Il mare d’estate ci chiama. Acqua trasparente, tramonti che incendiano l’orizzonte, silenzio rotto solo dalle onde. È bellezza pura, libertà. Per una settimana l’anno diventa casa, rifugio, terapia. Eppure proprio quella bellezza può tradirci se dimentichiamo una regola antica: il mare non è un parco giochi. È un mondo vivo, potente, che pretende rispetto.
La tragedia che ci interroga
È successo alle Maldive pochi giorni fa. Cinque sub, tutti esperti, sono morti durante un’immersione. Amavano il mare, lo conoscevano. Eppure qualcosa è andato storto: una corrente improvvisa, un errore, un malore. Il mare non fa sconti, nemmeno a chi lo ama. Dalle indagini è emerso, poi, un dettaglio che fa male: i sub non avevano l’attrezzatura adeguata per tale immersione né i brevetti per il cave diving.
Comunque sia tutto ciò ci ricorda che dietro ogni cartolina c’è una forza che non controlliamo. Non è colpa del mare ma nostra quando pensiamo di poterlo usare senza ascoltarlo. Dietro ad attrezzature non adeguate ci sono parole più dure: fretta, superficialità, risparmio, l’idea che “tanto a me non succede”. Il mare ha regole: correnti, profondità, pressione. Ignorarle non è coraggio. È incoscienza. A volte noi umani pensiamo di essere invincibili.
Bellezza che dobbiamo meritare
Il mare è il polmone blu del pianeta. Produce metà dell’ossigeno che respiriamo. Sfama 3 miliardi di persone. Regola il clima. E noi lo trattiamo come una discarica e un luna-park insieme. Versiamo 8 milioni di tonnellate di plastica l’anno. Svuotiamo gli oceani con la pesca intensiva: il 90% dei grandi pesci è già sparito. Alle Maldive, paradiso dei sub, il 60% dei coralli è sbiancato per il riscaldamento delle acque.
Tre lezioni urgenti:
Umiltà – Entrare in acqua richiede preparazione, guide locali, controllo dell’attrezzatura. Il mare ha regole sue. La prima è l’umiltà.
Tutela – Non tocchiamo i coralli, non diamo da mangiare ai pesci, non portiamo via souvenir. Un corallo cresce 1cm l’anno, spezzarlo significa farlo morire. E poi ci sono divieti severissimi con multe molto salate.
Responsabilità a casa – Il rispetto non finisce in vacanza. Ogni bottiglia che non ricicliamo può arrivare in mare. Ogni pesce comprato fuori stagione impoverisce gli stock.
Il mare ci regala una settimana o più di bellezza l’anno. In cambio richiede rispetto per le altre 52 settimane. La morte di quei 5 sub non deve essere solo cronaca. Deve essere un confine. Da qui in poi, ogni tuffo è una promessa:” Ti guardo, ti ascolto, ti proteggo”.
Perché senza mare non c’è più estate. E senza rispetto, non c’è più futuro.
