Cinquant’anni fa moriva la più letta tra le scrittrici del mistero. Una vita di amori difficili. E best seller scritti per noia. In sessant’anni di scrittura ha prodotto 66 romanzi, 153 racconti e 18 pièce teatrali. Le sue sono fiabe gialle perché in lei c’era una bambina. I suoi libri svelano sempre inferni di famiglia.
«Cher amì»: così Agatha Christie, il 12 gennaio 1976, saluta questo mondo. Con le ultime parole che il suo imperturbabile detective Hercule Poirot (il vero compagno della sua vita, più dei due mariti) soffia al capitano Hastings, amico e complice di molte avventure. È Agatha a ucciderlo, gli destina un attacco di cuore. Non vuole che le sopravviva. Il libro si intitola Sipario. Scritto negli anni Quaranta, esce a settembre del 1975. Pochi mesi più tardi, il 12 gennaio 1976, a 85 anni, anche la Regina del Giallo se ne va, rivolgendo il suo «Cher amì» allo sterminato pubblico di appassionati con cui, ancora oggi, continua a darsi appuntamento in libreria, al cinema, in teatro, alla tv, dove regnano le amate maschere di Hercule Poirot e Miss Marple.
Se è diventata la Gran Dama dei Delitti e dei Veleni, «la donna che, dopo Lucrezia Borgia», secondo la celebre definizione di Winston Churchill, «è vissuta più a lungo in contatto con il crimine», il merito è della sorella maggiore Margaret. Senza Madge, così la chiamavano in famiglia, Agatha Mary Clarissa Miller, terza figlia di Clara Boehmer e Fred Miller, nata a Torquay, nel Devon, il 15 settembre 1890, avrebbe continuato a scrivere poesie e romanzi rosa sotto falso nome. E non avrebbe avuto successo.
Poesie e romanzi rosa non erano il suo genere. Alla fine, probabilmente, si sarebbe stancata del suo hobby. Avrebbe abbandonato la scrittura, così come anni prima aveva abbandonato la musica, accantonando il desiderio di diventare cantante lirica. Nel 1906 era andata a Parigi per studiare canto: un fallimento. La voce non era granché. Dopo due anni era di nuovo a casa.
Orfana di padre, guidata da madre e nonna che la educano in famiglia, senza mandarla a scuola, riprende la vita di società. Conosce Archibald, un attraente giovanotto destinato a diventare tenente della Royal Flying Corps, e la vigilia di Natale del 1914 lo sposa. E così Agatha Miller diventa Agatha Christie. È già armata di penna, ma non ha ancora le storie giuste.
Intanto è scoppiata la prima guerra mondiale ed ella presta servizio come infermiera nell’ospedale della sua città. Si occupa del dispensario, fa esperienza di medicinali e di veleni. Per passare il tempo, scrive: storie d’amore e biografie romanzate che nessun editore pubblica. Legge molto. È appassionata di gialli e polizieschi, divora le avventure di Arsène Lupin e di Rouletabille. Il primo è il fascinoso ladro gentiluomo inventato dal giornalista francese Maurice Leblanc; il secondo è un giovane detective tutto logica e puntiglio creato da un altro francese, Gaston Leroux, autore de Il mistero della camera gialla, straordinario successo editoriale del 1907. In realtà il personaggio si chiama Joseph Josephin, ma da tutti è conosciuto come Rouletabille, per via della sua capoccia piccola e rotonda. Un dettaglio che Agatha terrà a mente.
Entrambe le sorelle Miller sono innamorate della figura di Arsène Lupin e delle avventure di Rouletabille. E un giorno Madge provoca: «Agatha, tu non sei capace di scrivere un libro avvincente come questi, in grado di interessare un editore e di conquistare i lettori».
È una sfida. Ad Agatha le sfide piacciono. L’anno è il 1915, la Grande Guerra è ancora all’inizio, tutti pensano che finisca in pochi mesi. Quando la sera rientra dall’ospedale, Agatha smette i panni della crocerossina, scatena la fantasia e architetta il suo mistero. A partire dal titolo: The Mysterious Affair at Styles. Styles è il nome della casa in cui è andata a vivere con il marito. Scrive con metodo e pazienza, con leggerezza e ironia.
Ha bisogno di un eroe. Lo costruisce buffo e straniero, così da non prenderlo troppo sul serio. Lo presenta come un tipo cui è difficile non ridere in faccia: una macchietta da teatro o da cinema, alto poco più di un metro e mezzo, grassoccio, di mezza età, quasi anziano, con un enorme paio di baffi e la testa a forma di uovo; un ometto belga, ex funzionario di polizia, rifugiatosi nella campagna inglese per sfuggire alla guerra.
Hercule Poirot è un vero piccolo fenomeno di intelligenza e vanità, un logico glaciale. Chiamato in soccorso dal suo vecchio amico Hastings, catapultato in un intrigo con una morte, un veleno, un testamento e un paio di sospetti, nel giro di duecento pagine arriva alla soluzione del mistero.
Agatha si è divertita a scrivere ed è abbastanza soddisfatta. Gli editori no. Lo rifiutano in sei. Madge crede di aver vinto la scommessa. Ma, terminata la guerra, Agatha si imbatte in John Lane, che accetta di pubblicare il romanzo. Le dà 25 sterline, stampa duemila copie e nell’ottobre del 1920 le mette in vendita. Qualcuno le compra. Più di qualcuno. Le copie si esauriscono. L’editore ristampa. Da allora inizia una straordinaria storia.
Hercule Poirot diventa una leggenda, protagonista di trentatré romanzi e cinque antologie di racconti. Risolve un centinaio di casi, da L’assassinio di Roger Ackroyd a Delitto in cielo, da Assassinio sull’Orient Express a Poirot sul Nilo. La sua ricetta è semplice: ordine, metodo e cellule grigie, come le chiama lui. In altre parole, cervello: farlo funzionare.
Nel 1930, con La morte nel villaggio, la Christie dà spazio a una pettegola zietta inglese che vive nel villaggio di Saint Mary Mead, lavora a maglia, cura il giardino, spia «le depravazioni della natura umana» e con astutissimo candore risolve gialli irrisolvibili. Il suo nome è Jane Marple, destinata anche lei a diventare una leggenda, protagonista di dodici romanzi e una ventina di racconti, da Assassinio allo specchio a C’è un cadavere in biblioteca.
La simpatica vecchietta è l’altra faccia del detective belga. Miss Marple e Poirot sono due volti della stessa personalità: insieme fanno Agatha Christie. Che in sessant’anni di carriera ha prodotto 66 romanzi, 153 racconti, 18 testi teatrali, 4 radiodrammi, 3 raccolte di poesie, 6 romanzi rosa firmati Mary Westmacott, una sceneggiatura televisiva, un resoconto di viaggio sulle orme del secondo marito, l’archeologo Max Mallowan, e una strepitosa autobiografia che vale una collana di romanzi, La mia vita, dove ha ricordato solo quello che voleva ricordare, non la scomparsa di dieci giorni per vendicarsi del tradimento e della richiesta di divorzio da parte del primo marito.
Agatha Christie è l’autrice di lingua inglese più tradotta e letta al mondo, ma si è sempre considerata una dilettante. Di professione si considerava viaggiatrice e fotografa. Ha scritto un po’ per denaro, un po’ per malinconia, molto per piacere. Costruiva i suoi romanzi come partite a scacchi fra personaggi e lettori, trama e verità. L’intrigo è stato il suo piacere, la leggerezza il suo talento, la perfidia delle buone maniere la sua ossessione, l’ordine il suo talismano. Prevedeva tutto. Negli anni Quaranta aveva già scritto l’avventura con cui Miss Marple sarebbe uscita di scena. Verrà pubblicata nove mesi dopo la sua morte. Si intitola Addio Miss Marple.
