Ci sono vignaioli così appassionati da fare del proprio mestiere una poesia, non soltanto metaforicamente parlando, ma con la semplicità dei versi che vengono fuori dalle attività quotidiane, dalla bellezza delle cose semplici e dalla soddisfazione per il lavoro ben fatto. Pietro Vezzoso appartiene sicuramente a questa categoria di persone che sentono la viticoltura e la vinificazione come una vocazione anzitutto e anche come una responsabilità per il territorio e verso la famiglia di cui è parte e che gli tramandato valori importanti.
Essendo falcianese di origine controllata e garantita i suoi versi non possono che andare al vitigno più iconico dell’area…
Primitivo del Massico
C’è un vigneto a bacca rossa, immortale non trapassa
“Palla e Pallino” l’acino non ingrossa.
Quintali assai non ne fa, solamente qualità.
È il vecchio Primitivo, padre del Falerno, forte ed eterno.
Il nettare degli Dei, vino dai Romani celebrato e tanto decantato.
Monte Massico lo culla, non gli manca proprio nulla.
Vino intrigante e interessante, seducente e affascinante.
La sua beva riempie il palato, strutturato e tanto apprezzato.
Orgoglio della nostra terra, ricchezza assoluta da custodire e tramandare.
Sei passione, cultura e tradizione, brindo con un calice in tuo onore e a chi come me è un sognatore.

Precedentemente noto come Falciano di Carinola, il borgo casertano di Falciano del Massico, ove la famiglia Vezzoso produce vino e olio extravergine di oliva in biologico, conta poco meno di 3500 abitanti ed è ubicato alle pendici del Monte Massico, inscritto nell’oasi WWF e nel cui comprensorio presenzia l’omonimo lago, di origine vulcanica e costituente un’area naturale protetta di circa 90 ettari.
Le origini della viticoltura in quest’area si perdono nel mito e nella notte dei tempi, essendo il territorio vocato all’allevamento delle uve che davano vita al Falerno, il vino più decantato di tutta l’Antica Roma, ma a voler risalire all’etimologia del nome di Falciano del Massico occorre portarsi al 1745, anno in cui Francesco Maria Pratilli, prete, archeologo e antiquario italiano, la faceva derivare dal nome del vino Faustiano, prodotto in zona. Diversa invece la tesi di Luca Menna, storico ottocentesco locale, che vorrebbe il nome del paese derivi da falcibus, ossia le diverse falci impiegate «per segar le biade e per potar le viti». Inoltre, teorie più recenti vorrebbero che Falciano del Massico veda il suo nome prendere origine da termini come Faustianum, Falcidianum o Felicianum, tutti prediali, ossia toponimi afferenti a possedimenti terrieri di epoca romana.
Qui la presenza di insediamenti risale al Medio Paleolitico, come dimostrano i reperti archeologici ritrovati nelle campagne limitrofe, poi Falciano del Massico e le altre aree circostanti furono abitate dagli Ausoni e dagli Aurunci, fino al IV secolo a.C., epoca della conquista romana. Di pari passo all’edificazione della Via Appia la romanizzazione di questi territori consentiva un incremento dell’agricoltura, assetti viari interni e la costruzione di ville di campagna, specialmente in età tardo repubblicana. Di questi luoghi e del mitico Falerno ne cantarono le lodi Virgilio, Orazio, Catullo, Cicerone e Marziale.

Soltanto nel 1964, al termine di un lungo e tortuoso procedimento burocratico, Falciano ottenne l’autonomia comunale staccandosi da Carinola. La chiesa vecchia di San Rocco e Martino e la chiesa vecchia di San Pietro Apostolo sono delle buone attrattive, così come il Falerno Fest che si celebra in ottobre.
Nata nel 2021 la Cantina Vezzoso regala autentici vini di territorio e preserva oltre a una chiara impronta di conduzione familiare anche un’ospitalità franca e una giovialità di altri tempi. Ad aver riscosso un certo gradimento, un ampio consenso di pubblico e anche dei premi importanti è il Decanto, frutto di un lavoro intenso nelle storiche Vigne del Barone, con viti dell’età media di 60 anni, allevate su suoli argillosi, potate con la tecnica del cordone speronato e vendemmiate verso la fine di settembre. Fermentazione e affinamento in solo acciaio per un primitivo veemente e non filtrato.
Dal rosso rubino intenso e da una consistenza che già alla vista palesa quanto questo vino si possa tagliare al coltello, il Decanto Falerno del Massico Doc 2021 di Cantina Vezzoso tracima carattere già alla rotazione del calice. Al naso, dopo una coltre spiritosa subito dissipata, arriva la viola mammola e i fiori di lillà, poi il fruttato della rosa canina e, di seguito, la carruba, la confettura di gelsi neri e ciliegia, con infine la marasca sotto spirito. La carezza astringente, non invasiva, precede una bella verve acida e una certa sapidità sullo sfondo di un sorso materico, verticale e abbastanza lungo in persistenza, il quale, in retrolfattiva, veicola nuovamente la frutta rossa, seppur con una nota agrumata, di scorza d’arancia. Anche se ben lungi dalla maturità il Decanto è davvero piacevole, persistente e gastronomicamente intrigante: Filetto Parmentier al fondente e pepe selvatico del Madagascar.
