Mercoledì 20 maggio alle 18 il Museo Città Creativa riapre la stagione delle esposizioni con Rosso Marano.
All’inaugurazione porteranno i saluti istituzionali il commissario straordinario del Comune di Salerno, Vincenzo Panico, e il presidente dell’associazione promotrice Opificio Art, Vincenzo Adinolfi.
Seguiranno gli interventi della curatrice Gabriella Taddeo, di Cristina Tafuri e le testimonianze di Rosalba Fatigati, già direttrice del Museo, e di Enrico Salzano. Coordinerà il giornalista Stefano Pignataro.
L’artista, poco celebrato in città a 15 anni dalla sua morte, ritorna nel luogo da lui ideato nel 1997.
Ugo Marano ha avuto tanti volti; è stato artista puro nella sua completezza: designer, vasaio, scultore, performer.
Lo hanno chiamato «talento visionario».
Negli anni Settanta fu invitato a esporre alla Quadriennale di Roma, alla Biennale di Venezia e alla Triennale di Milano, e nel 1982 al Centre Pompidou di Parigi.
Nel 1991 fu il leader del gruppo dei «Vasai di Cetara». A Salerno, nel 1996, progettò e realizzò la Fontana Felice.
Ugo Marano morì nel 2011 e la produzione di opere d’arte è attualmente conservata non solo in «Casa Marano», a Capriglia, ma anche in molti spazi museali e in luoghi privati.
La sua poetica si delinea come una visione innovativa che coniuga arte, natura e civiltà. Il suo approccio non è solo estetico, ma anche etico, puntando alla salvaguardia dell’ambiente e alla valorizzazione della manualità. L’artista spesso ha polemizzato contro la mancanza di senso civico e, per lui, l’eleganza non risiede nella moda, ma nel rispetto della natura, del paesaggio e della comunità.
Durante l’esperienza dei «Vasai di Cetara» (gruppo creato nel 1991), Marano promosse un lavoro creativo libero da schemi dogmatici e accademici, dando alla ceramica la dignità di arte contemporanea.
La sua poetica è stata definita anche «stanza dell’utopia», laddove è dimora mentale e spazio di libera creazione.
Presente in musei e collezioni private in Italia e all’estero, Marano ha eseguito anche un ciclo di opere inedite, mai esposte, ispirate all’erotismo, che saranno presenti in mostra. Ha dato la possibilità di esporle Wabi Giardini, che possiede, oltre a tale ciclo di piatti e mattonelle, anche buona parte delle sculture dell’artista collocate nei suoi luoghi aperti, in una sorta di museo en plein air.
«Il vasaio di Cetara ritorna a parlarci nelle stanze del Museo Città Creativa di Ogliara, che è stato una delle sue creature», afferma la curatrice Gabriella Taddeo. «La sequenza di opere in mostra insegue l’Eros come sacra trasgressione ed energia pura che cerca l’estasi. È la mente che parla al corpo e gli si avvicina nel suo gioco psicologico e seduttivo per risvegliarlo al di là dei limiti del Super-io e per sperimentare la pienezza dell’esistenza. Ce lo dicono questi esseri stilizzati dai corpi allungati e immaginari, senza identità, che prendono vita nei suoi piatti e sull’area delle sue mattonelle. La stessa allusività erotica è anche nella raffigurazione del volatile che troneggiava sulla sua Fontana Felice.
Il rosso arriva come eco dalla casa dei Vettii e dalle altre case pompeiane, giungendo fino a lui che lo reinterpreta come rosso selenio e lo rende assolutamente contemporaneo, spingendosi verso i confini del linguaggio e dell’esperienza interiore».
