Nell’ambito della programmazione culturale autunnale del Mezzogiorno, la XIX edizione del Festival Internazionale di Musica Sorrento Classica, sotto la direzione artistica del Maestro Paolo Scibilia e promossa dalla Società dei Concerti di Sorrento, si attesta come uno spazio privilegiato di formazione e dialogo interculturale. L’iniziativa, realizzata in sinergia con il Comune di Sorrento, la Regione Campania e il Museo Correale di Terranova, riafferma la propria funzione di presidio culturale volto alla valorizzazione e rifunzionalizzazione del patrimonio storico-artistico locale. In questo splendido settembre, l’architettura monumentale del Chiostro di San Francesco ha fatto da cornice acustica e scenografica a un ciclo di sei concerti serali. Il programma ha esplorato una pluralità di linguaggi musicali, spaziando dalla grande tradizione canonica europea alle avanguardie del Novecento, fino alle espressioni dell’etnomusicologia contemporanea. L’ultimo appuntamento della rassegna si terrà domenica 20 settembre, alle ore 20,45, nella suggestiva cornice del Chiostro di San Francesco che ospiterà il pianista argentino Alberto Portugheis, due volte in nomination per il Nobel della Pace, il quale riceverà il Premio Sorrento Classica alla carriera 2026 per la sua prestigiosa carriera artistica internazionale, quale erede diretto, rappresentante e divulgatore della Scuola Pianistica Napoletana di Vincenzo Scaramuzza e il primato per l’incisione dell’Opera omnia di Alberto Ginastera. La serata principierà con la Sonata in Do maggiore K. 330 composta da Wolfgang Amadeus Mozart nel 1783. Un’opera questa che incarna perfettamente lo “stile galante” nella sua accezione più nobile e matura, trasformando la semplicità formale in una trasparente e raffinata espressività. Il primo movimento, in forma-sonata, si apre con un tema di cristallina luminosità. Mozart rinuncia ai grandi contrasti drammatici a favore di una fluidità melodica continua, in cui i temi si susseguono come in un’aria d’opera buffa. La brillantezza del registro acuto e l’uso aggraziato degli abbellimenti nascondono una tessitura contrappuntistica estremamente curata. Il cuore lirico della Sonata, l’Andante, si colloca nella tonalità di Fa maggiore. È una delle pagine più intime e toccanti della produzione pianistica mozartiana, strutturata in forma bipartita con coda, che offre un contrasto intenso nella sezione centrale in Fa minore, dove l’atmosfera si tinge di un velo di malinconia e patetismo, prima di sciogliersi nella serena ripresa del tema principale. Il finale ripristina il clima festoso e disinvolto dell’apertura. Questo rondò è pervaso da uno spirito teatrale e da un ritmo vivace e incalzante. Tra brevi spunti contrappuntistici, giochi di dinamica e una coda di straordinaria eleganza, Mozart chiude l’opera stilizzando la leggerezza con impareggiabile maestria. Si passerà, quindi, ad un interessante florilegio di pagine chopiniane, che comprenderà Notturno in Fa maggiore, Op. 15 n. 1, datato 1832 e costruito su una nitida struttura tripartita. All’elegante cantabilità dell’Andante iniziale, di limpida ispirazione belcantistica, si contrappone l’improvvisa irruenza della sezione centrale Con fuoco, carica di tensione drammatica e ritmica, prima del ritorno al clima contemplativo di partenza. Quindi, verrà eseguita la Ballata n. 3 in La bemolle maggiore, Op. 47, scritta nel 1841, resta la più solare e luminosa delle quattro Ballate chopiniane. Sostenuta da un fluido movimento di 6/8, si sviluppa attraverso una raffinata elaborazione di due temi contrastanti che si intrecciano in un crescendo espressivo, culminando in una radiosa e virtuosistica apoteosi finale. A seguire, il pianista interpreterà la Mazurka in Do maggiore, Op. 24 n. 2, pubblicata nel 1836, la quale restituisce il carattere vivace e contadino della tradizione polacca, con il suo ritmo brillante ed energico, arricchito da spunti popolari e da un suggestivo ostinato al basso che evoca gli strumenti folk, mentre la sezione centrale offre un breve e affascinante cambio di colore armonico. Ancora una Mazurka, quella in Si bemolle minore, Op. 24 n. 4, considerata il vertice della silloge di quest’ opera trasfigurante la matrice di danza in un’intensa meditazione poetica, caratterizzata da un’atmosfera malinconica e da continue sottigliezze cromatiche, che sfuma nel finale con un senso di sospesa e rarefatta estinzione. Si passerà, poi, alla Ballata n. 1 in Sol minore, Op. 23, completata nel 1835, un capolavoro del romanticismo musicale, pervaso da un forte respiro narrativo legato alla poetica di Adam Mickiewicz, ove l’alternanza tra un primo tema malinconico e una seconda idea di nobile lirismo conduce a uno sviluppo di straordinaria potenza epica, sbaragliato dalla travolgente corsa del Presto con fuoco conclusivo. Il portrait chopiniano si concluderà con la Polacca in La bemolle maggiore, Op. 53 “Eroica” scritta nel 1842, uno dei simboli più celebri della letteratura pianistica e dell’orgoglio patriottico chopiniano. Dopo un’introduzione carica di attesa, il brano dispiega il suo memorabile tema maestoso, sostenuto nel settore centrale dal famoso ed esigente ostinato di ottave della mano sinistra. La serata verrà sigillata da un omaggio ad Alberto Ginastera dal suo massimo interprete. Il percorso si aprirà con le Danzas Argentinas, Op. 2 del 1937, il trittico giovanile che rivelò Ginastera sulla scena internazionale: la Danza del viejo boyero, brillante ed energica, col suo originale contrasto bitonale in cui la mano sinistra suona solo sui tasti neri e la destra su quelli bianchi; la Danza de la moza donosa che offre un momento di profonda malinconia e lirismo nostalgico in tempo di 6/8 e la Danza del gaucho matrero che chiude con un finale travolgente, costellato di accenti ostinati e ritmi incalzanti. Seguirà la Milonga, Op. 3 del 1938, trascrizione solistica tratta dalle Dos Canciones, che evoca le atmosfere notturne e contemplative dell’omonimo genere popolare, antesignano del tango, sorretta da un caratteristico andamento sincopato su cui si innesta una melodia flessuosa e intimista. Il Rondó sobre temas infantiles argentinos, Op. 19 scritto nel 1947 rivela, invece, l’anima più giocosa e ironica del compositore, che rielabora celebri canti per bambini tradizionali (come Arroz con leche) all’interno di una struttura formale rigorosa e ricca di contrasti timbrici e contrappuntistici. In chiusura, il Malambo, Op. 7, datato1940, che trasforma in musica da concerto la spettacolare danza di sfida dei gauchos, basata sul serrato picchiettare dei tacchi, lo zapateado, rendendolo un travolgente perpetuum mobile in tempo alternato di 6/8 e 3/4, costruito su un ritmo ostinato, accordi ribattuti e una progressione dinamica di travolgente carica d’energia.
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Sorrento Classica – Alberto Portugheis: un pianoforte per la pace
Con il pianista argentino, due volte in predicato per il Nobel per la Pace, si chiuderà il cartellone della XIX edizione organizzata dalla S.C.S, Società Concerti Sorrento, per la direzione artistica del Maestro Paolo Scibilia, che domenica 20 settembre nell’incantevole cornice del Chiostro di San Francesco, consegnerà al musicista il Premio alla Carriera
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