Nella suggestiva cornice dell’Archivio di Stato di Salerno, davanti a un pubblico attento e appassionato di arte e storia, lo scrittore poliedrico Gerardo Russo è tornato a presentare L’ottavo angelo, un’opera intensa e affascinante, sospesa tra mistero, memoria e suggestioni seicentesche.
A introdurre il pubblico nei passaggi più significativi del libro è stato il direttore dell’Archivio di Stato, Salvatore Amato, che ne ha restituito con sensibilità la ricchezza narrativa, soffermandosi sugli snodi principali di una vicenda costruita con equilibrio tra documentazione storica e invenzione letteraria.

A moderare l’incontro la giornalista Luciana Mauro, presidente dell’associazione culturale Scriptorium e ideatrice della rassegna L’ora del tè, appuntamento pensato per valorizzare il dialogo con gli autori all’interno di un contesto elegante e raccolto, particolarmente adatto alla conversazione letteraria.
Il cuore de L’ottavo angelo prende forma attorno a un dipinto dedicato ai Sette Arcangeli e all’incarico affidato dal viceré al cavaliere Nicolò Brina, figura colta, raffinata ed enigmatica. Quello che inizialmente appare come un compito circoscritto si trasforma progressivamente in un’indagine ben più profonda, capace di sollevare il velo di mistero che avvolge l’opera e di condurre il protagonista lungo un percorso imprevedibile.

Intrighi, rivelazioni e colpi di scena si inseriscono nello scenario ricco e complesso della Napoli del Seicento, restituita attraverso atmosfere, personaggi e ambienti descritti con particolare cura. Accanto alla grande città emerge anche Solofra, luogo intimamente legato all’autore e presenza viva nella sua narrazione, capace ancora una volta di evocare memorie, identità e suggestioni mai del tutto sopite.
A rendere ancora più coinvolgente la presentazione è stato anche il supporto di immagini e contributi video dedicati al racconto, proposti nella sobria eleganza del Salone Bilotti, spazio che accoglie gli appuntamenti culturali dell’Archivio.
L’incontro si è concluso con lunghi applausi per Gerardo Russo e per una storia originale, destinata a continuare ad affascinare i lettori. Una vicenda dalla forte capacità evocativa e dalla struttura quasi scenica, tanto da suggerire anche una possibile trasposizione teatrale, affidata magari alla sensibilità di un drammaturgo capace di coglierne atmosfere, tensioni e profondità.
Per L’ottavo angelo, dunque, il viaggio sembra tutt’altro che concluso. Ad maiora.
