La memoria come materia fragile, l’immagine come traccia destinata a trasformarsi, il paesaggio come deposito di tempo. Si muove lungo queste coordinate Una Pietra Sopra, la mostra personale di Pierre-Yves Le Duc, a cura di Antonello Tolve, che inaugura domenica 11 ottobre 2026 alle ore 10.00 alla Galleria Paola Verrengia a Salerno.
Il progetto riunisce un ciclo di opere inedite nelle quali Le Duc torna a interrogare il rapporto tra immagine, materia e sedimentazione, costruendo superfici in cui il tempo non appare semplicemente rappresentato, ma sembra diventare una componente stessa dell’opera.
Come osserva Antonello Tolve, ogni elemento «sembra trattenere il tempo della propria formazione», quasi che la superficie conservasse ancora il movimento che l’ha generata. Ne deriva una sorta di temporalità sedimentaria, nella quale l’intervento dell’artista non si sovrappone alla materia con un gesto invasivo, ma entra delicatamente nel suo processo, insinuandosi come un ulteriore e quasi impercettibile «strato di stratificazione».
È proprio questa dialettica tra presenza e cancellazione, permanenza e perdita, a costituire uno dei nuclei centrali della ricerca presentata in mostra. «Non c’è memoria che non attraversi una perdita e non c’è immagine che possa sopravvivere senza esporsi appunto a una forma di eclissi», scrive ancora il curatore.
Napoli, Salerno e le immagini di una memoria collettiva
A entrare nelle opere di Le Duc sono innanzitutto immagini già cariche di storia. L’artista recupera vecchie cartoline di Napoli, appartenenti a quell’universo iconografico popolare che nel corso del Novecento ha contribuito a fissare una determinata immagine della città: il golfo, il Vesuvio, la linea del mare, le architetture, gli scorci urbani.
Si tratta però di immagini che hanno da tempo oltrepassato la semplice funzione documentaria. Nel testo critico di Tolve, quei paesaggi «hanno progressivamente cessato di appartenere a un luogo per trasformarsi in figure dell’immaginario collettivo». Non sono più, dunque, soltanto rappresentazioni di Napoli, ma «immagini dell’immagine»: frammenti di un archivio condiviso nel quale ricordo e rimozione finiscono inevitabilmente per convivere.
Il medesimo processo interessa anche Salerno, protagonista di una serie di lavori realizzati appositamente per la Galleria Paola Verrengia. In questo caso Le Duc utilizza cartoline vintage con vedute paesaggistiche e urbane attraverso le quali è possibile percepire, quasi per differenza, il progressivo mutamento della città.
Le cartoline vengono sottratte alla loro funzione originaria di souvenir, testimonianza o messaggio privato e trasferite su una superficie bianca. È qui che interviene un ulteriore elemento materico: una pietra traslucida, le cui venature dialogano con le immagini sottostanti, le attraversano e in alcuni punti sembrano modificarne la lettura.
Nascono così sovrapposizioni, trasparenze e percorsi visivi inattesi. La pietra non copre semplicemente la fotografia, né si limita a incorniciarla: diventa una sorta di filtro attraverso il quale l’immagine viene nuovamente osservata. La città rappresentata sulla cartolina incontra così una materia più antica e apparentemente immobile, mentre il paesaggio urbano, soggetto per sua natura alla trasformazione, entra in relazione con le stratificazioni geologiche.
È in questa tensione che il titolo Una Pietra Sopra acquista una particolare forza evocativa. Mettere una pietra sopra, nel linguaggio comune, significa chiudere con il passato, consegnare qualcosa all’oblio. Nei lavori di Le Duc accade quasi il contrario: la pietra diventa lo strumento attraverso cui il passato torna a manifestarsi, pur senza recuperare mai completamente la propria originaria nitidezza.
L’immagine riaffiora come frammento, memoria parziale, residuo di una realtà che il tempo ha già trasformato.
Un’indagine sul tempo e sulla sopravvivenza delle immagini
Il lavoro di Pierre-Yves Le Duc sembra così interrogare una questione profondamente contemporanea: che cosa resta delle immagini quando il mondo che rappresentavano non esiste più nella stessa forma?
Le vecchie cartoline custodiscono vedute riconoscibili e al tempo stesso lontane. Sono oggetti nati per circolare, viaggiare, raccontare un luogo attraverso un’immagine sintetica e spesso idealizzata. Recuperandole e ricollocandole all’interno di una nuova composizione, l’artista ne interrompe la funzione originaria e le trasforma in dispositivi della memoria.
La superficie bianca, le venature della pietra e la fotografia entrano così in un rapporto di continua interferenza. Ciò che appare viene in parte nascosto; ciò che appartiene al passato torna visibile attraverso una materia che introduce un altro tempo, più lento e remoto.
L’opera diventa quindi uno spazio nel quale differenti temporalità si incontrano: quella geologica della pietra, quella storica della città, quella fotografica della cartolina e, infine, quella presente dello sguardo di chi osserva.
Prima dell’apertura in galleria, la mostra sarà presentata attraverso un accesso online sabato 10 ottobre 2026, in occasione della ventiduesima Giornata del Contemporaneo, promossa da AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani.
Pierre-Yves Le Duc, tra Francia e Italia
Nato in Francia nel 1964, Pierre-Yves Le Duc si forma inizialmente nell’ambito degli studi umanistici. Frequenta la Facoltà di Lingua e Letteratura italiana alla Sorbona, dove si laurea nel 1988.
Già durante gli anni universitari sviluppa una formazione culturale aperta e interdisciplinare. La sua naturale inclinazione verso l’arte si alimenta attraverso una frequentazione costante di teatri, spettacoli di danza contemporanea, gallerie, musei e concerti, esperienze che contribuiscono progressivamente alla costruzione del suo linguaggio artistico.
Il rapporto con l’Italia, e in particolare con Napoli, assume presto un ruolo significativo nel suo percorso. Nel 1994 sceglie infatti l’obelisco di piazza San Domenico Maggiore, nel cuore del centro storico napoletano, per presentare l’installazione Cenacolo.
A questa esperienza seguiranno numerosi altri interventi e partecipazioni nel capoluogo campano, con progetti ospitati, tra gli altri, dal Museo Archeologico Nazionale, dal Palazzo delle Arti e dal Palazzo Reale di Portici.
Nel corso della sua attività Le Duc ha inoltre esposto in diverse gallerie private, in Italia e all’estero, sviluppando una ricerca nella quale immagine, memoria e materia continuano a incontrarsi.
Con Una Pietra Sopra questa indagine torna oggi a concentrarsi sul paesaggio e sulla sua capacità di sopravvivere attraverso le immagini. Non come testimonianza immutabile di ciò che è stato, ma come superficie instabile sulla quale il tempo continua, silenziosamente, a depositare i propri strati.
