“Da questo incontro vorrei filtrasse un messaggio: non abituarsi alla normalità del male, perché questo è il rischio che si corre raccontando un fatto come questo, facendo da spettatori ad una situazione che non è un film, ma è successa davvero. Ricercare e studiare non significa affatto che si debba finire come Giulio, anzi la ricerca e lo studio sono aspetti molto importanti per ogni Paese, in particolare per il nostro, ed è ancora più importante valorizzare gli intellettuali e le persone che cercano di migliorarsi, di ampliare gli orizzonti, la propria cultura, avvicinandosi anche a paesi che sembrano lontani, come l’Egitto nel caso di Giulio, ma che in realtà non lo sono”. Lo ha detto Diego Bianchi, giornalista, blogger e conduttore televisivo, intervenendo all’iniziativa nazionale Le Università per Giulio Regeni, organizzata all’Auditorium Ennio Morricone dell’università degli Studi di Roma Tor Vergata nella Macroarea di Lettere e filosofia e promossa dalla Senatrice a vita e scienziata Elena Cattaneo a dieci anni dalla scomparsa in Egitto del giovane ricercatore, a cui l’ateneo ha aderito.
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