21 marzo, primo giorno di primavera.
Il calendario rispetta l’arrivo della mite stagione, il meteo di questi giorni ne ritarda i benefici effetti per il protrarsi di precipitazioni sparse, fastidioso vento e nevicate a quote medie.
Come difendersi da questo ultimo colpo di coda di maltempo invernale? Vediamo… da qualche p – “arte” è di sicuro primavera! Si gioca con trattini e consonanti, si muta il sostantivo parte in arte e risolleviamo gli animi pensando alla delicata bellezza del “ramo di mandorlo in fiore in un bicchiere con un libro” di van Gogh.
La tela fa parte di una serie che Vincent dedica ai suoi amati “fiori bianchi”, realizzata ad Arles nel 1888 e presente in una collezione privata. In una lettera al fratello Theo spedita a marzo dello stesso anno, il pittore olandese scrive:
“Qui sotto fa un freddo gelido e c’è ancora neve in campagna. Ho uno studio di un paesaggio bianco con la città sullo sfondo. Poi due piccoli studi di un ramo di mandorlo già in fiore nonostante il freddo”.
Il dipinto, preparatorio del più celebre “Ramo di mandorlo fiorito” donato alla famiglia in occasione della nascita del nipotino (1890), rappresenta la speranza, il buon auspicio di rinascita e il ciclo vitale della Natura. Non solo. L’opera riflette la passione di van Gogh per i disegni orientali. L’inquadratura ravvicinata, la semplicità della composizione e i contorni netti del ramo richiamano direttamente le stampe giapponesi che egli amava collezionare.
Il matto dai capelli rossi, considerato il padre dell’espressionismo e genio solitario, passava ore sdraiato tra l’erba. Voleva avvicinarsi all’infinitamente piccolo e sentire pulsare le forze cosmiche nel dettaglio.
In un’altra lettera del 1889 annota: “Vedo la natura che mi ha detto qualcosa. Mi ha rivolto la parola”.
Immagini interiori espresse “senza stile, con una inconfondibile violenza disarmonica […] o delicate sfumature tonali”. Una ricerca ora mistica ora disperata, che Vincent trasforma in fiore, ramo di mandorlo in un bicchiere con libro.
