L’IA oggi ripropone la paura novecentesca dell’uomo ridotto a ingranaggio. Pirandello e Levi, a 40 anni di distanza, denunciano entrambi il rischio di disumanizzazione quando la tecnica sostituisce l’individuo.
Nei “Quaderni di Serafino Gubbio operatore” di Pirandello (1925), Serafino è un operatore cinematografico muto. Gira la manovella e registra la vita degli altri senza parteciparvi.
“La macchina mi ha divorato. Io sono la mano che gira la manovella”
La cinepresa è la prima “IA” del ‘900. Vede, memorizza, è oggettiva, ma non comprende. Serafino diventa protesi della macchina: perfetta metafora dell’uomo che oggi nutre gli algoritmi con dati, perdendo identità. La macchina registra, l’uomo si aliena.
Di contro nel libro – La chiave a stella – di Primo Levi (1978), Tino Faussone, montatore di gru e ponti, racconta il suo lavoro con orgoglio: “Amare il proprio lavoro è la migliore approssimazione alla felicità sulla terra”.
Levi oppone al lavoro alienato di Serafino il lavoro consapevole, creativo, che dà dignità. L’operaio di Levi conosce ogni bullone, risolve problemi, sbaglia e impara.
Se l’IA sostituisce il montatore, ciò che si perde non è solo il salario, ma il senso. Levi ci avverte: la tecnica senza coscienza umana diventa lager, come scrive in “I sommersi e i salvati”. Un’IA che decide senza controllo umano è una nuova forma di “zona grigia”. Pirandello profetizza l’uomo-oggetto dell’IA che profila e sorveglia. Levi offre l’antidoto: tenere l’uomo al centro, con competenza e responsabilità.
L’AI Act europeo del 2024 dice la stessa cosa: vietata l’IA che manipola o toglie dignità.
Se andiamo un po’ più indietro nel tempo Leonardo nel 1495 disegna un cavaliere-automa nel Codice Atlantico. Un cavaliere meccanico mosso da corde e ingranaggi. Oggi quel cavaliere si chiama IA. L’ossessione è la stessa: creare un doppio che ci somigli. La differenza la fa sempre l’etica di chi tiene i fili.
Anche nella storia, nel 1943 a Bletchley Park, Colossus, una macchina costruita da Tommy Flowers, ingegnere del Post Office, servì per decifrare Lorenz SZ42, il cifrario usato da Hitler e dall’Alto Comando tedesco per le comunicazioni strategiche di altissimo livello.
Gli inglesi chiamavano questo traffico “Tunny”. Lorenz era più complesso di Enigma: era un cifrario a rotori su nastro di carta. Colossus fu il primo computer elettronico programmabile al mondo. Oggi USA e Cina si combattono con i chip invece che con i missili. La lezione di storia è chiara, chi controlla il calcolo controlla il potere.
Quindi servo o padrone?
Dipende da noi. Se teniamo noi il perché, l’IA resta un Cavaliere-automa.
Se perdiamo il perché, diventiamo Serafino.
