Il nuovo Codice della strada comincia a prendere forma, ma per gli automobilisti è bene chiarire subito un punto: le nuove regole non sono ancora in vigore.
Il Consiglio dei ministri ha approvato il 13 ottobre 2026 lo schema di decreto legislativo che riscrive in maniera ampia la disciplina della circolazione stradale. Il testo passa ora alla fase dei pareri e potrà ancora essere modificato prima dell’approvazione definitiva.
La riforma segue una linea abbastanza precisa: rendere molte sanzioni ordinarie meno pesanti e più proporzionate, ma aumentare la severità nei confronti delle condotte considerate più pericolose. Accanto alle multe cambiano però anche notifiche, riscossione, circolazione in autostrada, assicurazione dei veicoli, mobilità elettrica e disciplina della guida automatizzata. È questa la chiave con cui leggere il nuovo impianto.
Multe: meno automatismi, più peso alla gravità della violazione
Uno dei cambiamenti più importanti riguarda il sistema sanzionatorio.
L’impostazione generale prevede una riduzione di numerosi importi ordinari e il superamento di alcuni automatismi. Parallelamente, però, le sanzioni diventano più pesanti quando la violazione è associata a comportamenti particolarmente pericolosi o a situazioni di maggiore gravità.
Potranno quindi aumentare, per esempio, nei casi di guida senza patente o con patente sospesa, di circolazione senza assicurazione e quando dalla violazione deriva un incidente con feriti.
Il principio è quello di differenziare maggiormente la risposta: non tutte le infrazioni devono pesare allo stesso modo e la sanzione deve riflettere meglio la pericolosità concreta della condotta. Il ministero parla infatti di una riduzione complessiva delle multe accompagnata da una stretta sui comportamenti più rischiosi.
Eccesso di velocità: la multa crescerà con i chilometri oltre il limite
Cambia anche uno dei meccanismi più conosciuti dagli automobilisti.
L’attuale sistema basato su fasce di superamento del limite dovrebbe essere sostituito da un criterio più progressivo: l’importo della sanzione aumenterà in rapporto ai chilometri orari eccedenti.
L’obiettivo è evitare che infrazioni molto diverse per gravità finiscano all’interno della stessa fascia sanzionatoria e introdurre una maggiore proporzionalità tra comportamento e multa.
Verbali più rapidi: in alcuni casi la notifica scende a 45 giorni
La riforma interviene anche sui tempi delle notifiche.
Per alcune violazioni accertate senza contestazione immediata il termine dovrebbe scendere dagli attuali 90 a 45 giorni. Una modifica importante soprattutto per autovelox e altri sistemi di rilevazione a distanza, perché ridurrebbe il tempo che può trascorrere tra l’infrazione e la comunicazione al conducente.
Anche il rapporto con la pubblica amministrazione diventerà più digitale. Le notifiche con valore legale potranno viaggiare attraverso strumenti come la Pec e la piattaforma SEND.
Chi non dispone di un domicilio digitale continuerà comunque a poter ricevere le comunicazioni attraverso i canali tradizionali.
Prima della riscossione forzata arriverà un avviso
Cambia anche il percorso delle multe non pagate.
Prima dell’avvio della riscossione coattiva l’amministrazione dovrà inviare un avviso bonario, concedendo al cittadino 60 giorni per regolarizzare la propria posizione.
Scompare inoltre il vecchio meccanismo della maggiorazione del 10% ogni sei mesi.
La logica è distinguere maggiormente il mancato pagamento iniziale da una vera situazione di insolvenza, offrendo un’ultima possibilità di pagamento prima dell’avvio delle procedure forzate.
Auto senza assicurazione: dopo 30 giorni può scattare lo stop
Sul fronte della copertura Rc auto, invece, la linea diventa più severa.
Quando viene accertato che un veicolo è privo di assicurazione, il proprietario sarà informato dell’irregolarità e avrà 30 giorni per sistemare la propria posizione.
Se non lo farà, potrà essere disposto un divieto di circolazione a tempo indeterminato, destinato a cessare soltanto quando saranno ripristinate le condizioni previste dalla legge.
La stretta sui veicoli non assicurati è una delle misure messe maggiormente in evidenza dallo stesso ministero.
Autostrade, cambia il modo di utilizzare le corsie
Tra le innovazioni destinate a incidere maggiormente sulle abitudini di guida ci sono quelle previste per le autostrade con almeno tre corsie per senso di marcia.
Il nuovo Codice apre alla circolazione per file parallele. In determinate condizioni un automobilista che procede regolarmente sulla corsia di destra potrà quindi avanzare più velocemente rispetto a un veicolo che si trova su una corsia alla sua sinistra.
È però fondamentale distinguere questa situazione dal sorpasso a destra.
Il sorpasso implica infatti una manovra con cambio di corsia effettuata per superare un altro veicolo. Il “superamento” si verifica invece quando ciascun mezzo rimane nella propria corsia e una fila procede semplicemente più velocemente dell’altra.
Il sorpasso a destra continuerà quindi a essere vietato.
Corsia più a sinistra: almeno 100 km/h, ma non sempre
Sempre nei tratti in cui sarà consentita la circolazione per file parallele, cambia anche l’utilizzo della corsia più a sinistra.
In condizioni normali non dovrebbe essere utilizzata da chi procede a velocità inferiori a 100 km/h.
Non si tratta però di un obbligo assoluto di mantenere quella velocità: il principio non può naturalmente applicarsi quando traffico, condizioni meteorologiche, lavori, incidenti o altre circostanze impongono di rallentare.
L’obiettivo è soprattutto evitare l’occupazione ingiustificata della corsia più a sinistra da parte dei veicoli più lenti.
In coda nasce il corridoio centrale
Un’altra novità interessa le situazioni di traffico congestionato.
Sulle strade con più corsie, quando si forma una coda, gli automobilisti dovranno lasciare libero uno spazio centrale destinato a facilitare il passaggio dei motocicli e, quando necessario, dei mezzi di emergenza e delle forze di polizia.
Il tema della mobilità dei motociclisti è presente anche in altre parti della riforma: il Governo ha previsto, in determinate condizioni di incidente o rallentamento, la possibilità di utilizzare la corsia di emergenza.
Rotatorie: la precedenza di chi è già dentro entra nel Codice
Il nuovo testo disciplina espressamente anche le rotatorie.
Salvo diversa segnalazione, avrà la precedenza il veicolo che sta già percorrendo la rotatoria rispetto a quello che deve immettersi.
Per molti automobilisti non sarà una rivoluzione, perché si tratta della regola già applicata nella maggior parte delle rotatorie italiane attraverso la segnaletica.
La novità sta soprattutto nel fatto che il principio viene inserito direttamente nella disciplina del Codice.
Video in auto: vietato modificare i sistemi per guardarli durante la marcia
La riforma affronta anche il tema dei nuovi sistemi multimediali installati nelle automobili.
Non sarà consentito modificare o utilizzare i dispositivi di infotainment in modo da permettere al conducente di guardare video mentre il veicolo è in movimento.
La norma punta direttamente alla distrazione alla guida: chi viene sorpreso a seguire filmati mentre conduce il veicolo potrà essere sanzionato.
Guida automatizzata: entra nel Codice la figura del “controllore”
Per la prima volta viene disciplinata in maniera specifica anche la circolazione dei veicoli dotati di sistemi di guida automatizzata.
La presenza della tecnologia non significa però, almeno in questa fase, eliminare completamente l’intervento umano.
A bordo dovrà essere presente una persona incaricata di controllare il funzionamento del sistema e di intervenire quando necessario. Il “controllore” manterrà responsabilità sulla circolazione del veicolo anche quando la guida automatizzata è attiva.
È uno degli elementi più innovativi della riforma perché prepara il quadro normativo italiano alla progressiva diffusione di tecnologie che fino a oggi trovavano spazio soprattutto nell’ambito delle sperimentazioni.
Biciclette elettriche: nasce la categoria dei “cicli a propulsione”
Un capitolo specifico riguarda anche le due ruote elettriche.
Il testo introduce la categoria dei cosiddetti cicli a propulsione, mezzi alimentati esclusivamente dal motore elettrico e distinti dalle normali biciclette a pedalata assistita.
Per questi veicoli vengono introdotti obblighi specifici, che possono comprendere casco e contrassegno identificativo. Il Governo ha indicato proprio la nuova disciplina dei cicli a propulsione fra le principali innovazioni del testo.
È stata invece eliminata, rispetto alle versioni precedenti, l’ipotesi di rendere obbligatorio il casco per tutti i ciclisti con meno di 14 anni.
Pec obbligatoria e limiti agli over 85: i due dietrofront
Non tutte le misure circolate nei mesi scorsi sono sopravvissute alla versione approvata dal Governo.
È stata eliminata innanzitutto l’ipotesi di obbligare i cittadini ad avere una Pec per ottenere o rinnovare la patente e per alcune pratiche relative ai veicoli.
Il domicilio digitale continuerà a poter essere utilizzato per ricevere comunicazioni e notifiche, ma non diventerà un requisito obbligatorio per tutti.
Salta anche l’ipotesi di introdurre restrizioni automatiche per i conducenti con più di 85 anni.
Le prime versioni prevedevano limitazioni come il divieto di circolare in autostrada, l’obbligo di tasso alcolemico zero e restrizioni territoriali agli spostamenti. Questi automatismi non compaiono più nel testo approvato.
Resta naturalmente la possibilità di sottoporre il conducente ad accertamenti sanitari più approfonditi quando, durante il rinnovo della patente, emergano condizioni incompatibili con una guida sicura.
Quando entrerà in vigore il nuovo Codice?
È il punto più importante per chi legge: non adesso.
Il via libera del Consiglio dei ministri del 13 ottobre è preliminare. Lo schema è stato trasmesso al Parlamento il giorno successivo e dovrà completare il percorso previsto dalla legge delega, con i pareri degli organismi competenti e l’esame delle Commissioni parlamentari. Al Senato lo schema è stato assegnato come Atto del Governo n. 448 e le Commissioni competenti hanno 90 giorni per esprimere il proprio parere.
Il testo potrà quindi ancora cambiare prima dell’approvazione definitiva.
Tra le ipotesi indicate per l’effettiva applicazione del nuovo Codice c’è il 1° gennaio 2028, data che consentirebbe anche di predisporre i regolamenti e gli adeguamenti necessari. Al momento, però, non va trattata come una data definitiva: sarà il provvedimento conclusivo a stabilire tempi e modalità dell’entrata in vigore.
Fino a quel momento continueranno ad applicarsi le norme attualmente vigenti.
Ed è proprio questa la distinzione da tenere presente davanti alle molte novità annunciate: il nuovo Codice ha iniziato il suo percorso, ma sulle strade italiane le regole non sono ancora cambiate.
