I fiori primaverili sono il vestito della festa che la Natura indossa per farsi bella in questo periodo dell’anno. Dopo il lungo gelo invernale, che costringe al letargo, la voglia di uscire e di stare all’aria aperta è sempre più impellente. E quale emblema, se non un fiore nel suo pieno splendore, è il più efficace per annunciare l’arrivo della mite stagione con il suo tripudio di profumi e colori?
Il poeta e filosofo indiano Rabindranath Tagore, nella sua breve lirica, cattura l’essenza di quest’abito a festa descrivendolo così:
Vieni, primavera, vieni
a svelare la bellezza del fiore
celata nel bocciolo
tenero e delicato.Lascia cadere le note
che porteranno i frutti,
e passa con cura il tuo pennello
d’oro di foglia in foglia.
Un’immagine potente e suggestiva che immediatamente porta ad immergerci nella Natura che si risveglia. Come pennellate di vivaci cromie sulla tela, sono tantissimi i paesaggi in fiore che possono rallegrare i nostri cuori e gli spazi che abitiamo.
Elencarli sarebbe impossibile, per cui opero una selezione squisitamente personale. Amo in particolar modo la peonia, il tulipano e la magnolia, non solo per il loro raffinato e delicato incanto, ma per l’intensità del loro significato.

La peonia, pianta ornamentale rustica e resistente, molto diffusa, è semplice da coltivare in ciotole di terracotta o in giardino. Si adatta perfettamente al clima dell’Europa continentale in quanto molto simile a quello del suo habitat naturale, la Cina.
Opulenta, magnifica, regale, provocante e straordinariamente sensuale, “la peonia schiude ora, tra metà aprile e metà maggio, le enormi corolle prorompenti di colore e carnalità, per la gioia dei nostri occhi”. In Oriente viene considerata la Regina dei fiori, in Europa, invece, viene definita la rosa senza spine la cui fioritura, molto rigogliosa, si protrae per due o tre mesi l’anno.
Il fiore è segno di prosperità e buon auspicio. Non a caso, viene spesso annoverato nei bouquet delle spose per augurare fortuna alle nuove unioni. Il significato varia poi leggermente in base alla tonalità dei petali: quelli rosa corrispondono all’affetto romantico, quelli bianchi alla purezza, quelli rossi alla sensualità femminile.
Il tulipano, fiore bulboso icona dell’Olanda ma originario delle zone montuose dell’Asia centrale (Turchia inclusa), deve il suo nome al termine turco tulbend, per la sua forma che ricorda un turbante. Si coltiva in autunno per la comparsa primaverile, preferendo terreni ben drenati e pieni di sole. Possono essere coltivati in giardino, in recipienti o nei campi.

Introdotto in Europa nel XVI secolo dal botanico Carolus Clusius – quest’ultimo ne piantò alcuni tuberi nei suoi giardini a Leida, nell’Olanda meridionale – il tulipano divenne oggetto, negli anni ’30 del Seicento, di una folle speculazione economica (la nota tulipomania), ossia “un’eccessiva corsa dei prezzi nelle vendite dei bulbi, prima lucrosa bolla ad essere documentata nella storia del capitalismo”.
Considerato simbolo di rinascita e bellezza, porta con sé significati di amore sincero, ammirazione e benessere. A seconda della tinta, può rappresentare passione (rosso), purezza (bianco), felicità (giallo) o delicatezza (rosa) – anche se la sua nascita è legata ad un’antica leggenda persiana che racconta di una delusione sentimentale -.
Il tulipano ha ispirato numerose opere artistiche e letterarie, tra cui Claude Monet per il suo “Tre vasi di tulipani” (1883), Robert Mapplethorpe per la serie “Tulip”, la celebre raccolta di novelle “Le mille e una notte” (la prima edizione italiana è datata intorno al 1721), “Il tulipano nero” di Alexandre Dumas padre (scritto in collaborazione con Auguste Maquet nel 1850).
La magnolia è un’antichissima pianta ornamentale originaria dell’Asia orientale e del Centro-Nord America, apprezzata per i suoi grandi boccioli profumati. Richiede suoli acidi, ben drenati e posizioni soleggiate o semi-ombreggiate.

Il suo sbocciare è uno spettacolo meraviglioso. I fiori crescono sui rami spogli e presentano petali carnosi che possono essere bianchi, avorio, gialli, rosa (in molte sfumature) fino ad arrivare al porpora scuro. Il nome è un omaggio a Pierre Magnol, medico di corte e supplente al Jardin du roi, uno dei più antichi organismi scientifici ufficiali francesi.
Anche questo fiore vanta un suo mito: si narra che “in origine l’albero fosse un unico essere, composto da un corpo robusto e un cuore delicato (la magnolia stellata), innamoratosi di un’azalea gialla. Per raggiungerla, il cuore si spezzò, separandosi e dando vita a due alberi distinti: la magnolia classica e quella stellata”.
Nel linguaggio dei fiori simboleggia principalmente dignità, perseveranza, nobiltà d’animo e leggiadria. Associata alla femminilità e al rinnovamento, donare una magnolia significa riconoscere l’eleganza e la forza interiore di chi la riceve, legando il gesto a un augurio di grazia duratura.
E tu? Quale fiore indicheresti per descrivere la tua rifioritura? Scrivilo nei commenti!
