Esiste una domanda che raramente ci si pone e che, forse più di ogni altra, racconta il rapporto con sé stessi: quanto valgo ai miei occhi?
Non quanto si vale per gli altri. Non quanto riconoscimento arriva dal lavoro, dalla famiglia o dagli amici. Ma quale sia il valore che ciascuno attribuisce a sé stesso.
Lo psicoterapeuta Nathaniel Branden offre una definizione tanto semplice quanto profonda: l’autostima è la reputazione che acquistiamo con noi stessi.
Quando si parla di reputazione, il pensiero corre subito all’immagine che gli altri hanno di noi. Si desidera essere considerati affidabili, competenti, onesti, preparati. Eppure esiste una reputazione ancora più importante: quella che ognuno costruisce dentro di sé.
Che idea si ha della propria persona? Ci si considera qualcuno di cui fidarsi? Si è fieri delle proprie scelte? Si pensa di meritare rispetto, amore e opportunità? Oppure ci si giudica continuamente, si sminuiscono i propri risultati e si vive cercando conferme dall’esterno?
Ecco cos’è, in sostanza, l’autostima.
L’autostima è il valore che una persona riconosce a sé stessa. È la convinzione di essere degna di rispetto non perché perfetta, ma perché consapevole della propria dignità. Non significa sentirsi superiori agli altri né credersi infallibili. Significa riconoscere i propri limiti senza dimenticare le proprie qualità.
Una persona con una buona autostima sa dire: “Ho sbagliato”, senza arrivare a concludere: “Non valgo niente.”
L’autostima non nasce all’improvviso e non dipende dal successo, dalla bellezza, dal denaro o dai complimenti ricevuti. Si costruisce lentamente attraverso le esperienze quotidiane.
Cresce ogni volta che si mantiene una promessa fatta a sé stessi, che si affronta una paura invece di evitarla, che si conclude un progetto, che si difende un proprio valore o che si trova il coraggio di dire un “no” quando è necessario.
Ogni comportamento coerente rafforza la reputazione interiore. Ogni scelta in cui ci si tradisce, invece, la indebolisce.
Per questo motivo l’autostima può essere allenata.
Leggere testi autorevoli sulla crescita personale aiuta a comprendere meglio i propri meccanismi interiori. Confrontarsi con persone che incoraggiano invece di giudicare permette di sviluppare una visione più equilibrata di sé. Anche il cinema e la letteratura possono offrire esempi di resilienza e trasformazione. E uno strumento semplice ma efficace resta il diario personale, nel quale annotare non soltanto gli errori, ma anche i piccoli successi, gli obiettivi raggiunti e le difficoltà superate.
Esiste infine un esercizio che richiede pochi minuti e che può diventare una sana abitudine. Ogni sera è possibile chiedersi:
“Se dovessi descrivere me stesso come una persona, quale reputazione le attribuirei?”
Affidabile? Coraggiosa? Coerente? Generosa? Oppure insicura, rinunciataria, severa con sé stessa?
La risposta non serve per giudicarsi, ma per capire da quale punto partire.
Perché l’autostima non consiste nel convincersi di essere straordinari. Consiste nel diventare, giorno dopo giorno, una persona di cui essere sinceramente fieri.
Spunto di riflessione
La domanda più importante non è: “Quanto valgo per gli altri?”
La domanda che può cambiare una vita è un’altra:
“Quanto valgo ai miei occhi e che cosa posso fare, da oggi, per essere sempre più fiero della persona che sto diventando?”
