SOLOFRA – Ci sono luoghi nei quali parlare di dolore richiede misura, rispetto e una particolare delicatezza. E ci sono immagini capaci di avvicinarsi alla sofferenza senza cercare di spiegarla, lasciando piuttosto intravedere, dentro di essa, uno spazio per la speranza. È in questa dimensione che si inserisce Costellazione Mariana. Gioie e dolori di Maria di Nazareth, la mostra del professor Gerardo A. Russo che sarà inaugurata mercoledì 21 ottobre all’Hospice di Solofra.
L’esposizione, realizzata in collaborazione con il servizio di assistenza spirituale, resterà visitabile fino al 31 ottobre e accompagnerà un momento particolarmente significativo per la struttura dell’ASL: la visita della statua della Madonna di Fatima. Alle ore 11, nella Cappella dell’Hospice, don Bartolo De Filippis celebrerà la Santa Messa in onore della Beata Vergine.
La mostra approda così in un luogo nel quale il tema scelto dall’autore assume una forza ulteriore. Non una semplice esposizione a carattere religioso, ma un percorso costruito attorno a due esperienze universali, la gioia e il dolore, osservate attraverso la figura di Maria e il suo rapporto con Cristo.
Già presentata nel maggio scorso nella sede dell’Azione Cattolica di via Gregorio Ronca, la Costellazione Mariana comprende quattordici opere, alle quali si aggiungono tre lavori introduttivi e di riflessione. All’Hospice saranno collocate al piano superiore, accanto alla Cappella, delineando un itinerario nel quale ogni immagine diventa una tappa di una più ampia meditazione spirituale.
Il percorso si sviluppa attorno alle sette gioie e ai sette dolori di Maria, secondo due movimenti quasi speculari.
Le gioie sembrano condurre lo sguardo verso l’alto. Si parte dall’Annuncio e dalla Nascita, per attraversare la Rivelazione, la Risurrezione e il dono dello Spirito, fino all’Assunzione e all’Incoronazione celeste. Sono momenti nei quali la luce irrompe nella vicenda umana e apre una prospettiva che va oltre ciò che è immediatamente visibile.
In direzione opposta si muovono i sette dolori. Dalla profezia di Simeone, con quella spada destinata simbolicamente a trafiggere l’anima della Madre, il racconto attraversa lo smarrimento, il Calvario e la Croce, fino alla morte di Cristo, alla deposizione e alla sepoltura. È una discesa dentro la perdita e la vulnerabilità, ma non una resa alla disperazione.
Ed è proprio nell’incontro tra questi due movimenti che il progetto di Russo trova la sua chiave più intensa. Luce e ombra non vengono separate, perché nella vita di Maria l’una porta già il presentimento dell’altra. La gioia non cancella la possibilità della sofferenza; il dolore, a sua volta, non riesce a spegnere completamente l’attesa di una rinascita.
Alla conclusione del ciclo, il volto di Maria non appartiene soltanto al racconto evangelico. Diventa quello di una madre che accoglie, accompagna, teme, perde e continua ad amare. In questa prospettiva la sua esperienza entra in risonanza con quella di tante donne e, più in generale, con una condizione profondamente umana: l’impossibilità di dividere nettamente l’esistenza tra giorni luminosi e giorni oscuri.
Maria appare allora non soltanto come madre di Cristo, ma come madre della fede, figura nella quale gioia e dolore possono essere riconciliati senza che l’una esperienza neghi l’altra. Il punto d’arrivo non è né il pianto né l’estasi, bensì una quiete interiore maturata attraversando entrambi.
La scelta dell’Hospice come sede della mostra rende questo messaggio ancora più evidente. In un ambiente nel quale ogni giorno convivono fragilità, cura, vicinanza e bisogno di senso, le opere possono diventare occasione di raccoglimento anche per chi non le guarda esclusivamente attraverso una prospettiva confessionale. Per i pazienti, per le famiglie, per gli operatori e per quanti attraversano quegli spazi, l’arte può offrire infatti una pausa silenziosa, una presenza discreta, talvolta persino una forma di compagnia.
Costellazione Mariana parla così della Vergine, ma attraverso di lei finisce per parlare dell’uomo. Racconta che nessuna felicità è completamente al riparo dalla precarietà e che nessuna ferita, per quanto profonda, esclude necessariamente la possibilità di una luce.
Dal 21 al 31 ottobre, all’Hospice di Solofra, le immagini di Gerardo A. Russo proveranno a custodire proprio questo fragile equilibrio: quello di una gioia capace di attraversare il dolore senza ignorarlo e di un dolore nel quale può continuare a vivere, anche sommessamente, la speranza.
