
Un amico dell’imputata ha aggiunto un tassello alle dichiarazioni, raccontando che Chiara gli aveva confidato momenti in cui avrebbe voluto tenere il bambino e altri in cui non lo avrebbe fatto. L’amico della Petrolini ha continuato dicendo che dopo il ritrovamento del primo cadavere, Chiara avrebbe giustificato il suo silenzio con gli amici dicendo che si aspettava una domanda sulla gravidanza, convinta che la sua condizione fosse fisicamente evidente, e che “sperava che notassimo qualcosa.”
