Quando la cronaca storica lascia trasparire l’anima, emotività, carattere, vita intima delle persone sue protagoniste, diventa “Romanzo esistenziale”, andando ben oltre la “Historia rerum gestarum”.
Questa, la dimensione, del lavoro letterario di Ernesto Pisacane: “Carlo Pisacane nella cronistoria della famiglia dal XIV al XX secolo” (Galzerano Editore). Il discendente della storica famiglia ha trasferito il rigore maniacale metodologico del medico internista super stimato, nella ricerca archivistica, memorialistica generazionale. Il risultato: una chicca. Paradossalmente, l’impresa eroica della spedizione di Sapri, le gesta mitizzate risorgimentali, sono percepite dal lettore, in secondo piano, rispetto alla scoperta dell’uomo, “Personaggio”, Carlo Pisacane. Scopriamo nel mito della nostra storia nazionale, il precursore di approcci alla vita, filosofia, mentalità, troppo avanti rispetto al suo, forse nostro tempo. Le persone non si incontrano per caso. Enrichetta di Lorenzo, compagna di vita dell’eroe, co-protagonista, stimolo emotivo, di una vita condivisa controcorrente. Nel percorso a ritroso del tunnel mnemonico, alla luce dei ricordi di testimoni chiave, l’autore, descrive la singolarità di ogni soggetto della famiglia Pisacane. Carlo, nel DNA e storicisticamente era, è stata altra cosa.
Il legame fra i fratelli Carlo e Filippo, il primo elemento che supera la cronaca familiare. Legame complesso. Un rapporto che dimostra “L’eccezione che conferma la regola”. L’eccezione è chiaramente Carlo, che, per dirla alla Taine, pur, con “Race, milieu, moment“, speculari al fratello ed in linea con l’intera discendenza, diametralmente opposto, agli antipodi. La formazione giovanile, come Filippo, alla Nunziatella, gli lasciò l’eredità, mentalità, competenza militare che usò contro gli eserciti e poteri a cui Filippo dedicò tutta la vita. Filippo, emblema della forma, ossequio ai poteri dichiarati o occulti del momento e scalatore della piramide sociale, nonostante partisse da una famiglia più che privilegiata. Un esempio non da poco a riguardo, il suo matrimonio con Maria Luisa Cavalcanti, vedova Cattaneo, aristocratica e ricca ereditiera. Carlo, combattuto tutta la vita col fratello, in una dinamica mix di risentimento/amore, per quanto palese un legame viscerale. Lo inseguì epistolarmente da tutto il mondo, mantenendo lui, di fatto, le redini del rapporto. Toni, spesso nelle stesse epistole crudi, critici e improvvisamente morbidi come se parlasse a due persone diverse.
È il 6 giugno 1847, Carlo, riferisce al fratello che “Napoli ne era piena”, delle critiche, pettegolezzi di tutta la città in merito al matrimonio, palesemente di interesse, con la Cavalcanti. Non gli risparmia il disappunto. Appena dopo, dimostra, tutta la sua apertura mentale, affetto, romanticismo, con le parole di questa lettera:
“Ciò che fai non è riprovevole rimanendo strettamente fra i limiti della libertà individuale, giacché il tuo matrimonio non porta danno a nessuno. Tu vedi questo tuo passo eccentrico, e difatti, tu mi di-rai: giusto perché tutti credono che io voglio mostrare il contrario, ciò è vero, ma il solo lato che il pubblico potrebbe appiccarci la critica, e guardare la cosa non sotto il medesimo aspetto, è che mentre tu lo fai per eccentricità, esso crede che tu lo fai per interesse… l’amore rimpiazza tutto, giacché, sempre con i miei principi, l’amore racchiude in se una somma di piaceri che equilibrano tutti i mali possibili e tra i piaceri e i dispiaceri puoi tu solamente stabilirne il paragone, e perciò, ti fo un milione di felicità, protesto benché son lungi, la stima ed amicizia alla mia Cognata, e spero che tutto sarà secondo i vostri desideri.”
Carlo Pisacane, è l’antesignano di uomo dalla apertura mentale. Qualità che libera la mente dalle catene del preconcetto in primis ma soprattutto dalle emozioni, dai sentimenti positivi e negativi carcerieri dell’anima. È convintissimo del fallimentare matrimonio di interesse del fratello. Lo biasima di impulso, ma trova poi gli elementi per capire, giustificare e comunque sostenere l’amato/odiato fratello. I pensieri, consigli che dedica a Filippo, riguardo la figlia, lo dipingono come un educatore, dalla visione di due secoli dopo:
“Pensa caro fratello alla sua educazione, ma sorti dai tristi metodi che si adoperano in Napoli. Lasciala fare quello che vuole, e cerca solo di vincerla con la persuasiva, e mai col potere. Tu ne farai un’amica tua, e di Luisa. La ragazza non temendo di voi, non avrà per voi alcun segreto, e potrete conoscere, e correggere tutte le inclinazioni del suo tenero cuoricino. Se vi teme, allora si ridurrà come le altre; gesuita, e finta. Non farla studiare sino a 12 o 13 anni lascia solo sviluppare il suo fisico, anzi favorisci il suo sviluppo con moderati esercizi di corpo. Una sola cosa potresti fare, che per essa sarebbe di un’utile grandissimo; prendi una bonne francese, la ragazza dopo tre quattro mesi parlerà speditamente il francese, ne sarà obbligata ad annoiarsi per poi impararlo. Non puoi credere come, all’estero, e particolarmente in Svizzera i ragazzi parlano tutti speditamente tre lingue; di due anni sai. Infine, evita per quanto è possibile di farle parlare il dialetto. Ed abbracciala pel suo incognito Zio. Un altro avviso, non farle in questa tenera età, succhiare il veleno dei principi religiosi; per carità la tua ragione ti convince spero che queste imposture, tarpano le ali ai voli dell’animo e del pensiero”.
Intrigante anche il modello di coppia Carlo/Enrichetta. Lei si espone al feroce giudizio di tutta la famiglia e Napoli, per lasciare il marito Dionisio Lazzari, parente di Carlo e soprattutto i figli per seguire l’amante. L’anteporre i sentimenti per Carlo, gli ideali politici, all’amore materno e rinunzia ai figli, forse l’unica macchia, non da poco, di una personalità unica. Entrambi sono indefinibili, poco inquadrabili con etichette, un unico sostantivo o attributo. Il professore Luciano Russi riepiloga così le definizioni variegate su Carlo:” Anarchico, federalista, collettivista, libertario, socialista, democratico, repubblicano, sindacalista, rivoluzionario, militarista, mazziniano, ammiratore di Cattaneo, nazionalista, materialista, patriota, romantico, volontarista, populista, idealista, comunista, spiritualista”.
La coppia Carlo/Enrichetta, si dimostra eterna, rivoluzionaria e aperta allo stesso tempo, anticipando modelli e dinamiche di rapporti, suggestive anche oggi. Vivono una crisi sentimentale. Carlo si sposta a Lugano per un periodo durante il quale lei vive una relazione con Enrico Cosenz, amico di Carlo. Dopo si ritroveranno, senza remore e code di pregiudizi culturali di entrambi ed in particolar modo di Carlo, che ci appare come un personaggio da fantascienza relativamente al secolo del suo, loro presente. Dietro il fallimento della spedizione, si legge l’apoteosi del romanticismo cieco di Carlo. Non ascoltò nessuno, degli amici eccellenti che tentarono vanamente di convincerlo della prematurità dell’impresa. Non avrebbe riscontrato il moto, l’appoggio popolare che lui dava per acquisito, a prescindere dalla pochezza della potenza militare dei trecento, rispetto ai Borbone. IL ricordo del nipote Gennaro è eloquente: “Questa certezza, radicatasi nell’animo suo, non gli fece più nulla riflettere. Gli avvertimenti di Fanelli e di Albini da Napoli, che volevano un rimando della spedizione, non valsero a persuaderlo; non si impressionò dei tentennamenti di Mazzini all’ultima ora forse presago; non ascoltò i consigli di Miss Wbite, sua amica di fede (alla quale raccomandò Enrichetta e Silvia e alla quale consegnò il suo testamento politico), né quei della sua- Enrichetta da lui apprezzati altra volta”.
Se l’impresa militare di Carlo Pisacane si concluse nella carneficina dei suoi uomini a Sanza il 2 luglio 1857, dove il suo corpo pare sia stato bruciato, l’impresa rivoluzionaria, lo stravolgimento delle coscienze, per ispirare un modello esistenziale è a tutt’oggi riuscita, attiva, viva alla attenzione di gente comune e studenti di tutto il mondo, che valorizzano il suo testamento in una miriade di eventi accademici.
Quel testamento che il 24 giugno Carlo consegnò, prima della partenza da Geno-va, avvenuta il giorno seguente, all’amica giornalista inglese Jessie White.
Il lavoro certosino di Ernesto Pisacane, è inedito, perché nella ricerca documentale sui suoi antenati, ci regala l’essenza di una personalità, quella di Carlo, unica, intrigante, spesso nella penombra delle biografie celebrative.
Il primo prodotto letterario sull’eroe risorgimentale che va oltre la leggenda.
