Francesca Patitucci, nota poetessa, autrice e professionista nel campo delle risorse umane, si appresta a inaugurare un nuovo capitolo nel panorama culturale e letterario con l’Inizio del suo progetto più ambizioso: il Concorso Internazionale Letterario “Koinè Intersezioni d’Arte”2026.
Questa iniziativa nasce con l’obiettivo di creare un ponte tra le diverse forme di espressione artistica e letteraria, promuovendo la condivisione e l’incontro tra persone di culture, tradizioni e sensibilità diverse.
Attraverso questa manifestazione, Francesca intende offrire uno spazio di riflessione e di confronto, in un momento storico in cui la quotidianità può risultare difficile e frammentata. Con il supporto dell’associazione culturale Scriptorium di Salerno e della stimata giornalista Luciana Mauro, la sua visione si traduce in un’occasione di crescita e di arricchimento collettivo, rafforzando il ruolo dell’arte e della scrittura come strumenti di unione e di speranza.
La cerimonia di premiazione, prevista per il 10 ottobre 2026 presso il Salone dei Marmi di Salerno, rappresenta un primo passo verso un progetto che, spera Francesca, possa evolversi in un appuntamento annuale di grande risonanza internazionale. Per quella data mi ha coinvolto in una piacevole opportunità di esprimermi tramite la mia arte.
D- Quali sono state le ispirazioni principali che ti hanno guidato nella creazione del Concorso Internazionale “Koinè Intersezioni d’Arte”?
Sono diversi anni che cerco di dare il mio umile contributo al mondo dell’arte. Scrivo da tantissimi anni di poesia, pur se ho iniziato a pubblicare in età adulta. Sono amministratrice in un gruppo letterario di fb, dove si fanno laboratori di scrittura e articoli su rivista mensile on line; sono presidente, curatrice e giurata in diversi Concorsi Letterari e credo che, oltre a donare con passione e generosità, arricchisco, in tal modo, anche me stessa.
“Koinè Intersezioni d’Arte” nasce dal desiderio di creare ponti e sinergie in una città ricettiva come Salerno che abbraccia ed è promotrice di tante forme d’arte, oltre ad essere la mia seconda terra, dopo quella di origine, la mia Calabria, dove ho portato avanti un progetto culturale di “appartenenza” per tre edizioni e spero, un giorno, di poter continuare questo cammino. La passione va oltre un riconoscimento, pur se prestigioso, e ciò lo posso affermare con certezza.

D- In che modo il concorso mira a favorire l’interazione tra diverse forme di arte e letteratura, e perché ritieni questa intersezione così importante?
Il nome stesso del Concorso “Koinè Intersezioni d’Arte ” , dal greco Koiné “comune” , termine utilizzato per definire una lingua uguale per tutti, coniato dal mondo greco antico, è sinonimo di intrecci, intersezioni a vario livello, uno scambio continuo letterario, culturale e umano che avvicini civiltà, costumi, storia, per donare un’impronta di bellezza e solidarietà al nostro vivere. Quale migliore occasione il ritrovo in un Premio Letterario che investe, mediante 8 sezioni differenti, tante forme di arte e scrittura? Sottolineo che la sezione dei Giovani Talenti mi sta molto a cuore, credo molto in loro, nelle loro potenzialità, a volte inconsapevoli e non alimentate nel modo più consono.
D- Come pensi che la partecipazione di artisti e scrittori di diverse culture possa arricchire il panorama culturale italiano e internazionale?
La condivisione, gli incontri e la passione che accomuna sono un volano importante attraverso il quale è possibile la creazione di collaborazioni che vanno a soddisfare un bacino di utenti di ogni età e farci approcciare all’estro di persone a noi sconosciute, di grande valore, che apportano nuova linfa.
D- Quali sono le sfide principali nel gestire un evento di portata internazionale come questo, e come intendi superarle?
La mia volontà di creare ed estendere l’arte sul territorio non si pone come sfida personale ma di un gruppo di persone/talenti che crede in ciò che faccio, soprattutto si affida da tempo alla mia onestà intellettuale e al voler concentrare energia e amore a servizio del bene di tutti e non del singolo, come oggi spesso accade, ahimè.

D- In che modo la tua esperienza come poetessa e professionista nelle risorse umane influisce sulla tua visione e sulla gestione di questo progetto culturale?
L’empatia è un dono naturale, mi viene spontaneo avvicinare individui che non sempre hanno consapevolezza delle loro potenzialità, affiancarli in un percorso di crescita e, non meno importante, terapeutico, come può diventare la scrittura e l’arte tutta. Per me in primis lo è stato e faccio tesoro delle mie esperienze per trasformarle in interazioni produttive e scevre da limiti, preconcetti e secondi fini. Una cosa l’ho imparata: a volte la troppa sensibilità può essere un’arma a doppio taglio, se non viene gestita al meglio.
D- Quali valori e messaggi desideri trasmettere attraverso questa iniziativa, soprattutto in un momento storico complesso come quello attuale?
Il momento storico che viviamo è complesso, soprattutto per i ragazzi a cui stiamo consegnando un mondo privo dei valori primari. Il messaggio è quello di ritornare a vivere in comunità, esprimere anche le nostre fragilità unitamente ai nostri punti di forza, cercando di evitare quel senso e bisogno di solitudine che è proprio dell’era tecnologica. L’arte in questo può far miracoli. Insieme si può affrontare la negatività in maniera più leggera e costruttiva.
D- Come vedi il ruolo delle associazioni culturali, come Scriptorium e “Incontri DiVersi”, nel supportare e sviluppare iniziative di questo tipo?
Direi che sono essenziali per la promozione stessa di progetti culturali che da soli sarebbero circoscritti a ristretti ambiti. Le Associazioni si fanno promotrici di eventi, coinvolgono persone, sviluppano momenti di incontro e nuove conoscenze, anche di amicizie, che mirano e sostenere gli stessi obiettivi. Sono il braccio destro di qualsiasi iniziativa e fattivi collaboratori.
D- Quali sono, secondo te, gli aspetti più innovativi del concorso rispetto ad altre manifestazioni letterarie già esistenti?
Credo che ogni concorso abbia le sue peculiarità. Non so se si può definire innovativo il mio Concorso, di sicuro vuole alimentare idee nuove e coinvolgenti che vengono condivise con le persone piu vicine a me, le quali credono nella bontà del progetto di riunire poeti, scrittori, pittori, da ogni parte d’Italia e d’oltralpe, in un contesto letterario di spicco, soprattutto per la qualità delle opere che ci propongono, come già è accaduto nella mia terra e in altre iniziative intraprese, quindi so di cosa parlo, e poi degli stessi giurati, un team scelto con cura, di grande spessore umano e letterario.
La trasparenza è alla base di tutto, chi mi conosce sa e appoggia il mio pensiero e il mio agire. L’obiettivo finale è quello di vedere sui volti dei partecipanti gioia, arricchimento interiore e la voglia di ritornare da noi. Ovviamente ogni anno si cerca di aggiungere un tassello in più a quanto già realizzato. Ma questo è un qualcosa che viene spontaneamente, giorno dopo giorno.
D- In che modo prevedi di mantenere vivo l’interesse e la partecipazione nel tempo, affinché questa iniziativa possa crescere e consolidarsi?
Sinceramente non penso a un modo per migliorare e consolidare il Concorso. Per esperienza so che le cose più belle nascono senza averle premeditate. Di sicuro l’impegno costante deve essere il motore che unisce, costruisce e guarda al futuro con ottimismo. I momenti di conoscenza e scambio di pensieri, di idee, di esperienza sono la base di una crescita e di un consolidamento che non possono e non devono camminare mai da soli.
D- Quali sono i tuoi obiettivi a lungo termine per “Koinè Intersezioni d’Arte” e come immagini il suo ruolo nel panorama culturale internazionale?
I sogni sono belli in quanto tali. Mi piacerebbe che “Koinè Intersezioni d’Arte” potesse diventare un momento culturale di prestigio, un appuntamento annuale significativo, in una città pregna di arte e di artisti, ad accogliere realtà e costumi diversi da ogni dove, senza dimenticare mai il fine ultimo di alimentare bellezza, comunione di intenti, progetti che guardino oltre il ricevere un premio, fine a se stesso, quindi indirizzare l’energia vitale che ci tiene insieme a chi verrà dopo di noi, per poter essere ricordati come esempio del “fare insieme” .
