La monografica Visioni digitali dell’artista Teng Lingqun inaugura al Civico 23 sabato 6 e si protrarrà fino al 13 dicembre 2025, rendendo visibili alla fruizione opere digitali, sintesi della poetica artistica della giovane autrice, attenta a tematiche attuali. Curatori sono Angelo D’Amato e Peng Peng Wang, che hanno stabilito un partenariato tra la galleria A60 di Milano e la galleria salernitana Civico 23.
Il testo critico che accompagna la mostra afferma: «La nuova frontiera dell’arte è rappresentata dal digitale, che si sviluppa nell’ambito di una comunicazione tecnologica e artificiale. In quest’ottica le opere dell’artista cinese Lingqun Teng sembrano dialogare con un mondo parallelo a cui è affidato il compito di trasmettere sensazioni e stati d’animo fuori dalla portata di una dimensione analogica. L’artista si affida a una realtà Altra fatta di “algoritmi” e “strutture dati” a cui riferirsi per creare mondi nuovi: alcuni di questi mondi si palesano attraverso immagini pixellate, altri tendono a offuscare immagini al limite con la rarefazione, altri ancora giocano con lettere di diversa grandezza nel tentativo di suggerire una spazialità di condensazioni instabili.
Le opere di Lingqun Teng sono tutto questo e altro ancora; infatti, le diverse configurazioni adottate intessono con il simbolo una relazione particolare: triangoli, cerchi, punti, lettere e linee, segni grafici e asterischi appartengono al mondo digitale ma, nello stesso tempo, sono parte di una dimensione simbolica nella misura in cui rimandano a una comunicazione fatta di sintesi e concisione. Lingqun Teng è parte di una dimensione, quella che appartiene all’immagine/simulacro, specie se la consideriamo alla stregua di un “effetto di superficie”, riproducibile all’infinito e modificabile in qualunque momento.
L’arte è dunque destinata a diventare “gassosa”? Ovvero a perdere quella consistenza che la distingueva per divenire oggetto di godimento estetico volatile e precario? In realtà, le opere di Lingqun rivestono un ruolo tutt’altro che transitorio: la poliedricità del suo operare le garantisce di toccare temi importanti e significativi all’interno della storia dell’arte, come il paesaggio unitamente al linguaggio e al colore. Piuttosto, così come è capitato con artisti prima di lei (Laurie Anderson, Jenny Holzer e Bill Viola, solo per citare quelli storici), occorre puntualizzare il fine ultimo dei lavori dell’artista cinese che, nella fattispecie, ha inteso trovare nel digitale una potenzialità creativa che si fa esplorazione, ricerca continua di nuove possibilità espressive.
In effetti, ciò che va detto, al netto delle critiche che si possono ricevere, è che l’evoluzione dell’arte digitale appare come una grande opportunità nelle mani degli artisti, specie se trattata con serietà e indipendentemente da subdole logiche affaristiche e di mercato».