Il modo in cui ci vestiamo non racconta soltanto il nostro gusto. Può rivelare carattere, aspirazioni, insicurezze, appartenenze e persino il modo in cui desideriamo essere percepiti dagli altri. È partito da questa riflessione, sospesa tra moda, comunicazione e ricerca dell’identità personale, l’esordio letterario di Loris Danesi, accolto con grande partecipazione dal pubblico del Campania Libri Festival nella prestigiosa cornice di Palazzo Reale a Napoli.
La presentazione in anteprima di Svestiti di etichetta, vestiti di personalità, opera prima dello stilista e costumista pubblicata da De Nigris Editori, si è trasformata in un incontro vivace e coinvolgente, capace di andare oltre la tradizionale presentazione editoriale. A dialogare con Danesi è stato il regista e autore televisivo Gino Aveta, che ha accompagnato il pubblico alla scoperta dei temi, delle suggestioni e delle esperienze da cui nasce il volume.
Al centro della conversazione, una concezione della moda lontana dall’idea di semplice ornamento o consumo. Per Danesi, infatti, l’abbigliamento rappresenta una delle più immediate forme di comunicazione non verbale: prima ancora delle parole, sono colori, forme, tessuti, proporzioni e dettagli a contribuire alla costruzione dell’immagine che offriamo al mondo.
Una visione maturata attraverso un lungo percorso professionale che ha visto Danesi impegnato per vent’anni nella direzione del Loris Galà della Moda di Alba Adriatica e, più recentemente, nel progetto cinematografico L’abito e l’anima, docufilm approdato su Prime Video. Esperienze diverse, ma legate da un unico filo conduttore: indagare il rapporto profondo tra ciò che indossiamo e ciò che siamo.
Proprio questo tema ha rappresentato uno dei passaggi più apprezzati dell’incontro napoletano. Danesi ha invitato la platea a superare una concezione dello stile fondata esclusivamente su regole prestabilite, marchi, prezzi o tendenze stagionali. L’eleganza, nella prospettiva proposta dall’autore, nasce piuttosto dalla capacità di conoscersi e di costruire una relazione coerente tra interiorità e immagine esteriore.
Il titolo stesso del libro racchiude questa dichiarazione d’intenti: “svestirsi di etichetta” significa liberarsi dai modelli imposti e dalle definizioni precostituite per lasciare spazio alla personalità. Non un rifiuto della moda, dunque, ma un invito a utilizzarla in maniera consapevole, trasformandola da codice da seguire passivamente a strumento attraverso il quale esprimere la propria unicità.
Da qui prende forma un saggio divulgativo pensato per accompagnare il lettore nella quotidianità. Danesi affronta il linguaggio dei colori, delle forme e dei tessuti offrendo indicazioni applicabili a situazioni differenti: dall’ambiente professionale agli appuntamenti formali, dalle occasioni pubbliche al tempo libero. L’intenzione non è quella di costruire un manuale prescrittivo fatto di divieti e formule immutabili, quanto piuttosto di fornire strumenti utili per sviluppare maggiore consapevolezza nelle proprie scelte.

Perché scegliere un abito significa, inevitabilmente, scegliere anche qualcosa da raccontare di sé.
Ed è proprio questa dimensione narrativa a rendere il volume interessante anche oltre i confini della moda. L’immagine personale viene infatti osservata come terreno d’incontro tra estetica, psicologia e società, in un momento storico in cui l’esposizione pubblica – anche attraverso social network e piattaforme digitali – rende sempre più sottile il confine tra identità reale e identità rappresentata.
Il libro si arricchisce inoltre della prefazione firmata dai giornalisti Tommaso Martinelli e Luigi Miliucci e del contributo dell’attrice Emanuela Tittocchia, autrice della biografia dedicata a Danesi. A completare il progetto editoriale è la sezione “Dialoghi di stile”, nella quale diversi protagonisti del mondo dello spettacolo raccontano il proprio rapporto con l’abbigliamento, l’immagine pubblica e la rappresentazione di sé.
Ne emerge così un mosaico di esperienze differenti che conferma uno degli assunti centrali dell’opera: non esiste uno stile autentico senza una personalità capace di sostenerlo.
La calorosa accoglienza ricevuta a Palazzo Reale segna quindi un passaggio significativo nel percorso creativo di Loris Danesi. Dopo aver raccontato per anni la moda attraverso passerelle, costumi e immagini, lo stilista affida ora alla parola scritta una riflessione più intima e articolata sul significato dell’abito.
Un debutto editoriale che invita il lettore a guardare il proprio guardaroba con occhi diversi: non come un semplice insieme di vestiti, ma come un vocabolario personale fatto di segni, scelte e sfumature attraverso cui raccontare, ogni giorno, qualcosa di sé.
Svestiti di etichetta, vestiti di personalità sarà disponibile nelle librerie fisiche e negli store digitali.
