Dalle montagne del Tennessee alla leggenda della musica country: è morta a 80 anni l’artista che ha conquistato generazioni con le sue canzoni, il cinema, gli affari e un impegno instancabile per gli altri.
Dolly Parton è morta il 25 agosto 2026, a 80 anni, dopo una breve battaglia contro il cancro. Cantante, autrice, attrice, imprenditrice e filantropa, ha costruito in quasi sei decenni una delle figure più riconoscibili della cultura popolare americana. Dalla povertà dell’infanzia in Tennessee al successo mondiale, fino al rapporto con la figlioccia Miley Cyrus, Parton ha fatto della propria immagine di “fata madrina” un simbolo di generosità, ironia e libertà.
Dolly Parton aveva un talento particolare: riuscire a sembrare una favola senza mai dimenticare di essere una persona reale. Capelli biondi, abiti ricoperti di strass, tacchi vertiginosi e un sorriso inconfondibile erano diventati la sua armatura. Dietro quell’immagine scintillante, però, c’era la storia di una donna nata nella povertà rurale del Tennessee, capace di trasformare le proprie origini in una delle più straordinarie carriere della cultura americana.
La notizia della sua morte ha attraversato il mondo della musica e dello spettacolo, provocando una lunga scia di omaggi. In quasi sessant’anni di carriera, Parton non era stata soltanto una star del country: era diventata un personaggio riconoscibile anche da chi non aveva mai ascoltato un suo disco.
La sua storia comincia nel 1946 nella contea di Sevier, in Tennessee, in una famiglia numerosa e con poche risorse economiche. Era una delle dodici figlie di Robert Lee e Avie Lee Parton e crebbe in una piccola abitazione sulle montagne degli Smoky Mountains. La povertà non scomparve mai completamente dalla sua memoria e sarebbe diventata uno dei temi ricorrenti della sua produzione artistica. In “Coat of Many Colors”, per esempio, raccontò proprio l’infanzia difficile e l’orgoglio di una madre capace di trasformare un semplice cappotto fatto di pezze in un simbolo d’amore.
Il successo arrivò attraverso la musica. Parton si trasferì giovanissima a Nashville e cominciò a costruire la propria carriera come autrice e interprete. La collaborazione con Porter Wagoner contribuì a farla conoscere al grande pubblico, ma fu soprattutto la sua capacità di scrivere canzoni semplici e universali a renderla una protagonista della musica americana. “Jolene” e “I Will Always Love You” sono diventate classici oltre i confini del country. Quest’ultima, resa celebre anche dall’interpretazione di Whitney Houston, ha finito per appartenere all’immaginario musicale mondiale. Nel corso della sua carriera Parton ha scritto migliaia di canzoni e venduto oltre 100 milioni di dischi.
Ma ridurre Dolly Parton alla musica sarebbe un errore. La sua carriera ha attraversato cinema e televisione, con film come “9 to 5” e “The Best Little Whorehouse in Texas”, fino alla costruzione di un vero e proprio impero imprenditoriale. Nel 1986 inaugurò Dollywood, il parco a tema nato nella sua terra d’origine e diventato una delle principali attrazioni del Tennessee. Era il modo con cui Parton trasformava il successo personale in un investimento sul territorio che l’aveva vista crescere.
Ancora più importante è stato il suo impegno nel campo dell’istruzione. Attraverso la Dolly Parton’s Imagination Library, il programma dedicato alla lettura nella prima infanzia, sono stati distribuiti centinaia di milioni di libri ai bambini. Il progetto, nato negli Stati Uniti, si è progressivamente esteso anche ad altri Paesi. La fondazione rappresenta forse uno degli aspetti meno appariscenti, ma più profondi, della sua eredità: utilizzare la popolarità per rendere la lettura più accessibile alle nuove generazioni.
La sua generosità si è manifestata anche in altri momenti. Durante la pandemia di Covid-19 Parton donò un milione di dollari alla ricerca sui vaccini, un contributo destinato alla ricerca del Vanderbilt University Medical Center. Il gesto contribuì a rafforzare l’immagine di un’artista che non considerava la beneficenza come un elemento accessorio della propria celebrità, ma come parte integrante della sua identità pubblica.
E poi c’è la “fata madrina”. Non è soltanto una metafora inventata dal pubblico. Parton utilizzò proprio questa definizione parlando del suo rapporto con Miley Cyrus, figlia del cantante Billy Ray Cyrus e sua figlioccia. Quando le venne chiesto del legame con la giovane artista, Parton spiegò di essere la sua “fairy godmother”, la fata madrina. Il rapporto tra le due è diventato uno dei legami più riconoscibili tra generazioni diverse della musica popolare americana.
Parton aveva conosciuto Miley quando era ancora bambina e aveva partecipato anche alla serie televisiva “Hannah Montana”. Negli anni successivi, mentre Cyrus cercava di liberarsi dell’immagine della ragazzina Disney, Parton continuò a sostenerla pubblicamente. Non come una figura che pretendeva di decidere per lei, ma come una presenza pronta a difenderne la libertà. È proprio questa idea della “fata madrina” a raccontare meglio di qualsiasi definizione il ruolo che Parton ha avuto nell’immaginario collettivo: una donna capace di dispensare consigli senza rinunciare all’ironia e di esercitare influenza senza trasformarla in autorità.
La sua immagine, inoltre, ha superato le categorie tradizionali. Parton è stata contemporaneamente una star del country e una figura pop, un’imprenditrice e una benefattrice, un’icona amata dal pubblico conservatore del Sud degli Stati Uniti e da comunità molto diverse tra loro. La sua capacità di non prendersi troppo sul serio, pur prendendo molto sul serio il proprio lavoro, le ha permesso di attraversare epoche e cambiamenti culturali senza perdere riconoscibilità.
Anche negli ultimi mesi della sua vita aveva continuato a guardare al futuro. Nel 2026 era ancora al centro di nuovi progetti, tra cui “Dolly: A True Original Musical”, spettacolo autobiografico destinato a Broadway nell’inverno successivo. Parton aveva scelto di raccontare la propria vita attraverso la musica, ritenendo che fosse il modo più autentico per farlo.
La morte chiude una parabola lunga quasi sei decenni, ma non cancella la presenza di Dolly Parton nella cultura contemporanea. Restano le canzoni, i film, Dollywood, i libri distribuiti ai bambini e soprattutto un modello di celebrità diverso da quello costruito soltanto intorno alla fama.
Dolly Parton aveva trasformato la propria vita in una favola, ma senza nascondere le difficoltà del viaggio. La bambina povera del Tennessee era diventata una delle donne più celebri d’America senza rinnegare le proprie origini. Forse è proprio qui che si trova il significato più autentico della sua definizione di “fata madrina”: non una creatura capace di compiere magie, ma una donna che ha usato ciò che aveva conquistato per provare a rendere un po’ migliore la vita degli altri.
